Non c’è dubbio che EUR/USD ha sorpreso molti trader dopo aver negato in diverse occasioni quello che sembrava finalmente un break ribassista che avrebbe sancito la formalizzazione di una figura di inversione o forse sarebbe meglio dire, lo stop ad una lunga fase laterale cominciata poco più di un anno fa.
Il mercato aveva testato ripetutamente tra giugno e luglio la zona di supporto di 1,14, addirittura sfondando marginalmente e lasciando intendere che per l’euro si stava accedendo una spia rossa.
E invece, nonostante la crescita dei rendimenti USA sulla parte più lunga della curva, il dollaro è andato giù prendendo la notizia del piano di acquisto del Tesoro americano di bond a scadenza lunga come il ritorno formale del debasement trade. Non a caso oro e Bitcoin hanno accelerato.
EUR/USD: focus su amministrazione USA e Fed
Se lo spread tra Treasury americani e Bund tedeschi a 10 anni si è mantenuto attorno ai 150 punti base nonostante i primi abbiamo toccato quota 4,75% sulla scadenza 10 anni, EUR/USD è decollato confermando una certa sfiducia dei mercati nella reale volontà della Casa Bianca di controllare i deficit ed avendo forse annusato che dalla Federal Reserve non arriveranno dei soccorsi sotto forma di aumento dei tassi a settembre.
Ad alimentare ulteriori timori sul biglietto verde il concertato intervento a sostegno dello yen giapponese attivato per evitare pericolosi smobilizzi di posizioni pesanti di bond USA da parte di uno dei creditori più importanti
Con un debito americano visto in crescita al 120% del PIL tra 10 anni in assenza di tagli alla spesa o aumento delle tasse, la reazione del mercato sembra essere una presa d’atto che richiede azioni convincenti di un’inversione di rotta. E di certo questi segnali non possono essere i dazi commerciali di Trump, giù bocciati dalla Corte Suprema e ora nuovo terreno di scontro con il Canada.
Analisi EUR/USD: il grafico
Andando all’analisi tecnica di EUR/USD rimango convinto che nonostante il recente forte balzo all’insù, sarà l’appuntamento tradizionale di Jackson Hole del 27-29 agosto a fare da primo banco di prova ad un cambio che inevitabilmente subirà anche gli influssi delle decisioni di Fed e BCE a settembre considerando che l’inflazione non molla la presa a causa delle tensioni sui prezzi energetici.

Il movimento secco recente sopra la down trend line denota vitalità dell’euro, ma prima di sancire definitivamente una stagione contro il dollaro vorrei vedere un allungo oltre 1,18/1,19. Non dimentichiamo che stiamo entrando nel periodo stagionalmente migliore per il dollaro, almeno fino a dicembre, e che il differenziale di tasso non sta penalizzando chi decide di fare carry trade con il biglietto verde. È solo una questione di fiducia che il mercato non intende dare se non ad un prezzo più alto, ovvero con un dollaro svalutato tipica valvola di sfogo preferita da una banca centrare che non accetterà di inasprire il costo del denaro soprattutto con le elezioni alle porte.