Altseason 2026: perché la rotazione sulle altcoin non è iniziata | Investire.biz

Altseason 2026: perché la rotazione sulle altcoin non è iniziata

28 ago 2026 - 12:00

Ethereum guadagna il 30% in una settimana, ma la dominance di Bitcoin sale a 60,88% e l'indice "Altcoin season" resta ancora basso a 35/100

Ethereum ha guadagnato quasi il 30% in sette giorni. Strategy ha chiuso la seduta di giovedì 27 agosto a 138,38 dollari contro i 123,19 del giorno precedente, oltre il 12% in un solo giorno. Coinbase, Circle, Marathon e Robinhood hanno appena archiviato la settimana migliore da anni. In parallelo, su tutti i social di settore, è tornata a circolare la stessa parola che accompagna ogni rialzo cripto dal 2023: Altseason, la stagione delle Altcoin. Ma sarà davvero così?

 

 

 

Altseason 2026: cosa è successo davvero in due settimane

Il primo dato da fissare è che Bitcoin non è rimasto a guardare mentre le altre criptovalute salivano. È uscito al rialzo da un intervallo in cui si muoveva da settimane, compreso tra 62.500 e 65.600 dollari, per poi toccare un massimo sopra gli 81.000. Dal minimo di quell'intervallo si tratta di circa il 25%. Nello stesso periodo Ethereum è arrivato a circa 2.520 dollari, per una capitalizzazione di 304 miliardi, con un guadagno vicino al 35%.

Ethereum ha quindi fatto meglio di Bitcoin di circa 10 punti percentuali e soprattutto lo ha fatto dentro un mercato in cui saliva tutto. Non è la dinamica che il termine Altseason descrive, che è invece quella di capitali che escono da Bitcoin per entrare altrove.

Il secondo dato riguarda l'origine della spinta, che non è arrivata dal settore. Il 19 agosto il Tesoro statunitense ha annunciato l'ampliamento delle operazioni di riacquisto dei propri titoli a lunga scadenza: sul tratto compreso tra 10 e 30 anni l'importo massimo per operazione passa da 2 a almeno 4 miliardi di dollari, a partire dal 9 settembre.

Quando il Tesoro ricompra titoli già emessi ne riduce la quantità disponibile sul mercato: il prezzo sale e il rendimento scende. Rendimenti più bassi sul debito americano rendono meno remunerativo tenere la liquidità ferma e spostano una quota di capitali verso attività più rischiose. Il giorno successivo la Casa Bianca ha ospitato i vertici del settore delle criptovalute, aggiungendo un secondo elemento di contesto favorevole.

Sopra questo scenario si sono innestate due spinte tecniche. Gli ETF che detengono Ethereum in via diretta hanno raccolto 697 milioni di dollari nella settimana chiusa il 21 agosto, il flusso settimanale più alto dell'intero 2026. E la salita dei prezzi ha provocato la liquidazione di oltre 1 miliardo di dollari di posizioni ribassiste aperte a leva.

 

 

I tre numeri che misurano una rotazione

Per stabilire se una rotazione verso le Altcoin sia effettivamente in corso esistono tre indicatori pubblici e aggiornati in tempo reale. Vale la pena definirli con precisione, perché vengono citati spesso e interpretati poco.

La dominance di Bitcoin è la quota della capitalizzazione complessiva del mercato delle criptovalute rappresentata dal solo Bitcoin. Quando i capitali si spostano verso le altre monete, quella percentuale scende. È la misura più diretta di una rotazione mentre avviene.

Al momento la dominance ha chiuso a 60,88% sul grafico giornaliero, e non sta scendendo: ha appena rotto al rialzo un intervallo di accumulazione durato otto mesi. Il primo supporto si colloca a 59,63%, mentre il massimo del ciclo precedente è a 66,06%. Nella settimana in cui Ethereum ha guadagnato il 30%, quindi, la quota di Bitcoin sul totale è aumentata.

