Il 17 giugno 2026, Kevin Warsh ha presieduto la sua prima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC). I tassi sono rimasti invariati, tra il 3,50% e il 3,75%. Ma quello che ha detto dal podio, e soprattutto quello che ha cambiato nel modo in cui la Fed comunica, vale molto di più di un semplice dato.
Federal Reserve: chi è Kevin Warsh
Warsh non è un nome nuovo nel mondo della Bbanca centrale. È già stato governatore della Federal Reserve dal 2006 al 2011, nominato da George W. Bush. Era presente durante la crisi finanziaria del 2008, quando Lehman Brothers crollava e la Fed doveva rispondere in tempo reale. Poi è passato al mondo della finanza privata, prima di tornare come 17° chairman per volere di Donald Trump, confermato dal Senato il 13 maggio 2026.
Warsh è noto per le sue posizioni "hawkish" sull'inflazione, per la sfiducia nel forward guidance e per una visione critica del modo in cui la Fed ha comunicato negli ultimi anni. Ieri, in larga misura, ha messo in pratica quello che aveva predicato.
Il dot plot, la vera sorpresa
La decisione sui tassi era scontata. La sorpresa è arrivata con il Summary of Economic Projections, il documento trimestrale in cui ogni membro del FOMC indica dove si aspetta che i tassi siano a fine anno.
A marzo, la proiezione mediana indicava un taglio da 25 punti base entro dicembre 2026. Ieri la proiezione mediana è salita al 3,8%, contro l'attuale tasso effettivo al 3,625%. In pratica, il comitato si aspetta in mediana un rialzo, non un taglio. Su 18 partecipanti, 9 prevedono almeno un rialzo entro fine anno, 6 ne prevedono addirittura due.
In tre mesi, il mercato è passato da aspettarsi un taglio ad aspettarsi un rialzo. Non è una piccola revisione: è un cambio di direzione completo.
Warsh, coerentemente con la sua visione critica del dot plot come strumento di comunicazione, ha scelto di non inviare la propria proiezione, una scelta deliberata che ha spiegato in conferenza stampa.
Le proiezioni macro, il quadro preoccupante
Il motivo del cambio di rotta sta nelle proiezioni economiche. Confrontando i dati di marzo con quelli di giugno si vede chiaramente la direzione che preoccupa il comitato.
L'inflazione PCE, la misura preferita dalla Fed per tracciare l'andamento dei prezzi al consumo, è passata dalle previsioni del 2,7% di marzo al 3,6% di giugno. Il Core PCE, che esclude energia e alimentari ed è considerato l'indicatore di fondo dell'inflazione, è salito dal 2,7% al 3,3%. La crescita del PIL reale, invece, è stata rivista al ribasso: dal 2,4% di marzo al 2,2% di giugno.
Inflazione in salita e crescita in calo sono la combinazione peggiore per una Banca centrale. Si chiama stagflazione e mette la Fed in una posizione scomoda: alzare i tassi raffredda i prezzi ma soffoca la crescita, tenerli fermi rischia di lasciare l'inflazione fuori controllo. Il comitato non usa questa parola, ma i numeri parlano da soli.
Le parole di Warsh, dirette e insolite
Warsh ha tenuto una conferenza stampa di circa 45 minuti con un linguaggio che si discosta nettamente dallo stile diplomatico a cui i mercati erano abituati. Alcune frasi meritano di essere riportate così come sono.
“L'inflazione è una scelta. L'ho detto per anni. E oggi questo comitato, in modo unanime e inequivocabile, ha deciso che consegnerà la stabilità dei prezzi.”
“Non posso darvi nessuna forward guidance su quello che faremo dopo. La buona notizia è che ci riuniamo tra sei settimane.”
Sulla produttività, in chiusura di conferenza stampa, Warsh ha detto qualcosa di significativo: la crescita trainata dalla produttività, anche se non si traduce automaticamente in più posti di lavoro, non è un problema ma qualcosa che il comitato abbraccia. Un segnale che l'intelligenza artificiale e la trasformazione economica in corso sono già dentro il ragionamento della Fed.
La rivoluzione comunicativa e le cinque task force
Il comunicato ufficiale del FOMC è passato da oltre 300 parole a circa 130. La forward guidance, i segnali espliciti sul futuro dei tassi che per anni hanno guidato i mercati, è stato eliminato. Warsh ha spiegato che non è adatto all'attuale contesto di incertezza.
In parallelo, ha annunciato cinque task force per riformare la Fed dall'interno. Le aree di lavoro sono la comunicazione istituzionale, la gestione del bilancio, le fonti di dati, la produttività e il lavoro nell'era dell'intelligenza artificiale, e i framework sull'inflazione. I lavori dovrebbero concludersi entro fine 2026.
Sul rapporto con la politica fiscale, Warsh ha usato una formula precisa: questa Banca centrale deve avere una visione ampia, ma un mandato ristretto. La Fed può osservare tutto, ma può agire solo sul suo perimetro: inflazione e occupazione. Il resto tocca a chi fa le leggi e gestisce la spesa pubblica.
I Treasury a breve, il termometro del mercato
La reazione più immediata si è vista sui titoli di stato americani a breve scadenza. Dopo l'annuncio, il rendimento del Treasury a 2 anni è salito di 16 punti base, passando da circa 4,06% a 4,22%.
Il Treasury a 2 anni è il titolo che riflette più direttamente le aspettative sui tassi della Fed nei prossimi mesi. Quando sale, significa che il mercato si aspetta che i tassi salgano o rimangano alti più a lungo. In gergo si chiama repricing: il mercato ha dovuto riscrivere completamente le proprie aspettative in poche ore.
Il Treasury decennale, invece, si è mosso in modo più contenuto. Questo suggerisce che i mercati non credono ancora che l'inflazione alta sia un fenomeno strutturale nel lungo periodo, ma legata soprattutto all'energia e al conflitto in Medio Oriente. Se le proiezioni Fed continueranno a essere riviste al rialzo, anche i rendimenti lunghi sentiranno la pressione.
Cosa tenere sotto osservazione
Nei prossimi mesi, tre elementi chiave. Il primo sono i dati di inflazione PCE: se scendono, il dot plot torna verso i tagli; se rimangono alti, il rialzo diventa il caso base. Il secondo è l'evoluzione delle task force: Warsh ha detto che entro la fine dell'anno potremmo vedere cambiamenti significativi nel modo in cui la Fed comunica, incluso il futuro del dot plot stesso. Il terzo è il Medio Oriente: Warsh lo ha citato esplicitamente come fonte di incertezza elevata, perché il prezzo dell'energia è il principale motore dell'inflazione attuale.
Per adesso, la Fed di Warsh ha fatto una cosa chiara: ha promesso di consegnare la stabilità dei prezzi con un mandato unanime. I mercati lo hanno preso sul serio. I Treasury a breve scadenza lo riflettono già. Staremo a vedere cosa ci consegneranno i dati futuri di inflazione e PIL.