Mese di febbraio che ha visto un euro a due volti. Una prima parte di estrema debolezza e una seconda di recupero. Alcune valute sono risultate particolarmente brillanti e tra queste spiccano yen giapponese nei Paesi sviluppati e rublo russo tra quelli emergenti.
La moneta unica europea ha sofferto il clima di tensione geopolitica che sta circondando il Vecchio Continente, combinato all’incertezza delle elezioni tedesche, al rischio dazi americani e alla stagnazione economica che persiste costringendo la BCE ad altre mosse di taglio nel costo del denaro. Negli ultimi giorni il colpo di reni è arrivato grazie alla maggior fiducia sulla fine del conflitto in Ucraina e lo scampato pericolo AfD in Germania.
La lira turca è stata la peggiore con un ribasso di quasi il 3% frutto di un’inflazione in risalita e che rende peggiore la remunerazione reale dei bond locali. Lettera anche per lo yuan cinese e le due rupie, indiana e indonesiana, tutte in calo di oltre l'1%. Debole anche il dollaro americano che perde per strada l'1%.
Tra i migliori di febbraio, come detto, spicca lo yen giapponese salito di oltre il 3%.
Yen e rublo: le ragioni che hanno spinto gli acquisti a febbraio
Il motivo è soprattutto legato alle attese di politica monetaria che vedono il Giappone tra i pochi paesi dai quali ci si attende un aumento dei tassi nei prossimi mesi. Il dato di inflazione di gennaio al 4% ha confermato un trend inusuale per il Paese nipponico, con prezzi al consumo che salgono adesso più di quelli europei ed americani.
Eppure, i tassi giapponesi sono fermi allo 0,5%, il livello più alto degli ultimi 15 anni e nuove manovre sono attese visto il rischio di una fuga in avanti dell’inflazione. Uno scenario già scontato dai tratti più lunghi dalla curva dei rendimenti e che hanno favorito il rafforzamento dello yen nell’ultimo mese.
Al secondo posto in questa classifica per performance troviamo il rublo russo, in guadagno di oltre il 10%.
Non servono grandi spiegazioni per immaginare quale è la causa. La possibilità di arrivare ad una tregua nella guerra in Ucraina con sostanziosi vantaggi territoriali e anche commerciali vista l’apertura di Trump alla rimozione di alcune sanzioni, spiega il generoso rally del rublo che parte da lontano, ovvero dalla vittoria elettorale del tycoon alle elezioni di novembre.
A seguire nella classifica delle valute best performer troviamo corona svedese e real brasiliano. Per la divisa di Stoccolma è anche in questo caso l’inflazione a rappresentare il market mover che ha permesso alla SEK di ben figurare. Salita oltre le attese (e sopra il 2%) l’inflazione di gennaio potrebbe rendere necessario uno stop nel taglio dei tassi di interesse da parte della Riksbank favorendo la corona.
Per il real brasiliano è soprattutto la prospettiva di nuove manovre al rialzo nel costo del denaro atte a contrastare il rigurgito inflazionistico ad aver favorito il rally della valuta locale; l'assenza di riferimento precisi al Brasile nella possibile trade war di Trump ha rilanciato le sorti del real, moneta di un'area economica dove il Presidente Usa vuole costruire nuove alleanze.
Da segnalare in chiusura anche le buone performance di franco svizzero e sterlina inglese. Soprattutto per la divisa britannica sono risultati determinanti le aspettative meno "dovish" di taglio dei tassi da parte della BoE ora attesa a manovre di riduzione nell’ordine di 50 punti base entro fine 2025.
Infine, mese di moderato recupero anche per le due commodity currencies, ovvero dollaro australiano e neozelandese grazie ad un ritrovato clima di fiducia sulle piazze finanziarie cinesi.
Il prossimo fine mese di marzo scatteremo una analoga fotografia per verificare vincenti e perdenti nell’arena del forex, per avere un quadro continuativo e riassuntivo dell’andamento del mercato valutario durante l'intero 2025.