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Italia: un anno di Covid. Chi ha vinto e chi ha perso in Borsa

Ripercorriamo insieme le varie fasi della pandemia di coronavirus dalla sua genesi a Wuhan fino ad oggi, con uno sguardo a quelli che sono stati gli impatti sulle Borse

Esattamente un anno fa il coronavirus è arrivato in Italia. Tutto è partito con una polmonite anomala in una città della Cina centrale. Una notizia in arrivo da un paese molto abitato, ma non così conosciuto. La preoccupazione via via cresce di intensità ogni giorno: nuovi contagi in tutta la Cina e si ha notizia dei primi morti con ospedali che ben presto arrivano al collasso.

Inizialmente sembrava un fenomeno isolato, che interessava solo una popolazione dall’altra parte del mondo, ma un giorno di fine febbraio è l’Italia ad accorgersi che il nuovo coronavirus è molto più letale di una banale influenza. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali dell’accaduto e scopriamo quale è stato l’impatto sui mercati finanziari con particolare attenzione ai principali indici azionari globali e ai titoli quotati a Piazza Affari.

 

Covid-19: la cronostoria della pandemia di Coronavirus

A un anno di distanza da quel 21 febbraio 2020 che ha cambiato la vita di tutti gli italiani, ripercorriamo insieme la genesi della pandemia da Coronavirus, dalla sua scoperta in Cina a fine 2019 ai giorni nostri. Ecco tutte le tappe più importanti di questo evento che ha letteralemente sconvolto in mondo.

 

  • Inizio dicembre 2019: i retroscena

Secondo uno studio retrospettivo pubblicato sulla rivista scientifica inglese di ambito medico The Lancet il 24 gennaio 2020, il primo caso di COVID-19 confermato in laboratorio a Wuhan, in Cina, era un uomo i cui sintomi erano iniziati il 1° dicembre 2019. Non è stato possibile provare alcun collegamento epidemiologico con altri casi iniziali. Nessuno della sua famiglia si è ammalato. Il 12 dicembre 2019 a Wuhan, le autorità sanitarie iniziano a investigare un cluster di pazienti con polmonite virale. Alla fine, scoprono che la maggior parte dei pazienti ha in comune le visite al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Wuhan. Il mercato è noto per essere un centro di vendita di pollame, pipistrelli, serpenti e altri animali selvatici. Nel mondo non si sa ancora nulla o meglio, la popolazione è totalmente all’oscuro di quello che starà per succedere.

 

  • 31 dicembre 2019: polmoniti anomale a Wuhan

Le autorità cinesi riferiscono all’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, l’emergenza di diversi casi di una misteriosa polmonite. L’epicentro è a Wuhan, una città cinese di 11 milioni di abitanti nell’Hubei. In pochi giorni si conteranno 41 casi di questa polmonite anomala. Il resto del mondo rimane ad osservare e il rischio viene sottovalutato. Dalle prime indagini era emerso che i contagiati erano frequentatori assidui del mercato Huanan Seafood Wholesale Market a Wuhan, che è stato chiuso dal 1° gennaio 2020, di qui l’ipotesi che il contagio possa essere stato causato da qualche prodotto di origine animale venduto nel mercato. La polizia di Wuhan annuncia che sta indagando otto persone per aver diffuso indiscrezioni su di un nuovo focolaio di malattie infettive. La Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan riferisce di 27 pazienti con polmonite virale e una anamnesi di esposizione al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Wuhan.

 

  • Fra il 9 e il 12 gennaio 2020: l’annuncio del coronavirus

Il 9 gennaio 2020 le autorità cinesi avevano dichiarato ai media locali che il patogeno responsabile è un nuovo ceppo di coronavirus, della stessa famiglia dei coronavirus responsabili della SARS e della MERS ma anche della banale influenza stagionale. L’OMS divulgava la notizia il 10 gennaio, fornendo tutte le istruzioni del caso, come evitare il contatto con persone con sintomi, e dichiarando che non era raccomandata alcuna restrizione ai viaggi per e dalla Cina. In quel periodo tutti i casi erano concentrati a Wuhan e non si conosceva la contagiosità di questo virus. Intanto il 7 gennaio il virus veniva isolato e pochi giorni dopo, il 12 gennaio, veniva sequenziato e la Cina condivideva la sequenza genetica. Questo è stato il primo passo importante, in termini di ricerca, anche per poter sviluppare e diffondere i test diagnostici che serviranno a molti altri Paesi. In questa prima fase la Cina stava già svolgendo un monitoraggio intensivo.

 

  • 21 gennaio 2020: il virus si trasmette fra esseri umani

Il 21 gennaio le autorità sanitarie locali e l’OMS annunciavano che il coronavirus, passato probabilmente dall’animale all’essere umano, si trasmette anche da uomo a uomo. Ma ancora gli esperti non sapevano quanto facilmente questo possa avvenire, e tuttora l’argomento è discusso. Il Ministero della Salute ha iniziato a raccomandare di non andare in Cina salvo stretta necessità. Nel frattempo Wuhan diventava una città isolata e i festeggiamenti per il capodanno cinese venivano annullati lì e in altre città cinesi, come Pechino e Macao.

