Il 21 gennaio 2026 segna un punto di rottura per i mercati globali. Mentre il mondo attende il discorso di Donald Trump al World Economic Forum di Davos, una combinazione esplosiva di isolazionismo americano e instabilità monetaria giapponese sta spingendo gli investitori verso una fuga di massa dagli asset rischiosi.
L'oro ha toccato un nuovo massimo storico di 4.865 dollari l'oncia, segnale inequivocabile di una ricerca di protezione che non trova più nel Dollaro o nei Treasury la risposta rassicurante del passato. La chiave di volta potrebbe risiedere proprio nel movimento dei titoli di stato americani ma soprattutto giapponesi.
La nascita del trade "Sell America"
L'espressione circola con insistenza tra i desk operativi di Londra e Singapore: "Sell America". Quello che era iniziato come un malumore post-dazi nell'aprile dello scorso anno si è trasformato in un deflusso strutturale.
Le minacce di acquisire la Groenlandia, anche ricorrendo alla forza, e l'imminente scontro tariffario con l'Unione Europea hanno incrinato la percezione degli Stati Uniti come partner affidabile. Il risultato? Wall Street ha perso oltre il 2% in una singola sessione, trascinando al ribasso le piazze asiatiche e lasciando il biglietto verde vulnerabile alla sua peggiore caduta mensile.
Il Giappone: da "salvadanaio" a minaccia globale
Tuttavia, il vero rischio sistemico si è spostato a Tokyo. Per decenni, il Giappone è stato il principale esportatore di capitali grazie a tassi vicini allo zero. Ora, sotto la guida del Primo Ministro Sanae Takaichi, quel paradigma è andato in frantumi.
Il piano di spesa aggressivo del governo Takaichi ha innescato una vendita brutale sui titoli di Stato giapponesi (JGB):
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Rendimenti record: il rendimento del bond a 40 anni è schizzato al 4,2%, un livello impensabile fino a pochi mesi fa;
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Rimpatrio dei capitali: se i bond domestici offrono rendimenti elevati, i grandi fondi pensione e le assicurazioni giapponesi non hanno più motivo di finanziare il debito pubblico americano o europeo;
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Fine del Carry Trade: il rialzo dei tassi in Giappone (atteso già per aprile) sta agendo come un aspirapolvere di liquidità, togliendo ossigeno ai mercati azionari globali.
"Il Giappone non è più il porto sicuro della liquidità a basso costo. Quando il più grande creditore del mondo decide di alzare i tassi, ogni singola classe di asset ne risente." — Mantas Vanagas, Senior Economist Westpac.
Cosa monitorare nelle prossime ore
La stabilità dei mercati per il resto del primo trimestre dipenderà da due eventi cruciali:
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Il discorso di Davos: se Trump confermerà l'escalation sulla Groenlandia e i dazi UE, il "Sell America" potrebbe accelerare, portando l'S&P 500 in territorio correttivo;
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Meeting della Bank of Japan (BoJ): venerdì i banchieri centrali giapponesi potrebbero fornire la "roadmap" definitiva per l'uscita dalla politica monetaria ultra-espansiva.
In un contesto di correlazione inversa tra rendimenti obbligazionari e valutazioni azionarie, la prudenza è d'obbligo. La rotazione verso beni rifugio tangibili (Oro) e il monitoraggio stretto dello Yen rispetto al Dollaro sono, al momento, le uniche bussole affidabili in una tempesta geopolitica che sembra solo all'inizio.
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