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Italia: ecco il piano Draghi punto per punto

Fisco, lavoro, PA e giustizia civile. Alcuni dei temi chiave sui quali l’ex Governatore della BCE intende concentrarsi per risollevare le sorti dell’Italia

Il presidente incaricato Mario Draghi ieri ha iniziato il secondo giro di consultazioni, e dopo aver ascoltato ha cominciato a delineare quelli che saranno i punti chiave del piano di rilancio dell’Italia.

Draghi ha offerto un elenco di punti programmatici che danno un’idea piuttosto precisa dell’impostazione che vuole dare al suo governo. Un esecutivo “convintamente europeista” e “ben saldo nell’alleanza atlantica”. Questo per dare subito al prossimo inquilino della Farnesina la direzione di marcia in politica estera.

Non ci saranno più strizzate d’occhio alla Cina, che il Presidente dimissionario Giuseppe Conte aveva previsto anche nel suo ultimo discorso sulla fiducia, e poi un approccio preciso su cinque emergenze indicate dal presidente incaricato: ambientale, sanitaria con la campagna vaccini da accelerare, quella del lavoro con la "tutela" di chi resta senza, delle imprese e la scuola.

Per cambiare il voto del Belpaese, Draghi vuole inoltre focalizzare le sue forze sulle tre maxi riforme che riguardanti la Pubblica amministrazione, la giustizia civile e il fisco. Riforme che, pure se connesse con il Recovery Plan, hanno dato la sensazione alle diverse forze politiche di un orizzonte temporale non a breve termine.

Draghi salirà al Colle tra giovedì pomeriggio e venerdì mattina. Ha deciso infatti di attendere il risultato della votazione su Rousseau, dal momento che il Movimento 5 Stelle, contrario al governo dell’ex numero uno di Francoforte, ha chiesto e ottenuto il voto on line.

 

Piano Draghi: i punti del “whatever it takes” italiano

Il piano di rinascita targato Draghi conta diversi importanti punti programmatici. "Una forte cornice europeista e un saldo posizionamento atlantista”, una difesa comune, una politica estera comune, bilancio e fiscalità comune dopo che la pandemia ci ha costretti per la per la prima volta debito comune.

Nell’agenda di Draghi nessun cenno al Reddito di cittadinanza e a Quota 100, alla patrimoniale o alla flat tax, all’immigrazione o alla prescrizione. Oltre alla emergenza pandemica, già prima del Covid, c'era quella ambientale e questa criticità “sarà di riflesso in tutti i punti del programma”, ha spiegato Draghi. In agenda anche la transizione ecologica di fabbriche e mezzi di trasporto, pubblici e privati.

 

Emergenza vaccinale

Il terzo punto riguarda l’emergenza vaccinale, che è stata definita da Draghi “l'emergenza più imminente” per riprendere lavori e consumi. Il Presidente incaricato ha fatto riferimento, sotto il profilo della logistica, al cosiddetto “modello inglese”, vaccinazione a tappeto in ogni parte del territorio 24 ore su 24.

Sui vaccini si attendono poi anche risposte sul potenziamento delle produzioni, sia per averne di più a breve che per garantirsi l’autosufficienza per i mesi e gli anni a venire. E sul tema vaccini c’è infine da capire il destino del commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri che fino ad oggi ha gestito in prima persona la partita.

C’è anche chi pensa che potrà essere istituito un Ministero ad hoc per l’emergenza Covid-19. Potrebbe essere anche ridiscusso il sistema delle fasce a colori che ha certamente garantito il controllo dell’epidemia, ma ha anche creato numerose polemiche tra Stato e Regioni.

 

Lavoro e sostegno alle imprese

Un altro punto è l'emergenza economica che “riguarda soprattutto il lavoro”. Draghi ha parlato di “ripresa che però sarà molto lenta” e ha messo in conto che ci potranno essere persone che restano senza lavoro. Da qui la necessità di “tutelare i lavoratori”, che non vuol dire solo ammortizzatori sociali ma anche formazione per nuovi e diversi impieghi.

Ha spiegato Manfred Schullian delle Minoranze linguistiche: “Draghi ha parlato tanto di ambiente, lavoro e imprese e ha detto che bisogna evitare di erogare contributi a fondo perduto, ma bisogna finanziare le imprese per consentire a loro di poter riprendere l'attività una volta superata la crisi”.

Un altro tema caldo da affrontare è la scadenza del blocco dei licenziamenti fissata al 31 marzo. Per affrontare questa situazione si ipotizza nell’immediato la differenziazione per settori delle forme di protezione e poi una riforma degli ammortizzatori sociali per garantire una copertura universale e formazione adeguata.

 

Scuola e ricerca, il futuro è in mano ai giovani

Altro punto su cui l’ex Governatore della BCE ha insistito è quello della scuola. I giovani e il loro futuro sono al centro di tutti i suoi interventi nell’era pandemica. Il premier vorrebbe riorganizzazare il calendario scolastico perché “i ragazzi hanno perso troppi giorni”.

Di qui l'ipotesi di allungare l’anno fino alla fine di giugno. Un’altra leva è il potenziamento del corpo docenti con l'obiettivo di arrivare preparati alla ripresa di settembre, prevedendo anche assunzioni perché non si ripeta il problema delle cattedre vacanti e studenti che riprendono la scuola senza avere ancora i professori assegnati.

La scuola, dunque, sarà al centro del programma di governo presieduto da Mario Draghi. Più volte l’ex governatore della BCE aveva parlato di giovani e istruzione: “I giovani – aveva detto in un discorso del settembre 2017 al Trinity College di Dublino – non vogliono vivere di sussidi. Vogliono lavorare e accrescere le opportunità della loro vita”. Serviranno risorse per ridurre l’abbandono scolastico, per aumentare il numero dei laureati, soprattutto di quelli che scelgono materie scientifiche. Non solo: molto si dovrà investire anche in ricerca, e bisognerà rafforzare le connessioni tra le Università e il mondo delle imprese.

 

Apertura cantieri, PA, fisco e giustizia civile

Altro tema caldo riguarda le infrastrutture e l'apertura immediata dei cantieri per le gradi opere. Questo significa posti di lavoro e indotto. Infine le tre grandi riforme: pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco.

Sono i pilastri del Recovery Plan, le riforme che chiede Bruxelles per avere accesso ai fondi europei. Il capitolo fiscale punta ad un alleggerimento dell’imposizione sui redditi medi e medio-bassi. Nel concreto, per quanto riguarda l’IRPEF il modello da adottare dovrebbe essere quello tedesco, caratterizzato da aliquote continue e da una crescita più graduale del prelievo.

Ma ci sono anche altre correzioni da fare, in direzione di una maggiore progressività effettiva: ad esempio il parziale ritorno dei redditi da capitale nella base imponibile dell’imposta sul reddito, il riordino delle tax expenditures ed anche dei sussidi ambientali, la razionalizzazione delle imposte indirette e l’ulteriore spinta sul fisco telematico.

La riforma complessiva dovrà essere finanziata, oltre che con le risorse già rese disponibili nella legge di Bilancio, con il proseguimento della lotta all’evasione. La web tax andrà implementata in linea con il quadro europeo. La riforma della pubblica amministrazione punta a sfruttare l’occasione offerta dallo sblocco del turnover e dalla prevista assunzione di 500mila persone per svecchiare gli uffici e procedere con la digitalizzazione.

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