Il mercato del lavoro USA ha appena servito un cocktail di dati tanto sorprendente quanto contraddittorio. Se ci fermassimo ai titoli di apertura, parleremmo di un trionfo: a gennaio 2026, l’economia americana ha aggiunto ben 130.000 posti di lavoro, polverizzando le stime di consenso che si fermavano a 65.000. Si tratta dell'incremento mensile più significativo dal dicembre 2024, un dato che ha colto di sorpresa anche i più ottimisti e ha portato il tasso di disoccupazione a un inaspettato 4,3%.
Tuttavia, grattando la superficie di questa "vittoria" statistica, emerge una realtà molto più complessa e decisamente meno brillante. Il report odierno contiene anche le pesantissime revisioni annuali che hanno riscritto la storia economica del 2025.
Il grande ricalcolo: dove sono finiti i posti di lavoro USA?
La notizia che dovrebbe far tremare i mercati non è il numero di gennaio, ma quello che è stato "cancellato" dal passato. Le revisioni basate sui dati fiscali più precisi hanno rivelato che il livello di occupazione a marzo 2025 era stato sovrastimato di ben 898.000 unità.
Questo significa che l'intero anno 2025 non è stato un periodo di crescita moderata, ma di quasi stagnazione. La creazione totale di posti di lavoro per l'anno scorso è stata ridimensionata da 584.000 a soli 181.000. In termini medi, gli Stati Uniti non hanno creato quasi 50.000 posti al mese come si credeva, ma appena 15.000.
Fonte: ZeroHedge
È un ridimensionamento brutale che conferma un trend ormai sistematico: 25 degli ultimi 26 report sono stati rivisti al ribasso dopo la prima pubblicazione.
L’illusione degli aggiustamenti stagionali
C'è poi la questione del "trucco" statistico. Il dato di +130.000 di gennaio è frutto del modello di aggiustamento stagionale del Bureau of Labor Statistics. Se guardassimo i numeri reali, ovvero quelli non manipolati per le fluttuazioni del calendario, l'economia statunitense ha perso effettivamente 2,649 milioni di posti di lavoro a gennaio (rispetto alle revisioni totali di tutto il 2025). Sebbene le perdite post-natalizie siano normali, l'entità della correzione statistica necessaria per trasformare una perdita milionaria in un guadagno a sei cifre solleva dubbi sulla reale forza del mercato del lavoro.
Una crescita a due velocità
Dal punto di vista settoriale, il mercato del lavoro USA appare profondamente diviso. La crescita di gennaio è stata trainata quasi interamente dai settori "resilienti" come la sanità (+82.000) e l'assistenza sociale, con un contributo positivo anche dalle costruzioni. Al contrario, il settore pubblico federale continua a contrarsi bruscamente, con una perdita di 34.000 unità nel solo mese di gennaio, portando il calo complessivo del settore governativo a oltre il 10% dal picco di fine 2024.
Sul fronte dei salari, la crescita rimane stabile al 3,7% su base annua, un dato che non segnala pressioni inflazionistiche preoccupanti ma garantisce una tenuta del potere d'acquisto per chi un lavoro lo ha mantenuto.
In questo contesto, la Federal Reserve si trova ora in una posizione scomoda. Da un lato ha un dato di gennaio "caldo" che suggerirebbe prudenza nel tagliare i tassi. Dall'altro, ha la prova tangibile che il mercato del lavoro USA dell'ultimo anno è stato molto più fragile di quanto comunicato in precedenza.
Con un’economia che ha generato mediamente solo 15.000 posti al mese nel 2025, il rischio di una scivolata verso la contrazione è reale. Gli investitori dovrebbero guardare oltre il rimbalzo di gennaio: la debolezza strutturale emersa dalle revisioni suggerisce che la Banca centrale potrebbe essere costretta a interventi molto più aggressivi di quanto il mercato stia attualmente scontando per evitare un "hard landing" nel corso del 2026. Ancora una volta, quindi, la palla passa alla FED e a Jerome Powell: cosa verrà deciso alla prossima riunione?