ETF: il dominio USA negli indici internazionali | Investire.biz

ETF: il dominio USA negli indici internazionali

Il peso delle azioni americane all'interno degli indici internazionali è sempre più elevato. Una tendenza che potrebbe cambiare: ecco i motivi

La diversificazione degli investimenti a livello globale è una regola che andrebbe sempre rispettata, ma ovviamente si tende a deviare la traiettoria per cercare di cavalcare l’onda giusta con lo scopo di ottenere una overperformance.

Esercizio molto complicato e che richiede abilità e fortuna non indifferenti. Il concetto di diversificare a livello globale soprattutto l’investimento azionario fatica a farsi largo in un mondo nel quale Wall Street ha letteralmente dominato la scena in termini relativi. Solo nel 2021 l'overperformance è stata del 10%.

 

Azioni: è la fine della dominance statunitense?

Dal 2008 l’indice S&P 500 ha raccolto oltre il 300% di performance contro il 50% di un indice ex USA come l’EAFE. UBS qualche settimana fa ha pubblicato una nota che giustificherebbe lo spostamento dell’asse azionario verso il resto del mondo. I motivi sono cinque:

 

  • Valutazioni: le Borse americane prezzano ai livelli più cari degli ultimi 15 anni, il 50% in più di quelle europee;
  • Margini di redditività: i margini di redditività delle imprese USA nel 2021 sono saliti del 15%, il massimo storico. Tassazione e costo del denaro in aumento potrebbero ridurre questo generoso tasso di crescita;
  • Crescita economica: oggi le azioni americane pesano per il 61% di un indice globale, mentre il PIL rappresenta solo il 16% della crescita mondiale. Uno sbilanciamento evidente pur con l’attenuante che l’azionario USA è multinazionale;
  • Fattore valutario: il dollaro è considerato sopravalutato tra il 10 e il 20% rispetto ai principali partners. È possibile che il prossimo futuro riservi una debolezza del biglietto verde per riequilibrare i tassi di competitività;
  • Tassi di interesse: una politica monetaria più decisa negli Stati Uniti potrebbe zavorrare la crescita spingendo i capitali fuori dai confini nazionali alla ricerca di migliori opportunità.

 

Tutti fattori che a questo punto sembrerebbero puntare verso una maggiore diversificazione geografica dei portafogli. Tendenze come quella in atto possono durare per anni e all’improvviso interrompersi. Per questo trovare un indice che possa sintetizzare tutti i mercati in maniera equilibrata è fondamentale.

 

ETF: come ridurre la dipendenza dagli USA

Il problema è quello che essendo gli ETF più celebri strutturati sulla capitalizzazione di mercato, gli USA stanno assorbendo una quota rilevante del portafoglio. Ad esempio l’ETF iShares Core World ha un peso di Stati Uniti del 65%. Vanguard Developed World scende di appena 1 punto percentuale nella dipendenza dagli States.

Se allarghiamo il tiro a indici All Country non cambia molto. Pur inserendo l’azionario emergente lo SPDR ACWI vanta un peso di USA del 63%. Va un po' meglio con Vanguard All dove gli Stati Uniti pesano per il 58%.

In questi casi la soluzione può essere quella di diversificare aggiungendo tasselli geografici in autonomia per raffreddare il peso di Stati Uniti. Oppure, se gli importi lo consentono, di utilizzare i singoli mattoncini arrivando ai pesi desiderati. Le scelte sul mercato non mancano.

 

 

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