 

  • 29 gennaio 2020: il virus è in Italia, turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani

In Italia, il 29 gennaio 2020 c’erano due turisti cinesi di Wuhan contagiati, ricoverati allo Spallanzani di Roma, uno degli ospedali che saranno protagonisti dell’emergenza sanitaria italiana. C’era poi un ricercatore italiano positivo al virus e proveniente dalla Cina e un adolescente, rimasto bloccato a lungo a Wuhan a causa di sintomi simil-influenzali, non positivo al coronavirus ma ugualmente tenuto sotto osservazione e ricoverato presso l’ospedale romano. Tutte queste persone sono guarite e sono state dimesse nel mese di febbraio, per ultima la paziente cinese della coppia malata il 26 febbraio. Nel frattempo i contagi fuori dalla Cina sono ancora molto circoscritti e limitati, con focolai per ogni Paese.

 

  • 30 gennaio 2020: l’OMS dichiara lo stato di emergenza globale

Alla fine di gennaio il rischio che l’epidemia si diffondesse passava da "moderato" ad "alto". Nella serata del 30 gennaio l’OMS dichiarava l’“emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” e l’Italia bloccava i voli da e per la Cina, unica in Europa. Ma la situazione in Cina stava già migliorando: pochi giorni dopo, alla data dell’8 febbraio, l’OMS scriveva che i contagi in Cina si stavano stabilizzando ovvero che il numero di nuovi casi giornalieri sembrava andare progressivamente calando.

 

  • 11 febbraio 2020: nasce il termine “Covid-19”

L’11 febbraio è arrivato il nome della nuova malattia causata dal coronavirus: l’OMS sceglie il termine “Covid-19”, dove “Co” e “vi” indicano la famiglia dei coronavirus, “d” per indicare la malattia (disease in inglese) e infine 19 per sottolineare che sia stata scoperta nel 2019. Questo per quanto riguarda la malattia, mentre il virus cambia nome e non si chiama più 2019-nCoV, ma Sars-CoV-2 perché il patogeno è parente del coronavirus responsabile della SARS. All’epidemia di Covid-19 si affianca quella dell’informazione: su siti web e social media appaiono sempre più frequentemente fake news, tanto che ai primi di febbraio proprio l’OMS parla per la prima volta di infodemia, termine nuovo con cui si indica il sovraccarico di aggiornamenti e news non sempre attendibili.

 

  • 21 febbraio 2020: la “zona rossa” in Italia

Venerdì 21 febbraio 2020 è una data centrale per la vicenda italiana legata al nuovo coronavirus. In questa data sono emersi diversi casi di coronavirus nel lodigiano, in Lombardia: si tratta di persone non provenienti dalla Cina, un nuovo focolaio di cui non si conosce ancora l’estensione. Alcuni dei paesi colpiti sono stati di fatto chiusi: Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo per citarne quelli più noti. Escludendo la Cina, il numero di contagiati è molto alto in Italia, Iran e Corea del Sud, anche se per l’OMS quella di Covid-19 non è ancora una pandemia. Fra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo 2020, dopo l’Italia, anche in altri Stati vengono rilevati un numero crescente di casi.

 

  • Dal 4 al 9 marzo 2020: i primi provvedimenti in Italia e il DPCM

In Italia la situazione peggiora, il contagio si è diffuso soprattutto nel nord, ma inizia anche in altre regioni. Mercoledì 4 marzo 2020 è la prima data importante per il Belpaese, quel giorno il governo ha dato il via libera alla chiusura di scuole e università in tutta Italia fino al 15 marzo.

Al 4 marzo, stando ai dati della Protezione civile i positivi erano circa 2.700 e già c’è qualche caso in tutte le regioni. Domenica 8 marzo 2020 arriva il decreto che prevede l’isolamento della Lombardia, in assoluto la più colpita, e di altre 14 province, che diventano “zona rossa”.

Solo 5 giorni dopo la data più importante per l’Italia e che difficilmente scorderemo: lunedì 9 marzo, intorno alle 22, il premier Giuseppe Conte annuncia in televisione di aver esteso a tutto il paese le misure già prese per la Lombardia e per le altre 14 province, tanto che tutta l’Italia diventerà “zona protetta”.

Le nuove norme sono contenute nel decreto DPCM 9 marzo 2020, entrato poi in vigore il giorno successivo. Da quel giorno si poteva uscire solo per comprovate ragioni di necessità come fare la spesa, per esigenze lavorative, per l’acquisto di farmaci o per altri motivi di salute.

