Cosa determina il tracking error di un ETF

  • Il Tracking Error di un ETF è la misura giusta per capire quanto il gestore è bravo nel replicare l'indice sottostante
  • Diversi sono i fattori che remano contro rendendo instabile il Tracking Error
  • Rimane comunque fuori discussione la convenienza di investire su un ETF rispetto ad un fondo a gestione attiva

Parliamo spesso di ETF all'interno di questo spazio. Non solo degli ETF che ogni investitore può acquistare sul mercato, ma anche delle caratteristiche tecniche del prodotto finanziario ETF.

In articoli come questo abbiamo visto quanto non sia così semplice replicare un indice. Altrettanto vero che le voci di costo non sempre sono completamente monitorabili ma soprattutto non sono statiche. Non parlo tanto di quelle dichiarate come le commissioni di gestione, quanto quelle indirette che dipendono da condizioni di mercato e che rendono a loro volta instabile il cosiddetto tracking error, ovvero la misura principe che ci permette di capire quanto l'ETF è bravo a replicare l'indice sottostante.

Sappiamo quindi che osservare sole le voci di costo dichiarate in un KIID di qualsiasi ETF è fuorviante nella definizione del costo complessivo dello strumento.

In gioco entrano altri fattori come l'abilità del gestore nel replicare l'indice, ma anche le condizioni di volatilità del mercato nel momento in cui il gestore stesso deve acquistare le azioni e/o le obbligazioni con relativa maggiore o minore penalizzazione in termini di spread bid ask.

Nel tentativo di limitare queste oscillazioni diversi ETF utilizzano il sistema di replica fisica a campione. In pratica per gli indici molto numerosi in termini di componenti il gestore tende ad acquistare solo un campione più rappresentativo di essi omettendo le partecipazioni più sottili fonte di costi di negoziazione e spread denaro lettera maggiori e tutti a carico dell'ETF.

Esistono però altre attività non dipendenti dall'ETF che solo i tecnici conoscono ma che vanno ad incidere sul peggioramento del tracking error di un ETF.

Ad esempio la revisione dell'indice sottostante tipo MSCI piuttosto che Bloomberg Barclays. Azioni che escono da un paniere a favore di altre richiedono operazioni aggiuntive di arbitraggio con relativi costi.

Altra causa di peggioramento nel TE la variazione nella fiscalità di alcuni titoli che compongono l'ETF. In Brasile per diversi anni fu imposta una tassazione sugli investimenti esteri in asset brasiliani e queste tasse ovviamente non potevano essere recuperate dal gestore. Questo è un elemento imprevedibile che all'improvviso può colpire l'ETF.

I valori artificiali di alcuni asset sottostanti rappresentano un'altra fonte di problematiche di gestione. In certe condizioni di mercato l'illiquidità di alcuni strumenti rende necessario determinare un fair value del NAV di un ETF, valore non sempre coincidente con la metodologia di valutazione di un titolo presente all'interno dell'ETF. Questo determina dei tracking error più ampi nel momento in cui quei titoli diventano più liquidi sul mercato liberando il loro effettivo prezzo di valutazione.

Tutti questi fattori rappresentano ovviamente degli elementi che troviamo anche all'interno dei fondi comuni di investimento i quali però, prezzando solamente a NAV, offrono meno il fianco alle distorsioni day by day che esistono con gli ETF.

Abbiamo visto solo alcuni degli elementi che possono influenzare le oscillazioni di valore di un ETF attorno all'indice di riferimento. L'ingegneria finanziaria sta lavorando a pieno regime per ridurre al minimo questi impatti che comunque non sono eliminabili del tutto. Rimane però una certezza la convenienza economica di investire in ETF rispetto a qualsiasi fondo di investimento a gestione attiva.

 

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