La Borsa di Milano ha raggiunto oggi il massimo storico, con il FTSE Mib che ha superato il picco del marzo 2000 a 50.108 punti. Finora Piazza Affari era stata l’unica, tra i grandi mercati azionari europei, a non aver ancora raggiunto questo traguardo, ma era solo questione di tempo.
Gli investitori hanno finora mostrato grande fiducia nei confronti della politica italiana, impegnata a mantenere i conti pubblici sotto controllo e a evitare provvedimenti capaci di agitare i mercati. I giudizi positivi arrivati negli ultimi mesi dalle agenzie di rating hanno ulteriormente rafforzato il sentiment positivo. La crescita generale delle Borse ha fatto il resto, nonostante non manchino problemi sul piano economico e geopolitico.
L’Europa probabilmente dovrà fare i conti con i contraccolpi economici derivanti dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran. Attraverso il canale del Golfo transita normalmente circa il 20% del petrolio e del gas mondiale, due risorse ancora fondamentali per l’approvvigionamento energetico del Vecchio Continente, e in particolare dell’Italia. La chiusura ha generato un incremento dei costi energetici, con un impatto rilevante sui bilanci di famiglie e imprese.
Borsa di Milano: chi sono stati i protagonisti
Lo scorso anno, il motore delle grandi performance della Borsa di Milano sono state le banche. La spiegazione può essere ricondotta principalmente a due fattori: il risiko che ha coinvolto grandi istituti di credito come UniCredit, Banco BPM, Banca MPS e Mediobanca, e la forte solidità economica e finanziaria delle banche italiane nonostante la Banca centrale europea abbia abbassato i tassi di interesse.
Quest’anno, invece, il cuore pulsante della piazza finanziaria italiana sono risultati i titoli energetici e le azioni legate ai semiconduttori.
Per quanto riguarda il comparto energetico, le ragioni sono piuttosto evidenti: lo shock petrolifero ha spinto verso l’alto i prezzi del greggio e, di conseguenza, aziende come Saipem ed Eni hanno registrato un forte aumento dei ricavi. La prima ha incrementato di circa tre quarti il proprio valore da inizio 2026, mentre il colosso fondato da Enrico Mattei ha guadagnato oltre il 40%.
Nel settore dei semiconduttori si è invece distinta STMicroelectronics, che quest’anno ha più che raddoppiato la propria capitalizzazione di mercato. Gli ultimi due anni sono stati molto difficili per il produttore di chip, con ricavi in forte calo e utili quasi azzerati, soprattutto a causa della crisi del settore automotive.
Il mercato, tuttavia, ha interpretato questi risultati non come un problema strutturale, bensì come la conclusione di un ciclo negativo legato alle scorte di magazzino. Il vero driver del rialzo del titolo - e di tutto il comparto dei chip - è però rappresentato dall’intelligenza artificiale.
Il boom dei data center e delle infrastrutture AI ha infatti alimentato una domanda molto forte di chip legati alla nuova tecnologia, segmento nel quale STM è considerata uno dei principali protagonisti.
Gli investitori stanno quindi valutando il titolo guardando soprattutto alle potenzialità di crescita future del settore. A questo si aggiunge anche la posizione dominante dell’azienda nel comparto dei chip destinati all’automotive elettrico e alla space economy, due mercati per i quali si prevede una crescita significativa della domanda nei prossimi anni.