 

  • 11 marzo 2020: è ufficialmente pandemia di Covid-19

Mentre l’Italia è la prima in Europa ad attivarsi per contenere il contagio, anche a livello globale sta succedendo qualcosa. L’11 marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’OMS, ha annunciato nel briefing da Ginevra sull’epidemia di coronavirus che Covid-19 “può essere caratterizzato come una situazione pandemica”. Ma questo non cambia di fatto le cose, almeno non per il Belpaese, già in prima linea per la lotta al Covid-19. Si supera la quota dei mille morti, i malati sono quasi 13mila.

A Bergamo non c'è più posto nei cimiteri e fanno il giro del mondo le immagini dei camion dell'Esercito che trasportano le salme verso altre regioni. Intanto, il Governo vara il 'Cura Italia', decreto con una nuova serie di misure - molte economiche - per l'emergenza. Al 19 marzo, con 3.405 vittime l'Italia supera la Cina nella conta dei morti per il Covid-19. I positivi sono diventati oltre 33mila.  Sono oltre 165 i Paesi nel mondo dove si registrano contagi. Dopo l'emergenza italiana, molti Paesi europei hanno iniziato a introdurre restrizioni sempre più stringenti per i propri cittadini, per cercare di fermare i contagi. E il 17 marzo, alle 12, l'UE ha chiuso le sue frontiere esterne.

 

  • 21 marzo 2020: "la crisi più difficile dal secondo dopoguerra"

Il 21 marzo 2020 Conte torna a rivolgersi all'Italia: "È la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra". Vengono varate nuove misure: chiuse tutte le aziende non strategiche fino al 3 aprile, aperti supermercati, farmacie e altri servizi essenziali. A inizio aprile si è deciso di prorogare queste misure almeno fino al 13 aprile. Il 10 aprile, poi, la nuova proroga fino al 3 maggio. Dal 14 aprile, però, previste alcune riaperture (ma non in tutte le Regioni) tra cui librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini.

 

  • 26 aprile 2020: fase 2, graduali riaperture

Il 26 aprile, un nuovo annuncio del premier Giuseppe Conte: dal 4 maggio 2020 parte la fase 2. Riapre la maggior parte delle attività produttive, ma i negozi dovranno attendere il 18 maggio. Resta il distanziamento sociale e resta anche il divieto di assembramento. Nei luoghi chiusi è obbligatorio indossare la mascherina.

 

  • 13 maggio 2020:  decreto Rilancio, maxi manovra da 55 miliardi di euro

Il 13 maggio il governo presenta il decreto Rilancio, una maxi manovra da 55 miliardi di euro per far ripartire l’economia del Belpaese. Il provvedimento contiene 25,6 miliardi per i lavoratori (tra proroga della cassa integrazione e bonus autonomi), 15-16 miliardi per le imprese, 3,25 miliardi per la sanità, 1,4 miliardi per ricerca e università e i fondi per reddito di emergenza e regolarizzazione dei migranti.

 

  • Dal 16 maggio 2020: verso la "normalità"

Il 16 maggio, in conferenza stampa da Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte annuncia le riaperture in Italia, a partire dal 18 maggio, di molte delle attività chiuse per l'emergenza coronavirus. Il 18 maggio l'Italia prova quindi a ripartire: riaprono bar, ristoranti e negozi. Ricominciano le messe. I mezzi di trasporto e le strade delle città si ripopolano. Il tutto osservando le nuove regole di sicurezza: dal distanziamento sociale all'utilizzo delle mascherine. Il 3 giugno riaprono i confini regionali e gli italiani sono completamente liberi di muoversi nel Paese.

 

  • 14 settembre 2020: riaprono le scuole

Il 14 settembre arriva anche la riapertura ufficiale delle scuole in Italia, con nuove regole per cercare di contenere la diffusione dei contagi. In autunno, in Europa, si assiste a una crescita dei contagi in diversi Paesi, dalla Francia al Regno Unito. Nei vari Stati vengono quindi adottate varie misure per contenere nuovamente la pandemia. In autunno, in Europa, si assiste a una crescita dei contagi in diversi Paesi, dalla Francia al Regno Unito. Nei vari Stati vengono quindi adottate varie misure per contenere nuovamente la pandemia.

 

  • Dal 13 al 18 ottobre 2020: nuove misure restrittive

Dal 13 ottobre 2020 anche in Italia, di fronte alla crescita della curva dei contagi, arrivano nuove misure restrittive. Con un nuovo DPCM c'è l’obbligo della mascherina anche all’aperto. Vietati i party al chiuso e all'aperto, mentre in casa la “forte raccomandazione” è quella di non accogliere più di 6 familiari o amici con cui non si conviva. Le attività di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie sono consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e fino alle 21 in assenza di servizio al tavolo.

