Nel mese di agosto indubbiamente il protagonista negativo è stato il dollaro americano con una forte debolezza innescata dai timori di una ripresa del cosiddetto debasement trade, ovvero la monetizzazione del debito da parte del governo americano.
L’espansione dei deficit pubblici e commerciali insostenibili nel lungo periodo ha causato tensioni sui tassi a lunga scadenza con la reazione del Tesoro USA che non si è fatta attendere nel tentativo di raffreddare il costo del debito a discapito però del biglietto verde. La stessa Fed appare restia ad aumentare nell’immediato i tassi e questo ha zavorrato il dollaro americano in calo di oltre il 2% contro euro.
Debole anche il dollaro canadese nonostante la forza di petrolio e gas. Qui a pesare sono soprattutto le tensioni commerciali tra Canada e USA con i nuovi dazi al 50% imposti da Trump e le immediati ritorsioni canadesi che rischiano di danneggiare l’economia canadese fortemente dipendente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Performance valute agosto: bene le oil currencies
Tra le valute del G10 bene invece una tipica oil currencies come la corona norvegese, in guadagno di quasi il 2% grazie al supporto dell’ascesa nei prezzi delle commodity energetiche e un atteggiamento relativamente più restrittivo della Norges Bank.
Da segnalare infine lo scarso appeal esercitato dal franco svizzero in momenti di tensione geopolitica come quella attuale a causa di un dilatarsi nel differenziale tassi che penalizza la valuta elvetica.
Nel blocco emergente si osserva una forte polarizzazione: le monete legate al ciclo economico e manifatturiero asiatico/latinoamericano sovraperformano l'euro, mentre le valute ad alta inflazione o rischio geopolitico hanno perso valore.
In primis tra i segni meno troviamo quel rublo russo che nonostante possa essere considerata a tutti gli effetti una oil currencies comincia a subire il lavoro ai fianchi della resistenza ucraina, come conferma la carenza di benzina all’interno del proprio territorio. Un’economia sempre più affannata si riflette quindi su un rublo in calo di quasi il 10% ad agosto. Male anche una divisa dipendente dal costo dell’energia come la lira turca, in calo di quasi il 4%, ma anche il real brasiliano che sta risentendo dei dubbi sulla traiettoria fiscale interna.
Il Won capitalizza la ripresa dei chip
Agosto è storicamente un mese negativo per le local currency emergenti, ma ce ne sono che si sono distinte seppur con marginali guadagni. Come il peso messicano e il rand sudafricano, ma soprattutto il won sudcoreano ancora in recupero sostenuto dalla ripresa del ciclo globale dei semiconduttori e della tecnologia. Per quello che riguarda il peso messicano, una solida realtà valutaria in questo 2026, la forza arriva da un persistere del fenomeno di nearshoring e da tassi reali ancora attraenti.
Da inizio anno sono le commodity currencies a confermarsi vincenti con NOK e AUD su di oltre l’8%. Bene anche le divise Latam come BRL e MXN grazie sempre alla buona intonazione delle commodity e in utile di oltre il 6% solo sul cambio spot escludendo i ricchi flussi cedolari. Tra gli andamenti negativi da segnalare quello della corona svedese in calo di quasi il 3% e della lira turca giù di oltre il 10% davanti a una sempre negativa rupia indiana penalizzata dalle tensioni nel Golfo. Appuntamento a fine settembre per gli aggiornamenti.