ENI in evidenza dopo accordo con Total e Occidental, come investire? | Investire.biz

ENI in evidenza dopo accordo con Total e Occidental, come investire?

ENI è sotto la lente degli investitori dopo l’accordo sul gas in Algeria, mentre rimangono i timori per uno stop totale dei flussi da Mosca. Come investire sul titolo?

ENI continua ad essere attentamente monitorata da trader e investitori a Piazza Affari nelle ultime settimane. Hanno firmato 15 accordi il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, che ieri si sono incontrati ad Algeri.

Intese non tutte relative al gas naturale, ma con le quali l'Algeria diventa “il primo fornitore” ha affermato il premier italiano. L’accordo è fondamentale per assicurare all’Italia l’indipendenza da Mosca. L’intesa tra ENI, Total e Occidental prevede che, nei prossimi mesi, oltre ai flussi già concordati, ci sarà un’ulteriore accelerazione con l’invio di altri 4 miliardi di metri cubi di gas in più.

La collaborazione con l’Algeria inoltre si proietta nel futuro con progetti più ad ampio raggio “nello sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’idrogeno verde e dell’energia solare, eolica e geotermica”. Parallelamente il colosso dell’energia russo Gazprom avrebbe invocato cause di "forza maggiore", per motivare il parziale stop al gas verso il Vecchio Continente, forse preparando il terreno a prossimi tagli.

La fornitura solo parziale dalla Russia dovrebbe proseguire fino a sabato 23 luglio e saranno comunicati eventuali aggiornamenti. Secondo l’agenzia di stampa algerina APS, il gas aggiuntivo sarà consegnato dalla compagnia energetica Sonatrach ad ENI e agli altri partner italiani a partire dalla prossima settimana.

Dall’inizio dell’anno, secondo APS l’Algeria avrebbe già consegnato all’Italia 13,9 miliardi di metri cubi superando del 113% i volumi preannunciati, e prevede di consegnare entro la fine del 2022 altri 6 miliardi di metri cubi di gas.

Oltre a ciò, segnaliamo che ENI ha comunicato di aver completato la costruzione dello stabilimento per la raccolta e spremitura di semi oleaginosi (agri-hub) a Makueni, in Kenya, e avviato la produzione del primo olio vegetale per le bio-raffinerie.

Il primo agri-hub avrà una capacità installata pari a 15.000 tonnellate con una produzione prevista di 2.500 tonnellate nel 2022. Parallelamente ricordiamo che il gruppo guidato dall’Amministratore Delegato Claudio Descalzi prevede di investire almeno 2,5 miliardi di euro nel Regno Unito nei prossimi 4 anni, mentre il governo inglese chiede alle compagnie petrolifere e del gas di aumentare significativamente gli investimenti nel sistema energetico britannico o di affrontare una tassa inaspettata sui loro profitti in aumento.

Nel dettaglio, l'80% dell'investimento sarà destinato a progetti di cattura della C02 e all'energia rinnovabile, mentre il restante 20% verrà impiegato nella produzione di petrolio e gas. L'impegno del gruppo segue i piani di investimento dei rivali BP e Shell. Shell ha affermato che investirà da 20 a 25 miliardi di sterline nel prossimo decennio, mentre BP 18 miliardi di sterline entro la fine del 2030.

Per quanto riguarda Plenitude, il ramo d’azienda specializzato nelle energie rinnovabili, ENI ha deciso di congelare l’IPO. L’operazione, che sarebbe dovuta scattare a luglio, è stata per il momento bloccata a causa delle turbolenze sui mercati.

Il gruppo ha reso nota l’intenzione di posticipare il collocamento sul mercato senza tuttavia indicare una nuova tabella di marcia. Intanto ENI e Plenitude continueranno a monitorare il mercato e a sviluppare la propria strategia di offerta di un'energia decarbonizzata a tutti i propri clienti, attraverso lo sviluppo degli investimenti nelle rinnovabili e nella mobilità elettrica.

Questi investimenti sono finalizzati a rafforzare la posizione della società che conta attualmente un portafoglio di attività eoliche e fotovoltaiche con capacità installata complessiva pari a 1,4 GW e una pipeline di progetti green di oltre 10 GW. La società dispone di un pacchetto di 10 milioni di clienti retail per il gas e l’energia elettrica in sei Paesi europei e di circa 7.300 punti di ricarica installati di proprietà.

