Negli ultimi mesi le azioni value hanno scardinato lo strapotere dei titoli growth a Wall Street. Dall’inizio di novembre, l’indice Russell 1000 Value è cresciuto dell’8,6%, sovraperformando di circa 14 punti percentuali il corrispondente benchmark growth.
L’aspetto più inquietante è che, quando ciò è avvenuto in passato, ha spesso preceduto fasi di forte turbolenza. Le ultime due volte si sono verificate nel 2022 e all’inizio del millennio. Nel primo caso, la Borsa americana ha intrapreso una fase ribassista molto marcata a causa dei rialzi dei tassi della Federal Reserve.
Nel secondo caso, si è assistito allo scoppio della bolla dot-com, che ha provocato uno dei crolli più pesanti e duraturi nella storia di Wall Street. Gli investitori temono soprattutto questo secondo scenario, poiché il legame tra la bolla e il settore tecnologico è più stretto. All’epoca furono i titoli legati a Internet a crollare; questa volta potrebbe essere il turno di quelli connessi all’intelligenza artificiale.
Il segnale lanciato dai numeri potrebbe quindi rappresentare il preludio alla fine del dominio delle azioni tech. Ieri se n’è avuto un assaggio preoccupante: le azioni dei produttori di software sono precipitate, trascinando in un ribasso generalizzato l’intero comparto tecnologico. Al contrario, l’indice Russell delle azioni value ha chiuso sui massimi storici, spinto dai settori dei beni di consumo di base, dell’energia e delle materie prime.
Wall Street: ci sarà il dominio delle azioni value?
I titoli growth sono stati i principali contributori dei guadagni a doppia cifra dell’indice S&P 500 negli ultimi tre anni, ma le loro valutazioni sono cresciute in modo eccessivo. Si è creato “un abisso nelle valutazioni tra i due gruppi”, ha osservato Tommy Garvey, portfolio strategist del team di asset allocation di GMO, rendendo il value “molto interessante”. L’esperto sottolinea che, negli ultimi 15 anni, i titoli growth hanno sovraperformato quelli value di una media del 7% annuo.
Ora, con valutazioni tirate e forti tassi di crescita degli utili già incorporati nei prezzi, “anche risultati molto buoni porteranno inevitabilmente a delusioni per gli investitori e a una rivalutazione al ribasso delle azioni growth”, ha affermato. “Al contrario, la mancanza di entusiasmo per i titoli value li ha lasciati molto indietro, con valutazioni ragionevoli e aspettative basse, e anche risultati aziendali solo moderati lasciano spazio a rialzi delle quotazioni”, ha aggiunto.
Della stessa opinione è Andrew Greenebaum, senior vice president responsabile del product management per la ricerca azionaria di Jefferies, secondo cui la rotazione potrebbe essere solo all’inizio. “I titoli value hanno guadagnato molto terreno rispetto ai growth di recente, ma se si guarda più indietro nel tempo, anche solo all’inizio dell’ultimo ciclo di rialzi dei tassi della Fed, c’è ancora ampio spazio per una sovraperformance”, ha detto.
A suo avviso, due fattori potrebbero fornire ulteriore carburante al value: le aspettative di nuovi tagli dei tassi di interesse da parte della Fed e un cambiamento delle regole contabili sulle spese in conto capitale, che avvantaggerebbero le aziende più legate all’economia reale.
Tuttavia, Greenebaum ha precisato che una migliore performance delle azioni value non implicherebbe necessariamente una catastrofe per il comparto growth, in particolare per i titoli legati al tema dell’intelligenza artificiale. “Non è tanto una questione del fatto che i titoli legati all’AI non possano funzionare, quanto piuttosto una questione di rendimenti relativi”, ha spiegato.
Resta però un elemento a favore delle azioni growth, rappresentato dalle prospettive di crescita degli utili. Secondo i dati elaborati da Bloomberg, nel 2026 gli utili dei titoli value sono attesi in aumento del 6,4%, contro un balzo previsto del 27,1% per i growth. “Man mano che la crescita degli utili converge e l’ampiezza del mercato migliora, è probabile una certa convergenza tra i titoli con valutazioni più basse e quelli leader, anche se non un cambiamento radicale nella leadership settoriale”, ha dichiarato Noah Weisberger, chief US equity strategist di BCA Research.