Il 18 ottobre 2020 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia un nuovo DPCM, in vigore dal giorno successivo. Arrivano una nuova stretta alla movida e regole per bar e ristoranti. Le scuole rimangono aperte ma con un'ulteriore modulazione della gestione degli orari d'ingresso e di uscita degli alunni. Stop a sagre e fiere locali, le palestre e le piscine hanno una settimana di tempo per allinearsi ai nuovi protocolli di sicurezza.

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre il presidente del Consiglio ha firmato un nuovo DPCM, in vigore da lunedì 26 ottobre fino al 24 novembre, con misure ancora più restrittive su tutta l'Italia. Tra queste ci sono: chiusura alle ore 18 di tutti i ristoranti, bar e gelaterie, stop a palestre, piscine, teatri, cinema, impianti sciistici e sale giochi. Didattica a distanza anche oltre il 75% per le scuole superiori.

 

  • Novembre 2020: l’Italia si colora, ma arrivano i vaccini

La sera del 3 novembre 2020 il premier Giuseppe Conte firma un nuovo DPCM, le cui misure entreranno in vigore il 6 novembre successivo. Viene istituito un regime di chiusure differenziate a seconda della fascia di rischio contagio alla quale appartiene una regione: gialla, arancione o rossa. Su tutto il territorio nazionale vi è il coprifuoco dalle 22 alle 5, ma i provvedimenti sono meno stringenti di quelli visti durante la primavera.

Il 9 novembre arriva finalmente una buona notizia: il vaccino messo a punto dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer e della tedesca BioNTech è efficace al 90%, un dato superiore alle aspettative che arriva dalla conclusione delle sperimentazioni sugli umani. Il 13 novembre con oltre 40mila positivi, è il giorno del picco massimo per l’Italia. La seconda ondata ha investito la Penisola, gli ospedali sono sotto stress e in molte regioni la soglia critica dei posti occupati in terapia intensiva è già stata abbondantemente superata. Dopo Pfizer, anche Moderna annuncia di aver sperimentato con successo un vaccino anti-Covid, con un efficacia che sfiora il 95%.

 

  • Dicembre 2020: nuove restrizioni, in UK primo vaccino anti-Covid

Il 3 dicembre viene emanato un nuovo DPCM, che detta le regole per le feste natalizie. Divieto di spostarsi tra Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. Vietato uscire dal proprio comune il 25, 26 dicembre e il 1 gennaio. In questi tre giorni ristoranti aperti solo a pranzo. Coprifuoco per Capodanno dalle 22 alle 7 del mattino, viene prevista la riapertura impianti sci dal 7 gennaio, i centri commerciali rimangono chiusi nei fine settimana. Quarantena per chi torna dall'estero e per turisti che arrivano in Italia. Dal 7 gennaio didattica in presenza al 75% per gli studenti delle superiori. L’8 dicembre è una data storica viene somministrato il primo vaccino contro il coronavirus (Pfizer BioNTech) ad una cittadina 90enne irlandese, ospite in una casa di riposo, Margaret Keenan. L’Inghilterra è il primo Paese al mondo a dare il via a una campagna di vaccinazione. Il 14 dicembre la Food and Drug Administration americana approva il vaccino anche negli Stati Uniti. Il 18 dicembre il governo italiano emana il decreto Natale per un'ulteriore stretta nel periodo delle festività natalizie. L'Italia si alterna tra zona rossa nei giorni festivi e prefestivi.

 

  • 20 dicembre 2020: varianti Covid del Regno Unito e Sudafrica

Pochi giorni dopo le notizie positive fronte vaccini torna nuovamente il panico in Europa: viene scoperta una nuova variante del Covid-19 sviluppatasi in Gran Bretagna. Molti Paesi decidono di chiudere i voli con il Regno Unito, mentre la comunità scientifica si interroga sull’eventuale resistenza di questa mutazione del virus ai vaccini fino a quel momento testati. Solo 3 giorni più tardi viene scoperta un’ulteriore variante in Sudafrica, identificata nella Nelson Mandela Bay, un’area metropolitana particolarmente colpita dalla seconda ondata di Covid.

 

  • 27 dicembre 2020: in Europa è il Vax Day

Il 27 dicembre, in tutta Europa, è il Vax Day, la giornata in cui vengono somministrate le prime dosi del vaccino anti Covid di Pfizer-BioNTech. In Italia i primi ad essere vaccinati sono stati una dottoressa, un'infermiera e un operatore sociosanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma.

 

  • 15 gennaio 2021: stato di emergenza prorogato fino al 30 aprile

Il 15 gennaio 2021 Conte firma un nuovo DPCM, che sarà l’ultimo da Presidente del Consiglio dei Ministri, in vigore dal 16 gennaio al 5 marzo 2021, che proroga lo stato di emergenza fino al 30 aprile 2021. Fra le altre misure il divieto fino al 15 febbraio degli spostamenti fra regioni e lo stop all'asporto dai bar e dai ristoranti dopo le ore 18. Intanto, solo in Italia, le persone decedute positive al coronavirus arrivano a 94.171 (bollettino del 16 febbraio 2021), soprattutto anziani e con patologie pregresse. Sono oltre 2,7 milioni i casi totali nel Paese, compresi i guariti e i deceduti.

