Il commercio Transatlantico affronta in queste ore la sua crisi più profonda dal dopoguerra. L'amministrazione Trump ha ufficializzato l'introduzione, a partire dal 1° febbraio 2026, di dazi lineari del 10% sulle importazioni da otto nazioni europee chiave: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Uk. La misura, legata al supporto di tali Paesi alla sovranità della Groenlandia, prevede un meccanismo di escalation automatica al 25% dal 1° giugno, in assenza di un riallineamento diplomatico.
La risposta di Bruxelles: l'attivazione dell'ACI
La reazione dell'Unione Europea segna un cambio di paradigma verso l'autonomia commerciale. Il Presidente francese Emmanuel Macron, sostenuto dal premier svedese Ulf Kristersson e dalle forze centriste del Parlamento Europeo, ha esortato il Consiglio all'impiego dello Strumento Anti-Coercizione (ACI), definito dai mercati il "bazooka" di Bruxelles.
A differenza delle tradizionali ritorsioni tariffarie, l'ACI è un'arma asimmetrica che permette all'UE di intervenire su molteplici livelli:
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Accesso ai capitali e appalti: limitazioni operative per le imprese statunitensi nelle gare pubbliche europee;
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Proprietà intellettuale: possibile revoca di diritti o licenze, una misura che colpirebbe al cuore il valore intangibile delle Big Tech americane;
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Restrizioni agli investimenti: controllo stringente sui flussi di capitali diretti (FDI) in settori sensibili.
L'attivazione richiede una maggioranza qualificata (15 Stati su 27 che rappresentino il 65% della popolazione), una soglia che Macron punta a raggiungere nel prossimo Consiglio Europeo straordinario.
Analisi dei settori e impatto sui mercati
Dal punto di vista della gestione di portafoglio, l'incertezza tariffaria sta già provocando una rotazione settoriale e un aumento del premio al rischio. I settori maggiormente colpiti dal cambiamento potrebbero essere:
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Automotive e beni di lusso: i dazi del 10% (con prospettiva al 25%) minacciano direttamente il pricing power di aziende come Ferrari e i grandi gruppi del lusso francese. La pressione sui margini operativi è immediata, poiché l'assorbimento dei dazi per mantenere quote di mercato negli USA comprimerebbe l'utile netto stimato per il 2026;
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Energia e GNL: la contro-ritorsione UE da 97 miliardi di dollari mira specificamente al Gas Naturale Liquefatto americano. Questo scenario pone sfide di approvvigionamento per società del comparto oil come ENI, con possibili riflessi sui costi industriali nel medio termine;
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Tecnologia: se l'UE dovesse procedere con restrizioni sui servizi digitali o sulla proprietà intellettuale, la volatilità colpirebbe non solo il Nasdaq, ma anche le infrastrutture cloud e i servizi software su cui poggiano molte imprese europee.
Elaborazione: Investire.biz
Outlook: quanto durerà la volatilità?
Gli analisti istituzionali prevedono che questa fase di instabilità non si risolverà prima del secondo trimestre del 2026. Il mercato sta prezzando uno scenario di "confronto prolungato", dove i dazi vengono utilizzati come leva negoziale in vista del vertice di Davos.
Per gli investitori, la stabilità del cambio EUR/USD rimane il principale indicatore di stress: una discesa nei prossimi giorni segnalerebbe una fuga di capitali verso il dollaro come safe haven (bene rifugio), nonostante le tensioni doganali. La parola d'ordine resta la prudenza, con un monitoraggio stretto sulla compattezza dei 15 Stati membri necessari per attivare le contromisure europee. Le prossime settimane saranno sicuramente molto delicate e l'incertezza potrebbe giocare un ruolo cruciale sui mercati finanziari.
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