Lo yen resta debole nonostante il rialzo dei tassi della Bank of Japan: al momento il cambio dollaro-yen (USD/JPY) quota in area 158,45, +2,7% rispetto a un mese fa anche se a settembre la Banca centrale giapponese ha portato i tassi di riferimento all’1,25%, il massimo dal 1995. Secondo i rumor, i funzionari della Bank of Japan sono ora orientati a non alzare ancora i tassi alla riunione di fine ottobre (Calendario riunioni BoJ 2026: i meeting della Bank of Japan), puntando semmai a una mossa a dicembre: un segnale che il mercato legge come la conferma che lo yen resterà debole più a lungo di quanto il rialzo di settembre lasciasse intendere.
Perché lo yen non si rafforza anche se la BoJ alza i tassi?
Il rialzo di settembre era già ampiamente atteso dai mercati, quindi ha prodotto un classico effetto “vendi sulla notizia”. Il voto diviso del board, 7 contro 2, e la cautela della guidance hanno convinto gli investitori che la Banca centrale non seguirà un ritmo di rialzi rapido.
Il cambio tra due valute dipende in buona parte dal differenziale dei tassi: più un Paese paga per i depositi nella propria moneta, più quella moneta attira capitali e si rafforza. Un rialzo letto come isolato non basta a invertire la rotta se nel frattempo la Federal Reserve resta sopra il 3,75% e valuta un altro aumento entro l’anno.
La riunione di fine ottobre: perché la BoJ aspetta dicembre?
Alla riunione del 29-30 ottobre 2026 la Bank of Japan dovrebbe lasciare i tassi fermi: secondo i ben informati, i funzionari della Banca vogliono evitare un secondo rialzo consecutivo e puntano a dicembre.
Il rialzo di settembre era stato motivato dal rischio che l’inflazione di fondo superi l’obiettivo del 2%: ad agosto l’indice core era all’1,7%, ma la banca prevede un’inflazione sopra quella soglia nei prossimi trimestri.
Il 9 ottobre, in Parlamento, la premier Sanae Takaichi ha detto che il governo continuerà a monitorare da vicino cambio e prezzi e che la politica fiscale terrà conto dei movimenti dello yen, ribadendo il pieno rispetto dell’indipendenza della Banca centrale.
C’è il rischio di un nuovo intervento sul cambio?
Il rischio esiste, anche se per ora resta un’ipotesi. Il 31 luglio 2026 Stati Uniti e Giappone erano già intervenuti congiuntamente sul mercato valutario, il primo intervento coordinato dal 2011, dopo che lo yen era sceso a un minimo di 40 anni: l’intervento riportò il cambio a 155,20 per dollaro, un rialzo di circa il 3,8% in due sedute.
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent aveva più volte sollecitato la Bank of Japan ad alzare i tassi per correggere quella che definiva una sottovalutazione dello yen, e Washington e Tokyo si sono dette pronte a intervenire di nuovo senza esitazioni. Con il cambio ancora lontano dai minimi di 40 anni ma vicino alla soglia psicologica di quota 160 toccata in agosto, il tema resta sullo sfondo di ogni seduta.
Cosa dicono i dati Forecaster.biz sullo yen?
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, il Market Mood Meter di USD/JPY, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un cambio è ipercomprato o ipervenduto, segna oggi, 14 ottobre, +46,4: il dollaro è moderatamente ipercomprato contro lo yen, ma lontano dalla soglia estrema di +100.
Nel report COT con le posizioni al 6 ottobre, i fondi a leva erano netti corti sullo yen per 25.043 contratti, circa il 6,8% dell’open interest: una posizione che spinge verso un dollaro più forte contro lo yen. Quattro settimane prima, nella settimana all’8 settembre, la stessa scommessa era quasi doppia, a 49.098 contratti e circa il 9,8% dell’open interest: i fondi l’hanno quindi quasi dimezzata, pur restando il cambio vicino ai massimi delle ultime settimane. È un dato storico sul posizionamento, non una previsione: la riduzione potrebbe riflettere una presa di beneficio o la cautela prima della riunione della BoJ, più che un cambio di rotta sulla direzione del cambio.
Cosa cambia per chi investe in azioni o ETF giapponesi?
Per chi ha in portafoglio azioni o ETF sul Giappone, il rischio non è tanto la direzione dei tassi quanto la velocità con cui lo yen può muoversi quando il posizionamento è squilibrato: una fase in cui i fondi a leva riducono le scommesse ribassiste sullo yen, come mostrano i dati COT, è proprio il tipo di contesto in cui un movimento valutario improvviso può propagarsi rapidamente agli indici azionari giapponesi.
Il prossimo banco di prova è il 29-30 ottobre, quando la Bank of Japan dovrebbe confermare la pausa: i mercati guarderanno soprattutto alla conferenza stampa del governatore per capire se dicembre resta davvero la finestra più probabile per il prossimo rialzo.