Infine ricordiamo che il piano strategico di ENI al 2025 mira a garantire ai propri clienti sicurezza energetica e riduzione delle emissioni; assicurare le forniture di gas ai mercati premium attraverso un portafoglio globale; accelerare il percorso verso le emissioni zero assolute nette scope 1, 2 e 3 con obiettivi di riduzione del 35% entro il 2030 e dell'80% entro il 2040 rispetto al 2018; destinare il 30% degli investimenti alle nuove energie entro il 2025 e 60% entro il 2030; sviluppare un business per la mobilità sostenibile che combini biocarburanti e stazioni di servizio. Nel business upstream, la produzione è attesa in crescita media del 3% all’anno, con 1,7 milioni di barili equivalenti al giorno nel 2022 che saliranno a circa 1,9 milioni nel 2025.

La componente gas crescerà progressivamente sino al 60% al 2030 e oltre il 90% dopo il 2040 e nel contempo l’olio si ridurrà nel medio e lungo termine. Dall'esplorazione sono attesi 2,2 miliardi di barili di nuove risorse nell’arco del piano, con un costo unitario di esplorazione inferiore a 1,5 dollari. L'upstream dovrebbe generare un free cash flow complessivo di 29 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i capex, si parte quest'anno con 4,9 miliardi di euro, per poi attestarsi su una media di 4,5 miliardi di euro. Rientra nel piano anche la cattura e stoccaggio della CO2, con un obiettivo di circa 10 milioni di tonnellate nel 2030.

Alla luce di ciò, ad attirare la nostra attenzione è stato il Certificato Recovery TOP Bonus di Société Générale con ISIN DE000SN3YFQ1 che ha come sottostante proprio ENI. Vediamo cosa dice l’analisi tecnica sulla big cap di Piazza Affari.

 

Azioni ENI: l’analisi tecnica

Il quadro tecnico di ENI appare costruttivo nel breve termine dopo il rimbalzo avvenuto nei pressi del supporto statico a 10,50 euro, nonostante il crollo dei prezzi visto da inizio giugno.

La recente ripresa di forza, che ha portato i prezzi nuovamente al di sopra degli 11 euro per azione, potrebbe nuovamente consentire l’implementazione di strategie di matrice rialzista che avrebbero come primo obiettivo l’area di concentrazione di offerta a 12,30 euro, livello che conta i minimi registrati il 7 marzo scorso.

La struttura tecnica tornerebbe a favore dei venditori con una violazione stabile dei 10,50 euro, movimento che potrebbe trasportare i corsi al test dei 9,30 euro, prossimo supporto statico lasciato in eredità dai minimi registrati a luglio 2021.

 

Investire sulle azioni ENI con i Certificati

La situazione descritta sinora su ENI è particolarmente interessante se si guarda al Certificato Recovery TOP Bonus di Société Générale con ISIN DE000SN3YFQ1. Questo prodotto è quotato dal 28 maggio 2022 sul mercato SeDeX di Borsa Italiana a un prezzo di emissione di 87,65 euro.

Questo strumento consente agli investitori di ricevere un rimborso a scadenza di 100 euro lordi a patto che alla data di valutazione finale fissata al prossimo 14 dicembre 2023 (circa 1 anno e 6 mesi) la quotazione di ENI sia superiore o uguale a quella della Barriera, fissata a 7 euro, circa il 63% del prezzo spot attuale del titolo.

Per questo motivo, eventuali ribassi di ENI non sarebbero un evento totalmente negativo, in quanto farebbero scendere il potenziale prezzo di acquisto del Certificato incrementando di conseguenza il rendimento potenziale a scadenza e lo spazio per un recupero più sostenuto delle quotazioni.

Al momento della scrittura il Certificato quota ad un prezzo ask di 87,40 euro (guadagno lordo potenziale del 14,41% in circa 1 anno e 6 mesi), mentre le azioni ENI veleggiano circa il 37% al di sopra della Barriera.

Lo scenario negativo prevede invece che alla data di valutazione finale le quotazioni di ENI siano inferiori a 7 euro: il Certificato inizierà a replicare la performance negativa del sottostante calcolata rispetto allo Strike e moltiplicata per l’Importo di Calcolo di 85,29 euro per certificato. Questo, a seconda del prezzo in cui viene acquistato il certificato, potrebbe causare una perdita sul capitale investito.

 

 

 

 

 

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