L'indice della stagione delle Altcoin misura quante fra le principali criptovalute diverse da Bitcoin hanno sovraperformato Bitcoin negli ultimi 90 giorni, su una scala da 0 a 100. Sopra 75 si parla convenzionalmente di stagione delle Altcoin, sotto 25 di stagione di Bitcoin. Le rilevazioni correnti oscillano tra 35 e 37 a seconda del fornitore: significa che circa due terzi delle principali monete alternative, negli ultimi tre mesi, hanno fatto peggio di Bitcoin. La capitalizzazione complessiva delle Altcoin si attesta intorno a 1.060 miliardi di dollari.

Il rapporto tra Ethereum e Bitcoin esprime quanti Bitcoin occorrono per acquistare un Ethereum, ed è il termometro del confronto diretto fra i due, indipendente dall'andamento del dollaro. Il livello attuale è 0,0296, in rialzo del 10,5% sull'ultimo mese. Su sei mesi, però, resta negativo del 4,85%, e da inizio anno del 12,6%.

La lettura d'insieme è questa: Ethereum sta sovraperformando Bitcoin da alcune settimane, e su questo la narrativa ha un fondamento. Ma nel 2026 accumula ancora un ritardo di oltre 12 punti percentuali sullo stesso confronto, e il movimento non si è propagato al resto del mercato. Un mese di recupero all'interno di un anno di ritardo non configura una rotazione.
 
 

Perché la regola del 2017 e del 2021 si è rotta

La tesi secondo cui una fase laterale di Bitcoin spinge la liquidità verso le Altcoin non è arbitraria: descrive un meccanismo che si è effettivamente verificato in due cicli. Il capitale entrava dal nome più conosciuto, poi una parte dei guadagni veniva spostata su Ethereum, quindi sulle monete di media capitalizzazione e infine sulla coda lunga dei progetti minori, dove volumi contenuti bastano a muovere i prezzi in modo violento.

Da tre anni quel meccanismo non si osserva più. Per quasi tutto il 2024 e per l'intero 2025 la dominance di Bitcoin è rimasta compresa fra il 55% e il 62%, il periodo più lungo su livelli così elevati dal 2020, e la stagione delle Altcoin non si è mai materializzata.

La spiegazione più solida non riguarda le preferenze degli investitori ma la struttura del canale di accesso. Fino al 2021 comprare Bitcoin richiedeva l'apertura di un conto su una piattaforma di scambio di criptovalute. Una volta lì dentro, con la liquidità già depositata, acquistare la quarantesima moneta dell'elenco comportava un attrito prossimo allo zero. La catena funzionava anche per questa ragione pratica.

Dal 2024 la quota prevalente dei nuovi capitali entra invece attraverso gli ETF che detengono Bitcoin in via diretta. Sono fondi quotati che si acquistano dal conto titoli come una qualsiasi azione, custodiscono l'attività sottostante e ne replicano il prezzo. Il vantaggio è sostanziale: nessuna piattaforma da gestire, nessuna chiave privata da custodire, nessuna esposizione al fallimento dell'intermediario, e soprattutto la possibilità di operare per soggetti a cui i regolamenti interni vietavano l'accesso diretto, come fondi pensione, assicurazioni e gestioni patrimoniali.

È esattamente qui che la catena si interrompe. Chi acquista Bitcoin tramite un ETF dal proprio conto titoli non si trova sulla piattaforma di scambio, e quando Bitcoin rallenta non dispone di un percorso agevole per riallocare il capitale. Nel caso degli investitori istituzionali, il mandato lo esclude a priori. Il capitale entra dal primo anello e vi rimane. Raggiunge Ethereum in forma attenuata, ora che anche Ethereum dispone dei propri ETF, ed è precisamente ciò che si osserva in queste settimane. Il resto del mercato non lo intercetta.