 

  • Le nuove varianti di Covid-19 preoccupano

Il 19 gennaio viene scoperta una nuova variante di Covid-19 in Brasile, caratterizzata dalla mutazione E484K. La nuova forma desta la preoccupazione degli scienziati e ha indotto il ministro della Salute Speranza a firmare un’ordinanza con cui ferma i voli dal Brasile e l’Italia non è l’unica ad averli bloccati. Questa variante si unisce a quella Sudafricana e alla variante inglese.

 

  • 16 Febbraio 2021: scoperta un’ulteriore variante inglese di Covid

Non bastava una variante inglese, ora ne esiste un’altra: ci sono due varianti di Coronavirus che preoccupano scienziati e medici in Regno Unito. Per ora non è stato lanciato un allarme nazionale, dal momento che tutto il Paese è in lockdown totale già dal 3 gennaio e potrebbe esserlo con tutta probabilità fino a Pasqua. A differenza di altri Paesi europei come l’Italia, il governo Boris Johnson ha deciso di richiudere tutto il Paese per mesi: più il virus si diffonde, più si verificano mutazioni.

Per il Regno Unito il controllo di una eventuale diffusione in questo momento risulta meno complicato. Tuttavia, destano preoccupazione soprattutto in ottica vaccini e su quanto questi possano essere efficaci come sulle varianti già esistenti.

 

 

Covid-19: impatto pandemia sull’economia globale

La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto notevole sull’economia globale. Allo scoppio dell’emergenza sanitaria l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha stimato come profondamente impattanti le conseguenze del coronavirus, ritenendole potenzialmente in grado di causare un ridimensionamento della crescita globale per il 2020.

La Banca mondiale stima che la pandemia da Covid-19 ha dato vita ad una delle peggiori recessioni economiche dal 1870, portando con sé un drammatico aumento dei livelli di povertà. L’economia del Globo alla fine dell’anno ha subito un calo del PIL del 90%. Inoltre, mentre nel 2019 il commercio internazionale era cresciuto dell’1,1%, vari istituti internazionali prevedono una riduzione per il 2020 di circa l’11%. Per il 2021 si attende una riprese del 3,9%, insufficiente per tornare ai livelli pre-Covid (-6,3% rispetto al 2019).

Il turismo è stato uno dei settori più colpiti, numerose compagnie aeree hanno cancellato i voli a causa della minore domanda, tra cui British Airways, China Eastern e Qantas, mentre la compagnia aerea regionale britannica Flybe è crollata. Diverse stazioni ferroviarie e porti dei traghetti sono stati chiusi e anche settore dell'industria automobilistica ha subito un impatto fortemente negativo. Ma non solo, anche altri settori hanno avuto la peggio come l'industria cinematografica, festival e concerti musicali, conferenze, sfilate di moda ed eventi sportivi e musei.

Ciò ha portato i governi dei principali Paesi, nonché le istituzioni internazionali, ad approvare ingenti misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese, che tuttavia non hanno impedito di avere delle conseguenze devastanti in termini di disoccupazione e contrazioni dei mercati. La perdita cumulata per l’economia mondiale, rispetto alle previsioni di crescita se non ci fosse stata la pandemia, ammonta a 11mila miliardi di dollari nel biennio 2020-2021 e raggiungerà la somma di 28mila miliardi nel periodo 2020-2025.

Il Fondo Monetario Internazionale ha comunicato che nella prima fase della pandemia si è assistito ad una sospensione delle attività del ben 45% e oltre il 70% delle imprese, che hanno registrato una riduzione significativa del proprio fatturato rispetto all’anno precedente. L’Organizzazione internazionale del lavoro ha di recente pubblicato un report dal quale emerge che le restrizioni causate dalle misure a contrasto del Covid-19 hanno ridotto dell’8,8% il totale delle ore lavorate in tutto il mondo. È una cifra che equivale alla perdita di un totale di 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, quattro volte maggiore dell’impatto sul mondo del lavoro della crisi finanziaria del 2009.

La caduta dei posti e delle ore lavorate si esprime anche in una perdita di 3700 miliardi di dollari, e le donne e i giovani sono i più colpiti. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, quasi 90 milioni di persone potrebbero scendere sotto la soglia di deprivazione estrema, cancellando tutti i progressi fatti negli anni precedenti per ridurre le disuguaglianze e la povertà.

