Da oltre un mese e mezzo Wall Street non sta andando da nessuna parte. L'indice S&P 500 non prende alcuna direzione, scivolando in una sorta di torpore estivo da cui non riesce a uscire. Il massimo storico di 7.620 punti, registrato a inizio giugno, non è troppo lontano, ma sembra che al benchmark manchino le forze per spingersi oltre quel livello.
La resilienza dell'economia americana e gli utili solidi delle società sono driver che, in buona parte, sembrano già essere incorporati nei prezzi. Nelle ultime settimane, invece, sono emersi alcuni venti contrari che stanno frenando un eventuale rally di Wall Street.
Uno di questi è la ripresa delle ostilità in Medio Oriente, dopo la tregua di 60 giorni dello scorso mese stabilita tra Stati Uniti e Iran. Che il cessate il fuoco fosse estremamente fragile era cosa risaputa, ma che cadesse così al primo alito di vento probabilmente non era del tutto atteso.
Nel contempo, si stanno facendo strada sempre più le preoccupazioni legate all'intelligenza artificiale. I dati trimestrali di questa settimana di Alphabet hanno riportato numeri eccellenti, soprattutto con riferimento alla divisione cloud. Gli investitori, però, si sono agitati per la revisione al rialzo delle spese previste dall'azienda per quest'anno in materia di AI. Il timore è che i ritorni futuri, in termini di maggiori ricavi, non saranno in grado di compensare gli sforzi profusi sul fronte degli investimenti (Google brucia cassa per la prima volta: il conto del capex AI).
A turbare il mercato, ultimamente, sono stati anche i nuovi dazi sul "Made in Brazil" e quelli che dovrebbero entrare in vigore nei confronti dei prodotti canadesi.
Wall Street: pausa estiva o rallentamento strutturale?
Molti osservatori finanziari si stanno chiedendo se, superata questa fase di lateralità, più o meno duratura, l'S&P 500 riprenderà la sua corsa verso l'alto. Tra gli ottimisti figura Yardeni Research, secondo cui questo periodo di stagnazione non rappresenta un vero e proprio calo, ma piuttosto una pausa estiva. La società è convinta che il principale benchmark a stelle e strisce raggiungerà quota 8.250 punti entro la fine del 2026. Tuttavia, precisa che durante l'estate potrebbe esserci ancora volatilità prima di una ripresa del rally.
Yardeni pone l'attenzione su due aspetti che potrebbero condizionare le quotazioni a Wall Street: la guerra in Medio Oriente, con la possibilità di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio mondiale, e l'eventualità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Con riferimento al primo punto, la società di analisi e ricerca raccomanda di sovrappesare i titoli energetici per proteggersi dalle turbolenze derivanti da ulteriori interruzioni della navigazione delle petroliere. Quanto alla Fed, stima una probabilità del 35% di una stretta a luglio e del 55% a settembre.