Bank of America punta sulla rivalutazione dello yen e raccomanda di vendere il cambio CHF/JPY a 201,15. Attualmente il cross quota a 201,40, quindi si trova in piena area di vendita. La grande banca americana ha fissato un target a 190 e uno stop a 206,50. Alla base della strategia di BofA vi è la divergenza tra le politiche monetarie delle Banche centrali che rappresentano le due valute.
La Bank of Japan dovrebbe aumentare i tassi di interesse, poiché l'inflazione giapponese ha raggiunto livelli preoccupanti e, nel contempo, la bilancia dei pagamenti del Paese è migliorata grazie alla crescita delle esportazioni e ai consistenti flussi finanziari in entrata dall'estero. Inoltre, secondo BofA, se il cambio USD/JPY dovesse raggiungere la fascia compresa tra 161 e 164, il Ministero delle Finanze giapponese interverrebbe direttamente sul mercato, come già avvenuto in passato, innescando automaticamente un rafforzamento della valuta nipponica.
Al contrario, la Swiss National Bank cercherà di contenere la forza del franco svizzero, ma non attraverso i tassi di interesse bensì tramite interventi sul mercato valutario. Secondo la banca americana, i dati più deboli dell'inflazione elvetica spingeranno la SNB ad agire. Anzi, l'istituto potrebbe essere già intervenuto, come suggerirebbero i dati settimanali sui depositi.
In questo scenario, Bank of America prevede una discesa del cambio CHF/JPY, con differenziali di tasso sempre meno favorevoli al franco svizzero in un contesto in cui "i rapporti carry-to-volatility sono tornati al centro dell'attenzione degli investitori".
CHF/JPY: occhi puntati sulla riunione della BoJ
La prossima settimana la Bank of Japan renderà note le proprie decisioni di politica monetaria al termine della riunione del 15 e 16 giugno. Oggi i mercati swap attribuiscono una probabilità del 93% a un aumento dei tassi in questo mese, rispetto a una stima di circa l'80% registrata a maggio.
Inoltre, prezzano una probabilità del 92,5% di un ulteriore rialzo entro dicembre, che porterebbe il tasso di riferimento all'1,25%. Analisti e investitori, tuttavia, presteranno particolare attenzione al tono che adotterà il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda. C'è infatti molta curiosità di capire se le pressioni sullo yen finiranno per spingerlo ad assumere una comunicazione più aggressiva.
"Interpreto il prossimo aumento dei tassi come una misura difensiva volta a prevenire un ulteriore deprezzamento dello yen", ha dichiarato Shigeto Nagai, responsabile per l'economia giapponese di Oxford Economics. "L'aspetto centrale della prossima riunione sarà capire come la BoJ comunicherà la propria posizione riguardo ai futuri aumenti dei tassi di interesse".
Secondo gli analisti, il principale strumento per contrastare la debolezza dello yen resta la leva dei tassi di interesse, mentre un eventuale intervento del Ministero delle Finanze rappresenterebbe una misura secondaria.
Tuttavia, il primo ministro Sanae Takaichi si mostra riluttante a perseguire una piena normalizzazione della politica monetaria, poiché ciò potrebbe entrare in conflitto con la sua strategia di sostegno alla crescita economica. Satsuki Yuba, economista di Daiwa Asset Management, si è invece detta scettica sulla capacità di incidere di un eventuale intervento sul mercato valutario, sostenendo che "al momento potrebbe non essere efficace".