L’ultima seduta a Wall Street si è chiusa con il calo giornaliero più forte da circa tre mesi, con gli investitori frenati dalle tensioni di varia natura che scuotono i mercati. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump minaccia quantomeno una guerra economica nel tentativo di arrivare al controllo della Groenlandia, mentre sono in corso trattative con l’Unione europea per evitare il peggio.
In Giappone la situazione politica è turbolenta, dal momento che la premier Sanae Takaichi ha deciso di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. Nel frattempo, gli investitori temono che la Federal Reserve possa perdere la propria indipendenza quando Trump nominerà il successore dell’attuale presidente Jerome Powell, soprattutto alla luce delle forti pressioni che il tycoon sta già esercitando sulla Banca centrale.
In un quadro così poco rassicurante, gli operatori appaiono poco inclini ad acquistare asset rischiosi come le azioni. Lo conferma il fatto che la reazione di Wall Street alla pubblicazione delle trimestrali è finora la peggiore mai registrata in termini di andamento dei prezzi, nonostante gli utili del quarto trimestre 2025 delle società dell’S&P 500 abbiano superato le aspettative nell’81% dei casi (dati Bloomberg).
Un altro elemento che potrebbe destare preoccupazione è la netta prevalenza degli investitori rialzisti su quelli ribassisti, una configurazione che rischia di innescare un’inversione di tendenza. Il rapporto bull-bear dell’American Association of Individual Investors ha infatti raggiunto il livello più alto dal 2024. Nel frattempo, il posizionamento azionario dei gestori di fondi si aggira intorno al 96%, secondo un sondaggio della National Association of Active Investment Managers.
Wall Street: la storia invita tutti alla calma
Bisogna quindi preoccuparsi? In realtà, guardando a quanto accaduto in passato, non sembrerebbe il caso. Dopo una comprensibile reazione emotiva di breve periodo, gli investitori hanno spesso ignorato precedenti fasi di tensione geopolitica simili a quella attuale legata alla Groenlandia.
Secondo quanto osservato in una nota da Alastair Pinder, responsabile delle strategie azionarie ed emergenti di HSBC Holdings, nei 36 principali eventi geopolitici dal 1940 le azioni statunitensi sono salite nei tre mesi successivi nel 60% dei casi. "Molti investitori temono che quanto sta accadendo possa scuotere i mercati azionari. Noi ne siamo meno convinti", ha affermato.
Del resto, anche lo scorso anno, quando Trump ha annunciato per la prima volta i dazi reciproci verso i partner commerciali degli Stati Uniti nel famigerato "Giorno della Liberazione", gli investitori avevano temuto il peggio. Invece, da allora, l’S&P 500 ha intrapreso un rally prodigioso che lo ha portato a chiudere il 2025 con un guadagno a due cifre per il terzo anno consecutivo.
Altre ragioni per essere ottimisti
Le ragioni per mantenere un atteggiamento costruttivo non mancano. Una delle principali riguarda gli utili societari, stimati in media in crescita del 9% nel quarto trimestre 2025 e a doppia cifra in ciascun periodo dell’anno in corso. "Se la stagione degli utili darà buone conferme, il resto dovrebbe passare in secondo piano", ha affermato Dan Greenhaus, capo economista e strategist di Solus Alternative Asset Management LP.
Il mercato azionario potrebbe inoltre beneficiare di un contesto macroeconomico favorevole negli Stati Uniti, con l’economia sostenuta - secondo le previsioni degli analisti - dai tagli fiscali, dal rallentamento dell’inflazione e dal conseguente aumento dei salari reali, fattori destinati ad aumentare i consumi.
Il quadro generale "è ora sotto pressione", ha affermato Andrew Tyler, responsabile dell’intelligence sui mercati globali di JP Morgan Chase. Tuttavia, "è troppo presto per dire che la storia macro stia peggiorando abbastanza rapidamente da giustificare una visione ribassista. Riteniamo anche che sia prematuro abbandonare gli asset statunitensi e che sia preferibile coprirsi al ribasso, soprattutto se dovessimo assistere a una svolta di Trump in uscita da Davos", ha aggiunto.