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Azioni e immobili: ecco dove investono i super ricchi

Dove investono gli uomini più ricchi? Preferiscono rischiare o andare sul sicuro? E quali sono gli investimenti che evitano in questo momento? Ecco tutte le risposte

In un periodo storico in cui l'incertezza su quella che sarà l'economia globale nel prossimo futuro dilaga, non è affatto semplice prendere delle decisioni riguardo le scelte d'investimento. Gli indici azionari hanno raggiunto una vetta storica e molti paventano la possibilità che la caduta nel precipizio sarà una questione di tempo. Le obbligazioni garantiscono un ritorno dell'investimento molto modesto, con le Banche centrali che tengono i tassi schiacciati verso lo zero. E le criptovalute presentano una volatilità che è severamente sconsigliata ai deboli di cuore. Quindi come orientarsi in questo ginepraio?

Un'indicazione potrebbe essere fornita da cosa fanno in tema di investimenti gli uomini più ricchi del Mondo. Sappiamo già che Elon Musk ultimamente ha puntato le criptovalute e in particolare Bitcoin, dopo che Tesla ci ha scommesso 1,5 miliardi di dollari. E gli altri? Un interessante sondaggio è stato fatto indagando sulle preferenze da parte dei membri di Tiger 21, un club di 850 membri tra milionari imprenditori, investitori e alti manager aziendali che detengono una media di 100 milioni di assets ciascuno. 

 

Tiger 21: chi è e che cosa fa

Tiger 21 è un'azienda fondata nel 1999 da Michael W.Sonnenfeldt il quale, insieme a 6 imprenditori nella città di New York, aveva venduto le sue attività e si chiedeva come preservare la sua ricchezza attraverso gli investimenti. Il club si è sempre di più allargato tra gli uomini benestanti, con l'obiettivo di condividere le scelte e di imparare reciprocamente.

Una volta al mese un gruppo ristretto di 12-15 membri si incontra nelle città di tutto il Mondo sotto la guida di un Presidente per discutere delle strategie da mettere in atto sui mercati finanziari. La mission non è solo quella di aumentare la propria ricchezza ma, anche attraverso di essa, di migliorare la propria vita personale e di gratificare quella professionale.

 

Tiger 21: dove sta investendo il club

Dalle interviste ai membri del club è emerso che l'investimento azionario ha ancora una presenza importante nel portafoglio di ognuno, esattamente del 22%. Il 65% ritiene che la crescita delle azioni proseguirà per tutto il 2021 e all'orizzonte non si prospetta nessuna di quelle tempeste finanziarie che possano fare sprofondare le quotazioni. Tra i titoli quotati a Wall Street, la gran parte preferisce le Big Tech come Apple, Nvidia e Tesla, nonostante i prezzi non siano propriamente a sconto.

Tuttavia non è il comparto azionario quello prediletto da Tiger 21. Con il 27% della quota di portafoglio spicca il settore immobiliare. Secondo il Presidente del club, Sonnenfeldt, i centri di distribuzione di internet costituiscono la parte più interessante, ma anche investire negli alloggi per i lavoratori potrebbe costituire un affare molto interessante. Questo perché molte aziende si spostano in nuove aree e quindi necessitano di appartamenti per la forza lavoro che assumono.

È chiaro che tutto questo rientra in una visione di medio-lungo termine, in quanto il settore immobiliare sta in questo momento attraversando una crisi finanziaria molto forte, con tutto quello che è successo in questo ultimo anno. Non male il sentiment verso gli investimenti del momento, ovvero le criptovalute e le SPAC. Un membro del club sta addirittura per lanciare un fondo per gli investimenti nelle monete digitali.

 

Tiger 21: gli investimenti da evitare

Gli hedge fund non rientrano nelle grazie del circolo. Da 10 anni a questa parte sono stati ridimensionati di circa l'80%. La ragione fondamentale sta nelle commissioni troppo elevate le quali, soprattutto in un periodo in cui i rendimenti sono molto bassi, pesano notevolmente sulle performance di portafoglio.

Allo stesso modo c'è poco interesse per i titoli free risk, che rientrano appena in una quota del 7% del totale impiegato. La crescita di assets liquidi si è avuta nella fase più acuta della prima ondata pandemica ma, una volta superata quella, buona parte della liquidità ottenuta vendendo azioni la si è re-investita nei titoli a rischio.

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