Il cambio AUD/USD si conferma sotto quota 0,7 nonostante martedì 29 settembre la Reserve Bank of Australia (RBA) abbia alzato i tassi per la quarta volta nel 2026 portandoli al 4,60%, il livello più alto dal 2011. È il ciclo di rialzi più aggressivo tra le Banche centrali del G10 quest'anno, eppure l'aussie non ne ha beneficiato: nella stessa seduta del rialzo il cambio è sceso, perché la guidance della Banca centrale è stata più cauta di quanto il mercato sperasse.
Perché il dollaro australiano non premia più i rialzi della RBA?
Il 29 settembre la RBA ha alzato i tassi di 25 punti base al 4,60%, il quarto rialzo del 2026 dopo quelli di febbraio, marzo e maggio, portando il costo del denaro al livello più alto dal 2011. Nella nota ufficiale il Board ha scritto di restare "concentrato affinché l'inflazione elevata non si radichi" e di voler restare "attento ai dati e all'evoluzione del quadro" prima di decidere le prossime mosse.
Nonostante il rialzo, l'aussie è sceso nella stessa seduta: gli operatori si aspettavano segnali più netti su nuovi aumenti ravvicinati, e quando la RBA ha evitato di sbilanciarsi hanno venduto la valuta. Un tasso più alto dovrebbe rendere più conveniente detenere aussie, perché chi lo compra incassa un rendimento maggiore: ma l'effetto funziona solo se il mercato non lo ha già comprato in anticipo, scommettendo sul rialzo prima ancora che arrivasse.
Quanto è aggressiva la RBA rispetto alle altre Banche centrali?
Con quattro rialzi nel 2026, la RBA è la Banca centrale più attiva del G10 quest'anno. Anche altre valute legate alle materie prime seguono un copione simile: la Norges Bank ha portato i tassi della Norvegia al 4,25% per contenere i rischi legati ai ricavi petroliferi, e il dollaro neozelandese sconta la stessa pressione dei rendimenti Usa alti, segno che il problema non riguarda solo l'Australia.
Il vero termine di paragone è il rendimento del Treasury USA a 10 anni, che il 29 settembre era al 5,26% ed è salito fino al 5,34% il 1° ottobre, il livello più alto dal 2002. Quando i rendimenti USA corrono più veloci di quelli australiani, il vantaggio che dovrebbe sostenere l'aussie si riduce, e il dollaro USA resta la valuta rifugio preferita anche con le tensioni in Medio Oriente.
Il mercato aveva già scontato il rialzo?
Non è la prima volta che succede. Il 7 novembre 2023 la RBA alzò i tassi di 25 punti base al 4,35%, ma l'aussie perse comunque il 2,5% nella settimana, chiudendo a 0,635 dollari: gli operatori lessero il tono cauto della Banca centrale come il segnale che il ciclo di rialzi fosse finito. È lo stesso schema del 29 settembre: si compra la valuta prima dell'annuncio, aspettandosi il rialzo, e si vende dopo, quando la notizia è già nei prezzi.
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, i fondi a leva (leveraged funds) - la componente più attiva degli speculatori censita dal report COT - restano con una posizione netta lunga sull'aussie, dopo aver toccato nei mesi scorsi un massimo intorno al +28% dei contratti aperti; nelle ultime settimane la posizione si è raffreddata ma resta ampiamente positiva, intorno al +15/18%. La categoria più ampia dei Non-Commercial, che comprende anche gli asset manager, ha invece virato bruscamente in territorio netto corto, intorno al -13/-15%: una divergenza che racconta un mercato diviso tra chi scommette ancora su un aussie più forte e chi ha già chiuso la posizione.
Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, l'indicatore che misura il sentiment da -100 (panico) a +100 (euforia) incrociando tre segnali tecnici, segna -66, in area ipervenduto: un livello che in passato ha spesso anticipato un rimbalzo tecnico, ma che da solo non basta a invertire una tendenza sostenuta da fattori macro.
La RBA alzerà ancora i tassi?
L'inflazione australiana resta tra il 3,6% e il 4% su base annua e la disoccupazione è salita al 4,6% ad agosto: la RBA ha segnalato che il costo del denaro potrebbe dover arrivare fino al 5% se i prezzi non rallenteranno. In occasione della riunione in calendario a novembre, però, tre delle quattro maggiori banche australiane si aspettano tassi fermi al 4,60%, mentre Anz, una delle principali banche del Paese, prevede un altro rialzo di 25 punti base (Riunioni Banca centrale australiana: le date dei meeting 2026).
Prima di quella riunione il calendario offre tre verifiche: la fiducia di imprese e consumatori il 13 ottobre, i dati sull'occupazione il 15 ottobre e l'inflazione del terzo trimestre il 26 ottobre. Se quei numeri confermeranno un'economia ancora surriscaldata, l'aussie avrà un'altra occasione per scoprire se il problema è davvero la direzione dei tassi, o quanto il mercato ne ha già comprato in anticipo.