La Banca centrale canadese sembra aver scelto, almeno per il momento, di accettare una certa debolezza della valuta domestica, privilegiando il sostegno alla crescita economica attraverso il mantenimento dei tassi d'interesse al 2,25%. L'istituto preferisce infatti attendere una maggiore chiarezza sul quadro geopolitico internazionale, tornato a deteriorarsi dopo la fine della tregua tra Stati Uniti e Iran.
Le tensioni nel Golfo Persico stanno già producendo effetti sui prezzi energetici e quindi sulle dinamiche inflazionistiche globali. Tuttavia, essendo il Canada un esportatore netto di petrolio, l'impatto diretto sulle componenti energetiche dell'inflazione domestica risulta più contenuto rispetto ad altre economie avanzate.
Al tempo stesso, l'aumento dei ricavi derivanti dal settore energetico potrebbe tradursi in maggiori profitti aziendali e salari più elevati, alimentando pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi insieme alla ripresa dei prezzi immobiliari.
Per questo motivo la Bank of Canada mantiene un approccio prudente, in attesa di valutare quali di questi effetti si concretizzeranno realmente. Solo qualora si rendesse necessario, l'istituto è pronto a intervenire con decisione, come ribadito nel comunicato diffuso al termine della riunione.
Un'economia in recessione richiede cautela
Permangono elementi di fragilità nel quadro macroeconomico canadese. Il primo trimestre dell'anno ha registrato una contrazione dell'attività economica, dopo il calo già osservato nell'ultimo trimestre del 2025. Due trimestri consecutivi di crescita negativa configurano tecnicamente una recessione, uno scenario certamente poco favorevole per il governo guidato dal premier Carney.
Anche questo contesto contribuisce a giustificare la cautela della banca centrale, che preferisce evitare un irrigidimento della politica monetaria tale da compromettere eventuali segnali di ripresa. L'obiettivo è quello di sostenere la domanda interna senza alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi, in una fase in cui l'economia mostra ancora segnali contrastanti.
L'inflazione si mantiene attualmente al 2,8% e il mercato continua a prezzare un possibile rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, probabilmente nel corso dell'autunno. Il governatore della Bank of Canada ha comunque precisato che l'eventuale introduzione di nuove restrizioni commerciali da parte degli Stati Uniti potrebbe rendere necessario un orientamento opposto, con ulteriori tagli dei tassi a sostegno dell'economia.
Dollaro canadese debole nonostante il petrolio
Questo scenario non sta favorendo il dollaro canadese, che finora non ha beneficiato del recente rialzo delle quotazioni petrolifere. Pur restando lontano dai massimi storici, il recupero del greggio non è riuscito a sostenere il CAD che, dopo aver testato l'area di 1,56 contro euro, è tornato a indebolirsi fino a quota 1,61 in seguito alla decisione della banca centrale.
La mancata correlazione positiva tra petrolio e valuta canadese evidenzia come gli investitori stiano attribuendo maggiore importanza alle prospettive di politica monetaria e alla debolezza congiunturale dell'economia. In questo momento, infatti, il mercato sembra più concentrato sul rischio di una crescita anemica e sulla possibilità che la banca centrale mantenga un atteggiamento accomodante ancora a lungo.
EUR/CAD ancora impostato al rialzo
Dal punto di vista tecnico, non emergono ancora segnali sufficientemente convincenti per assumere una visione rialzista sul dollaro canadese. Il test della trendline ascendente avvenuto a marzo ha infatti riportato in campo i venditori di CAD, che hanno rapidamente spinto il cambio EUR/CAD verso i massimi precedenti.
Finché il cross non riuscirà a riportarsi stabilmente sotto area 1,56, sarà difficile sostenere una tesi costruttiva sulla valuta canadese. A pesare è anche la riduzione del differenziale di rendimento a favore del Canada, venuta meno dopo gli ultimi rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, fattore che ha ulteriormente ridotto l'attrattività del dollaro canadese agli occhi degli investitori internazionali.
In assenza di un miglioramento del quadro economico o di una svolta più restrittiva da parte della banca centrale, il dollaro canadese rischia quindi di rimanere sotto pressione ancora per qualche tempo, lasciando il cambio EUR/CAD inserito in una struttura favorevole alla valuta unica europea.