Ieri sera la Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse nel range 3,5%-3,75%, come ampiamente previsto dal mercato, ma il messaggio lanciato dal nuovo presidente Kevin Warsh è risultato più orientato alla lotta all’inflazione rispetto alle attese di una svolta accomodante.
Federal Reserve: con Warsh, hawkish per combattere l’inflazione
La Banca centrale USA ha ribadito l’impegno a riportare la crescita dei prezzi verso il target del 2%, evidenziando come l’inflazione rimanga ancora elevata e condizionata anche dagli shock sul fronte energetico.
La riunione del FOMC rappresentava il primo banco di prova per Warsh, nominato alla guida della Fed dal presidente Donald Trump. Gli operatori attendevano indicazioni sulla futura traiettoria della politica monetaria, soprattutto dopo il recente aumento delle aspettative di un possibile rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
Nel corso della conferenza stampa, Warsh ha sottolineato che la stabilità dei prezzi resta una priorità e che i membri del comitato non si considerano vincolati dalle proprie precedenti proiezioni sui tassi.
Il presidente della Fed ha inoltre annunciato l’avvio di diversi gruppi di lavoro incaricati di valutare possibili modifiche al funzionamento dell’istituzione, dal quadro di riferimento sull’inflazione alla comunicazione della banca centrale (La Fed di Warsh: tassi fermi, inflazione al 3,6% e nessuna promessa).
Dollaro sotto i riflettori dopo il nuovo scenario della Fed
Sul fronte macroeconomico, le nuove proiezioni della Fed hanno evidenziato un deterioramento delle prospettive inflazionistiche: il PCE è atteso al 3,6% a fine 2026, rispetto al 2,7% stimato in precedenza, mentre il ritorno al target del 2% è stato rinviato al 2028. Anche la previsione mediana sui tassi a fine 2026 è salita al 3,8%, dal precedente 3,4%, segnalando un orientamento più restrittivo.
Il dollaro ha beneficiato del tono complessivamente "hawkish" della Fed, con il Dollar Index in rialzo e i rendimenti dei Treasury in aumento. La valuta statunitense aveva recentemente mostrato una certa vulnerabilità dopo il calo del petrolio e la riduzione dei rischi geopolitici legati all’accordo tra Stati Uniti e Iran.
La discesa del greggio, con il WTI tornato sotto gli 80 dollari al barile dopo i progressi sul dossier mediorientale, rappresenta infatti un elemento potenzialmente favorevole per un approccio meno restrittivo della Fed. Tuttavia, secondo gli analisti, il dollaro resta fortemente dipendente dalle aspettative di un possibile irrigidimento monetario nei prossimi mesi.
Forex, EUR/USD: le indicazioni del Forecaster

Le quotazioni del cambio EUR/USD hanno perso terreno, tornando sotto quota 1,16. La coppia rimane in attesa di nuovi segnali sulla politica monetaria americana, mentre l’euro trova sostegno dalla riduzione del premio per il rischio geopolitico e dal possibile calo strutturale dei prezzi energetici, in seguito all’accordo di pace tra USA e Iran.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase rialzista fino a fine mese, seguita da un possibile ribasso che potrebbe estendersi fino alla fine della prima decade di luglio.


Il tool “Pattern” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia scenari contrastanti. Nello scenario “best match” (linea blu) il modello stima un ritorno delle quotazioni in area 1,1170, prima di un eventuale rimbalzo.
Nello scenario “long” (linea verde) invece si stima invece un iniziale storno verso zona 1,1440, seguito da un possibile rimbalzo verso area 1,1770 (guarda come funziona il tool “Pattern” di Forecaster Terminal).

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