A questo si aggiunge un fattore di offerta. Nel 2021 i nuovi progetti trovavano una domanda retail disposta ad assorbirli; oggi il numero di token in circolazione è cresciuto di ordini di grandezza mentre la liquidità disponibile per acquistarli non ha seguito lo stesso ritmo.

 

 

Le società quotate e il premio sparito su Strategy

Sul fronte azionario la settimana è stata la migliore da anni per l'intero comparto, con i rialzi che ricalcano fedelmente il grado di esposizione al prezzo del sottostante.

In cima si colloca Strategy, con circa il 29% settimanale: è la società che ha convertito il proprio bilancio in Bitcoin, quindi la più direttamente esposta. Seguono le piattaforme di scambio, con Coinbase intorno al 25%, che generano ricavi dalle commissioni e quindi beneficiano dei volumi in entrambe le direzioni.

Accanto si posizionano i produttori, con Marathon intorno al 21%, il cui margine dipende dal prezzo ma anche dal costo dell'energia. Circle avanza del 22% pur avendo un modello differente, basato sugli interessi maturati sui titoli di Stato posti a garanzia della propria moneta agganciata al dollaro, quindi più sensibile ai tassi che al prezzo delle criptovalute. Chiudono Robinhood intorno al 13%, intermediario generalista per cui il comparto è una linea di ricavo fra le altre, e Galaxy Digital intorno al 5%.

Su Strategy, però, il dato più significativo è la diluizione azionaria più rapida del previsto.

Strategy emette azioni di nuova emissione, le colloca sul mercato e destina il ricavato all'acquisto di Bitcoin. Perché l'operazione risulti vantaggiosa per gli azionisti esistenti occorre una condizione: che il mercato valuti quelle azioni più del valore dei Bitcoin detenuti. Se la società possiede 100 di Bitcoin e capitalizza 300, ogni emissione raccoglie e investe capitale cedendo una frazione ridotta della società, e la quantità di Bitcoin per azione aumenta.

Quel premio era prossimo a 3,4 volte a novembre 2024. Oggi si colloca intorno a 1, e nelle misurazioni che includono il debito e le azioni privilegiate è sceso sotto 1 già da giugno. La società detiene 842.137 Bitcoin, per un controvalore di circa 67,4 miliardi di dollari ai prezzi correnti.

Quando il rapporto raggiunge l'unità, l'emissione di nuove azioni per acquistare Bitcoin cessa di accrescere il patrimonio per azione e comincia a ridurlo: si raccoglie 1, si investe 1, ma si è ceduta una quota di società che valeva 1.

 

 

Cosa resta

I tre rialzi di questa settimana sono reali e vanno riconosciuti come tali. Ma la loro origine è omogenea: Ethereum sale su 697 milioni di raccolta negli ETF e un miliardo di posizioni ribassiste chiuse per liquidazioni, Bitcoin rompe gli 80.000 dollari sulla scia di una decisione del Tesoro statunitense in materia di riacquisti, Strategy guadagna il 12% in una seduta il giorno successivo a un taglio di 100 dollari dell'obiettivo di prezzo da parte del proprio analista più favorevole. Si tratta di movimenti di flusso e di leva, non di revisioni dei fondamentali.

Nulla di tutto questo autorizza a concludere che i prezzi scenderanno, né che la rotazione verso le Altcoin non si verificherà: potrebbe avviarsi nei prossimi mesi, e il ragionamento che la sostiene non è privo di logica.

La quota di Bitcoin sul mercato è salita anziché scendere, due terzi delle principali monete alternative hanno sottoperformato Bitcoin negli ultimi tre mesi, e Ethereum, che fra queste è la più forte, resta indietro di oltre 12 punti percentuali da inizio anno sullo stesso confronto.

In sostanza, quindi, non ci sono elementi tangibili per poter dire che la rotazione sia in corso che la "Altseason" sia già iniziata.

 

Disclaimer: File MadMar.

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