Per quanto riguarda l’Italia, in meno di un anno l’intera geografia occupazionale della Penisola è stata stravolta, comportando inedite condizioni di lavoro e la conseguente crisi di moltissimi settori legati alla presenza fisica. Il quadro presentato dall’ultimo Rapporto Istat ha evidenziato il calo più ampio nella serie storica dal 2004. Il tasso di occupazione della fascia 15-64 anni è salito al 58,9% solo nei primi due mesi del 2020. In marzo, la diminuzione degli occupati ha riguardato soprattutto i dipendenti a termine e in parte gli indipendenti, mentre nei mesi successivi ha coinvolto tutte le categorie di lavoratori. Ad essere particolarmente colpite dall’attuale crisi sono specialmente le piccole e medie imprese, che rappresentano la linfa vitale del tessuto economico italiano, e che rischiano di essere spazzate via da questa “tempesta”.

Questi dati confermano un preoccupante calo degli occupati, che ha interessato in particolare i più giovani e le donne, i lavoratori considerati più fragili. La riduzione è più accentuata per le donne (-1,5% solo nel mese di aprile), in confronto agli uomini, a motivo della loro maggiore concentrazione nel terziario, in particolare nei settori per i quali il periodo di lockdown è stato più prolungato. Per la prima volta da vent’anni aumenta l’incidenza della povertà estrema e si rischia così di cancellare i progressi fatti negli ultimi anni per risollevare gli strati più bisognosi della popolazione.

L’ONU prevede un rimbalzo nella domanda di posti di lavoro nella seconda metà del 2021, anche se si tratta di stime che dipendono soprattutto dall’andamento effettivo della pandemia e dal successo delle campagne vaccinali alla prova delle nuove varianti di coronavirus che si stanno scoprendo in diversi Paesi.



Covid-19: Banche centrali e istituzioni corrono ai ripari

Le Banche centrali si sono attivate fin da subito per contrastare gli effetti negativi sull’economia e sui mercati e continueranno ad essere allineate globalmente con politiche fiscali e monetarie atte ad assicurare una rete di protezione, evitando così lo spettro di una nuova recessione o di deflazione prolungata.

A livello europeo, è stata resa disponibile una parte dei fondi di coesione già stanziati nel bilancio dell'Unione attraverso un'iniziativa denominata CRII (Coronavirus Response Investment Initiative). Per attenuare le ripercussioni occupazionali della crisi è stato inoltre attivato il programma SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) con una disponibilità di 100 miliardi di euro utilizzati a completamento delle misure di cassa integrazione adottate da vari paesi europei.

La Banca europea degli investimenti (BEI) ha proposto, inoltre, l'istituzione di un fondo paneuropeo di garanzia per le PMI di ammontare pari a 25 miliardi di euro che punterebbe a mobilitare risorse fino a 200 miliardi di euro in forma di finanziamenti. Tra aprile e maggio 2020 è stato raggiunto un accordo in ambito europeo finalizzato a dotare il Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM) di un'ulteriore linea di credito precauzionale per un ammontare complessivo di 240 miliardi.

Il 27 maggio, inoltre, la Commissione europea ha proposto un nuovo fondo europeo temporaneo per la ricostruzione denominato Next Generation EU (chiamato impropriamente Recovery Fund) per un ammontare di 750 miliardi di euro, oltre al rafforzamento dei fondi di bilancio dell'UE per il periodo 2021-2027 per un ammontare complessivo di 1100 miliardi.

Parallelamente, la BCE e l’EBA, l'Autorità europea di vigilanza delle banche, hanno varato misure fortemente espansive per sostenere la liquidità del sistema bancario e consentire agli istituti di credito di continuare a finanziare adeguatamente le attività produttive e le famiglie.

Tra le tante misure adottate, le più rilevanti sono: la riduzione dei tassi di interesse di riferimento, l'avvio di nuove operazioni di rifinanziamento che consentiranno alle banche di ottenere una maggiore liquidità dalla BCE a condizioni più vantaggiose, la mitigazione di alcuni criteri di vigilanza che potrebbero indurre le banche a ridurre i prestiti ai privati.

Sono stati anche ampliati i programmi di acquisto di attività finanziarie pubbliche e private, inclusa la carta commerciale e le obbligazioni emesse da società non finanziarie (Pandemic Emergency Purchase Programme). La BCE il 10 dicembre 2020 ha inoltre rafforzato il PEPP di altri 500 miliardi di euro con scadenza prolungata fino ad almeno marzo 2022 ed ha introdotto 3 nuove operazioni TLTRO per giugno, settembre e dicembre 2021 e 4 nuove aste PELTRO per lo stesso anno. Allo stesso tempo le condizioni di tassi “vantaggiose” (tassi fino a -1%) sono state estese fino a giugno 2022.

In USA la FED ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse quasi a zero (nella fascia 0,0-0,25%) come misura d'emergenza per contrastare gli effetti della pandemia e lanciato un massiccio programma di acquisto titoli da 700 miliardi di dollari per sostenere l'economia. Ulteriori forti misure sono state annunciate inoltre in soccorso alle piazze dei commercial paper, cioè del debito a breve, e delle obbligazioni corporate.

