Wall Street si appresta a chiudere la settimana nei pressi dei massimi storici raggiunti la scorsa ottava dall'S&P 500 a quota 7.517 punti. Le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran non sono scomparse. Tuttavia, il fatto che il presidente Trump abbia rinviato la ripresa dei bombardamenti su Teheran per concedere più tempo alla diplomazia per tentare un accordo di pace è stato interpretato positivamente dagli investitori.
Le trattative sono ancora in corso e si fa strada un cauto ottimismo, sebbene tra le parti permangano forti divergenze sui punti chiave. L'Iran non ha alcuna intenzione di consegnare agli Stati Uniti il proprio uranio arricchito e vorrebbe congelare ogni discussione sul nucleare, rimandandola a dopo la fine del conflitto. Dall'altra parte, Trump continua a sostenere che il regime iraniano non possa dotarsi della bomba atomica e resta fermo sulla necessità di impedire immediatamente all'Iran di arricchire l'uranio, oltre alla richiesta di consegnare quello già esistente.
Su questi temi trovare un compromesso non è semplice, ma il mercato continua a mostrarsi fiducioso. Lo stesso vale per gli investitori, dopo una stagione delle trimestrali che ha evidenziato la resilienza dell'economia americana e quanto l'intelligenza artificiale potrebbe dare una svolta decisiva ai profitti delle aziende tecnologiche.
Sullo sfondo si muove la Federal Reserve: oggi Kevin Warsh giurera' come nuovo presidente della Federal Reserve, succedendo a Jerome Powell. Gli investitori osservano con attenzione le dinamiche inflazionistiche, soprattutto dopo il forte rialzo del prezzo del petrolio seguito allo scoppio della guerra in Medio Oriente. Se l'inflazione dovesse tornare a manifestarsi con l'intensità del 2022, la Banca centrale americana potrebbe essere costretta a intervenire rapidamente.
Sarà però importante capire quale sarà l'approccio della nuova leadership della Fed: se adotterà una linea più accomodante, in linea con la visione della Casa Bianca, oppure se continuerà a rivendicare con forza la propria indipendenza, come fatto da Powell, mantenendo un orientamento maggiormente ancorato ai dati economici.
Wall Street: UBS alza il target per l'S&P 500
In un clima di ottimismo diffuso, diverse banche d'affari hanno alzato i propri obiettivi sull'S&P 500 nelle ultime settimane. L'ultima in ordine di tempo è UBS, o più precisamente la divisione di asset management dell'istituto svizzero, che ha alzato il target di fine 2026 da 7.500 a 7.900 punti. Ciò implica un potenziale rialzo di circa il 6% rispetto all'ultima chiusura dell'indice, pari a 7.446 punti. Inoltre, UBS vede il benchmark a quota 8.200 punti nella prima metà del 2027.
UBS Global Wealth Management ha indicato come fattori chiave la resilienza della spesa dei consumatori e la forte domanda di infrastrutture per data center. "Continuiamo a credere che i fattori trainanti del mercato rialzista rimangano intatti: crescita resiliente dell'economia e dei profitti, una Federal Reserve favorevole e il rollout dell'intelligenza artificiale", hanno scritto gli strategist di UBS in una nota.
La banca svizzera ha inoltre aumentato la stima degli utili per azione del 2026 da 310 a 355 dollari. Tale revisione al rialzo è legata principalmente al settore dei chip di memoria, che rappresenta circa la metà dell'incremento previsto, mentre il resto deriva dai maggiori profitti del comparto energetico e dagli investimenti nei data center.
In precedenza, Morgan Stanley aveva previsto un S&P 500 a 8.000 punti entro la fine dell'anno, trainato dai forti investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale e dall'ottimismo sugli utili aziendali. Secondo la banca americana, questi venti favorevoli sarebbero sufficienti a compensare i rischi inflazionistici derivanti dall'aumento del prezzo del petrolio.
UBS ha tuttavia avvertito che, in assenza di una soluzione alle tensioni nello Stretto di Hormuz, i fattori rialzisti di Wall Street potrebbero indebolirsi, poiché l'aumento dei prezzi del greggio e dei tassi di interesse esercita pressioni su alcuni settori dell'economia.