Il 2025 è stato un anno in cui gli investitori hanno diversificato rispetto alle azioni americane. Gli indici europei hanno registrato performance quasi equivalenti a quelle degli indici statunitensi, cosa che non accadeva da decenni. Il Nikkei 225, invece, ha messo a segno un rendimento nettamente superiore a quello dell’S&P 500. Se tutto ciò segni la fine dell’eccezionalismo americano o soltanto una pausa lo si scoprirà nel 2026.
Di certo c’è che molti investitori sono diventati più cauti nei confronti delle grandi aziende tecnologiche che negli ultimi anni hanno guidato il rally di Wall Street, soprattutto grazie al boom dell’intelligenza artificiale. I massicci investimenti nella nuova tecnologia hanno infatti sollevato timori legati alla possibile formazione di una bolla, che potrebbe scoppiare improvvisamente e innescare una brusca correzione degli indici statunitensi, in particolare nel comparto tecnologico.
Azioni: la rotazione continuerà nel 2026?
Gli strategist di Citigroup sono convinti che nel 2026 gli investitori continueranno ad allontanarsi dalle azioni statunitensi per orientarsi verso quelle di altri Paesi. Questo movimento dovrebbe sostenere un ulteriore rialzo del 10% dell’indice azionario globale di riferimento, l’MSCI AC World, fino a quota 1.360 punti, hanno scritto in una nota.
Tra le principali ragioni a sostegno di questo scenario figurano i miglioramenti degli utili per azione nei mercati chiave al di fuori degli Stati Uniti, grazie alla spesa pubblica in Europa, alla reflazione in Giappone e alla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, si legge nel rapporto del team guidato da Beata Manthey. "Gli investitori stanno ora mostrando una maggiore fiducia nelle azioni internazionali, con il posizionamento attuale significativamente più rialzista sul resto del mondo rispetto agli Stati Uniti e una propensione al rischio complessivamente più ampia rispetto a un anno fa", hanno affermato gli strategist della grande banca americana.
Un ulteriore fattore a favore della diversificazione, sottolineano gli esperti, è rappresentato dalla dinamica dei flussi di capitale verso i mercati azionari. Al momento, la rotazione resta contenuta, soprattutto in Europa: il 2025 è stato il primo anno di afflussi dal 2018, ma questi hanno compensato meno del 10% dei deflussi registrati negli anni precedenti. "In un contesto di cambiamento del quadro degli utili, l’impostazione dei flussi di lungo periodo resta favorevole alla diversificazione", hanno scritto gli strategist.
Tutto ciò, tuttavia, non implica una vendita massiccia delle azioni statunitensi nel 2026. Al contrario, Citi prevede un incremento dell’S&P 500 dell’11%. La banca mantiene una posizione neutrale sulla Borsa statunitense, così come su quella giapponese. Preferisce invece i mercati emergenti e quelli europei, mentre sottopesa il Regno Unito e l’Australia. A livello settoriale, Citi privilegia tecnologia, finanziari e sanità, ed è sottopeso sul comparto dei consumi.