La FED ha in particolare ha sollevato il sipario su una Primary Market Corporate Credit Facility per l’acquisto di bond aziendali direttamente da emittenti di alta qualità. Un Secondary Market Corporate Credit Facilty per il mercato secondario, compresi acquisti su selezionati ETF che contengano obbligazioni corporate di alta qualità.

La Banca centrale USA ha anche rafforzato i precedenti piani di acquisto di commercial paper attraverso la già varata Commercial Paper Funding Facilty ed ha infine riaperto il Talf, facility dell'era della crisi del 2008: la Term Asset-Backed Securities Loan Facilty.

A questi aiuti della banca centrale USA si sono aggiunti dapprima il pacchetto di stimoli da 900 miliardi di dollari firmato dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e successivamente dall’ulteriore stimolo economico monstre del valore di 1,9 trilioni di dollari promosso da nuovo presidente USA Joe Biden. Il pacchetto proposto dall'amministrazione democratica prevede un aumento dell'attuale sussidio settimanale extra per i disoccupati, a 400 da 300 dollari.

Inoltre, sono destinati 170 miliardi di dollari alla riapertura delle scuole, la cui chiusura in molte parti del paese ha costretto milioni di lavoratori, in particolare donne, a lasciare il lavoro. Il piano di recente tornato di priorità assoluta al Congresso USA, dopo che è stato chiuso il capito di impeachment di Trump per gli eventi del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill, metterebbe 1.400 dollari in più nelle mani della maggior parte dei cittadini statunitensi, soldi che potranno essere spesi per l'affitto o il cibo o risparmiati per eventuali viaggi o interessi personali nel corso dell’anno, una volta che una più ampia distribuzione di vaccini consenta un ritono alla normalità.

 

Covid-19: impatto del virus su azioni e indici mondiali

La forte incertezza sulle prospettive economiche globali ha innescato una fortissima volatilità sui mercati azionari che si è riflessa in significativi cali delle quotazioni di Borsa. La volatilità dei prezzi è straordinariamente aumentata, portandosi a livelli di gran lunga superiori a quelli registrati in occasione delle crisi del 2008 e del debito sovrano nel 2011.

Se è vero che complessivamente i mercati azionari hanno ceduto oltre il 30% durante il crollo di febbraio e marzo c’è anche da dire che non è stato un 2020 funesto per tutti i settori. Le aziende tecnologiche, il cui business è incentrato sui servizi online, hanno beneficiato molto dalla crisi sanitaria. Basti pensare alle grandi società della Silicon Valley che hanno visto aumentare in modo considerevole i loro valori di Borsa.

Un esempio? Amazon, Facebook, Netflix, Google ed altre ancora, che insieme formano il cosiddetto gruppo FAANG, le aziende tech USA a maggior capitalizzazione che proprio nel 2020 hanno archiviato performance degne di nota confronto ad altri asset e il risultato si è visto chiaramente con i rendimenti in controtendenza del principale indice tecnologico USA, il NASDAQ 100.

Ma andiamo con ordine: a distanza di un anno, quali performance hanno archiviato i principali indici azionari mondiali? chi si è mostrato più resiliente durante la pandemia di coronavirus? Diamo un’occhiata ai rendimenti messi a segno dai più importanti benchmark da quella fatidica data per l’Italia, il 21 febbraio 2020, giorno in cui l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha confermato il primo caso autoctono di Covid-19 all’ospedale di Codogno, nella provincia di Lodi, in Lombardia.

 

INDICE Valore
Al 21 febbraio 2020
Valore
Al 21 febbraio 2021
Performance % Covid Drawdown %
S&P 500 3337,75 3931,33 17,78 -34,33
NASDAQ 100 9446,69 13669,71 44,70 -28,31
DJIA 28992,4 31613,02 9,04 -37,18
EUROSTOXX 50 3800,38 3699,85 -2,65 -39,41
DAX 13579,3 13909,27 2,43 -39,2
FTSE Mib 24773,2 23178,56 -6,44 -42,87
NIKKEI 225 23386,7 30292,19 29,53 -30,03

Elaborazione dati: Ufficio Studi Investire.biz

 

Per le Borse lo scorso anno è stato molto complicato e se qualche mese fa ci avessero detto che sarebbe finita così, cioè con indici su nuovi massimi dopo i recuperi da record dai minimi di marzo, pochi ci avrebbero creduto.

Le pesantissime perdite accumulate nei primi mesi del 2020 a causa della pandemia di coronavirus infatti non lasciavano spazio all’ottimismo. Gli indici di borsa S&P 500, NASDAQ 100 e Dow Jones sono riusciti ad archiviare nuovi massimi assoluti.

