Wall Street ha chiuso il mese di maggio con l’indice S&P 500 che ha registrato l’ennesimo record storico. Il grande entusiasmo degli investitori per l’intelligenza artificiale ha messo in secondo piano le preoccupazioni legate alla guerra in Iran, ancora lontana da una conclusione.
Tuttavia, c’è un dato che allarma e che richiama quanto accadde all’inizio del millennio con lo scoppio della bolla dot-com. Delle 500 aziende che costituiscono l’S&P 500, solo 20 hanno registrato un massimo storico venerdì. Di questi 20, tredici sono direttamente collegati all’intelligenza artificiale. Ciò significa che il mercato è estremamente concentrato. Come sottolinea Michael Hartnett, strategist di Bank of America, anche al culmine della bolla dot-com furono solo 20 i titoli a toccare nuovi massimi nel marzo 2000.
Da diverso tempo si fa un accostamento tra la presunta bolla dell’AI e quanto accadde 26 anni fa, anche se le situazioni presentano differenze significative. All’epoca, il boom di Borsa legato a Internet fu guidato da società che spesso avevano bilanci disastrosi e idee confuse o totalmente assenti in termini di programmazione. Oggi, invece, le società trainanti a Wall Street che operano nel settore dell’intelligenza artificiale sono per lo più realtà solide dal punto di vista economico e finanziario, con strategie più chiare per il futuro.
Ciò non toglie che Hartnett ritenga che l’accostamento statistico relativo alla concentrazione del mercato possa prefigurare un punto di svolta vicino, sebbene “la dinamica speculativa dei prezzi non sia ancora finita”.
Quale potrebbe essere l’innesco che farebbe scoppiare la bolla AI? Secondo lo stratega, "le Banche centrali e l’aumento dei tassi di interesse finiranno per segnare la fine del ciclo, offrendo ai clienti una roadmap post-bolla". La strategia post-bolla dal 1929 in poi è "long obbligazionario e long su un mix di titoli difensivi e/o settori che hanno sottoperformato negli ultimi mesi della bolla", ha concluso.
Anche gli strategist di BCA Research, guidati da Arthur Budaghyan, hanno avvertito questo mese che, sebbene gli indici statunitensi abbiano raggiunto nuovi massimi, “i rialzi sono stati estremamente ristretti”. Ne consegue che la "scarsa ampiezza di mercato è spesso un segnale di vulnerabilità sottostante", hanno aggiunto.
Wall Street: e le Magnifiche Sette?
Il rally di lungo periodo di Wall Street è stato trainato dalle straordinarie performance delle Magnifiche Sette. Alcune di esse si sono sbiadite ultimamente, benché rappresentino ancora un punto di riferimento per gli investitori in cerca di crescita e, allo stesso tempo, di una certa stabilità tipica dei titoli quasi difensivi.
In una nota di questa settimana, l’analista di JPMorgan Chase Mislav Matejka ha consigliato ai clienti di continuare ad acquistare queste big tech, magari approfittando dei ribassi. Ha tuttavia avvertito che i guadagni di quest’anno saranno probabilmente inferiori rispetto a quelli che hanno caratterizzato il rally del 2025.
Più aggressiva potrebbe invece essere la posizione sui titoli a bassa volatilità e sulle utilities, ha suggerito la banca americana. Al contrario, ha raccomandato prudenza per quanto riguarda i consumi ciclici, sotto pressione a causa di profit warning e guidance prudenti. Tuttavia, se nella seconda metà dell’anno dovessero verificarsi un calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari, questi settori potrebbero rappresentare un’opportunità di acquisto, ha sottolineato il più grande istituto finanziario statunitense.