ETF Smart Beta, chi si è difeso meglio nel 2022 | Investire.biz

ETF Smart Beta, chi si è difeso meglio nel 2022

24 nov 2022 - 14:30

Gli ETF che investono per fattori di rischio confermano la loro valenza tattica, meno quella strategica. Vediamo chi ha fatto meglio e peggio nel 2022

Sempre molto interessante analizzare come si muovono gli ETF smart beta in contesti di mercato particolarmente ballerini come quelli visti nel 2022. Ho così compiuto il mio tradizionale esercizio confrontando le performance da inizio anno degli ETF fattoriale di iShares. La casa americana offre da anni cinque ETF che investono su fattori di rischio come volatilità, dimensioni, valore, momentum e qualità. Ai più noti con i nomi di Min Volatility, Size, Value, Momentum e Quality questi strumenti per l’ennesima volta hanno dimostrato che non vanno bene per tutte le stagioni. Tra poco capiremo perché anche mettendoli a confronto con l’ETF che li raggruppa in un unico contenitore e che si chiama Multifactor.

Le borse mondiali hanno lasciato finora sul campo in questo 2021 poco meno del 10%. Nessuno degli ETF smart beta ha saputo contenere così tanto le perdite per potersi fregiare di una performance positiva da inizio anno.

Ci sono però stati ETF che si sono comportati particolarmente bene, altri meno. Cominciamo dai migliori. Confermata la teoria che vuole gli ETF a bassa volatilità come ideali per le fasi di mercato negative. Il Min Volatility ha saputo infatti contenere il calo dell’anno a poco più del 2%, poco meno di un altro top ETF fattoriale nel 2022 come il Value. I motivi sono diversi. Dalla rotazione di stile da growth a value, fino all’esposizione settoriale ai settori difensivi tipicamente meno volatili. La stessa volatilità degli strumenti conferma la loro capacità di protezione nei momenti di correzione. La deviazione standard a un anno di questi due ETF è risultata del 15% contro il 20% di un ETF azionario globale.

Dalla parte opposta, ovvero chi ha fatto peggio rispetto ad un indice globale, i fattori size e quality con un paio di punti percentuali in meno di performance mentre assolutamente allineato alla media è risultato il fattore momentum.

 

Cosa sarebbe successo con un ETF multifattoriale?  


Ma se avessimo comprato un ETF multifattoriale che li comprendeva tutti? Avremmo fatto meglio del mercato di circa 3 punti percentuali. Vera protezione nella fase di ribasso, meno performante durante un arco temporale più ampio che abbraccia un bull market. A distanza di 5 anni infatti l’azionario tradizionale ha saputo portare a casa quasi 20 punti percentuali di performance in più rispetto al Multifactor.

Infatti solo il fattore momentum in un lustro ha ottenuto risultati migliori di quasi 10 punti percentuali rispetto al tradizionale Msci World, mentre Value e Size pagano ancora oggi un ritardo di oltre il 30% di performance.

Possiamo concludere quindi che sì, gli smart beta hanno sicuramente la loro ragione di esistere a livello tattico. Strategicamente parlando non si riescono però ad intravedere motivi forti per considerarli dei sostituti di una tradizionale e diversificata esposizione globale.

Ogni opinione espressa in questi commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname collegato alla sua registrazione e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L'utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Investire.biz manlevata e indenne da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.

0 - Commenti