In Europa il DAX ha superato la barriera psicologica dei 14.000 punti e registrato nuovi top storici e anche il FTSE Mib è riuscito a recuperare e a chiudere l’anno limitando le perdite. Se si considerano le performance dal 21 febbraio 2020 spicca sempre il NASDAQ 100 in guadagno del 44,70%, mentre in seconda posizione il Nikkei 225 (+29,53%), che ha superato i massimi dal 1990.

In terza posizione il principale indice azionario a stelle e strisce, l’S&P 500, in progresso del 17,78%. Meno forte il Dow Jones Industrial Average (+9,04%) a cui seguono gli indici del Vecchio Continente: il DAX in territorio positivo (+2,43%), seguito dall’Eurostoxx 50 e dal FTSE Mib entrambi in rosso rispettivamente del -2,65% e -6,44%.

 


Borsa Italiana: andamento azioni nell'anno della pandemia

La maggior parte delle azioni che costituiscono il FTSE Mib hanno subito pesanti perdite nel 2020, ma ci sono anche stati titoli virtuosi che hanno saputo navigare durante la tempesta. Ad un anno di distanza dal primo caso di Covid-19 in Italia, questa è la classifica dei rendimenti delle big cap di Piazza Affari.

 

Titolo Valore
Al 21 febbraio 2020
Valore
Al 21 febbraio 2021
Performance
%
Covid drawdown
%
Diasorin 115 183,5 59,57 -21,89
Finecobank 10,385 14,9 43,48 -44,83
CNH Industrial 8,756 11,94 36,36 -52,7
Moncler 37,15 50,64 36,31 -40
Stellantis 9,864 13,21 33,92 -52,94
Interpump Group 31,24 40,2 28,68 -39,74
Amplifon 29,2 35,87 22,84 -51,22
STMicroelectronics 28,04 34,4 22,68 -53,31
Prysmian 22,81 27,9 22,31 -47,97
Campari 8,482 9,764 15,11 -44,77
Recordati 39,71 44 10,80 -33,06
Ferrari 158,58 166 4,68 -32,56
Enel 8,112 8,303 2,35 -40,18
Pirelli & C. 4,529 4,622 2,05 -38,42
Banca Mediolanum 7,343 7,49 2,00 -57,1
Buzzi Unicem 20,98 21,36 1,81 -45,29
Nexi 16,146 15,88 -1,65 -49,75
Banco BPM 2,208 2,139 -3,13 -57,91
Mediobanca 9,412 9,022 -4,14 -59,04
Inwit 9,675 9,215 -4,75 -33,15
Azimut 20,78 19,76 -4,91 -58,44
Terna 6,391 6,042 -5,46 -33,94
FTSE Mib 24773,2 23178,56 -6,44 -42,87
Snam 4,743 4,43 -6,60 -37,75
Exor 71,46 65,32 -8,59 -54,07
Banca Generali 31,8 28,74 -9,62 -50,51
Poste Italiane 10,668 9,482 -11,12 -47,54
Generali Ass. 17,696 15,655 -11,53 -46,02
Italgas 5,832 5,065 -13,15 -35,7
A2a 1,7358 1,443 -16,87 -49,63
Intesa Sanpaolo 2,5215 2,096 -16,87 -50,38
Unipol 5,266 4,278 -18,76 -54,78
Tenaris 9,269 7,372 -20,47 -58,75
Eni 11,921 9,163 -23,14 -56,58
BPER Banca 2,435 1,8215 -25,20 -64,14
Telecom Italia 0,5201 0,3807 -26,80 -46,82
Hera 4,283 3,09 -27,85 -38,01
Atlantia 22,11 15,305 -30,78 -60,66
Saipem 3,738 2,528 -32,37 -53,94
UniCredit 13,184 8,3 -37,04 -58,37
Leonardo 10,79 6,152 -42,98 -63,12

Elaborazione dati: Ufficio Studi Investire.biz

 

In prima posizione troviamo Diasorin (59,57%). La società biotech produttrice di dispositivi medici è stata a lungo sotto i riflettori e lo è ancora, in quanto una delle società del settore della salute ad essersi impegnata alla lotta al coronavirus.

In seconda posizione, la banca guidata dall’AD Alessandro Foti, FinecoBank in guadagno del 43,48%. Si contendono la terza posizione il gruppo italo-statunitense CNH Industrial (+36,36%) e la big del lusso Moncler (36,31%) che hanno recuperato molto durante l’ultima parte del 2020 in scia alle notizie positive fronte vaccini.

Chiude la top cinque il neo colosso dell’auto nato dalla fusione tra PSA e FCA, Stellantis con un +33,92%. Tra i titoli peggiori dal 21 febbraio 2020: Leonardo (-42,98%); UniCredit (-37,04%), di recente in evidenza a Piazza Affari per la vicenda Monte Paschi di Siena e la nomina di Andrea Orcel come nuovo CEO, Saipem (-32,37%), Atlantia (-30,78%) e Hera (-27,85%).

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