Il panorama cripto sta attraversando una fase di marcata incertezza, con Bitcoin che mostra segni di cedimento rispetto ai recenti massimi. Dopo un periodo di euforia, il prezzo della principale criptovaluta per capitalizzazione ha subito una correzione significativa, scendendo verso l'area dei 63 mila dollari.
Questo arretramento non è passato inosservato, agendo come un vero e proprio test per la convinzione degli investitori istituzionali. Il mercato ha visto svanire gran parte dei guadagni accumulati nel rally post-elettorale, riportando il sentiment verso una cautela che non si percepiva da mesi.
Questa flessione è avvenuta in un contesto in cui il prezzo medio di acquisto per i grandi accumulatori si era stabilizzato su livelli decisamente più elevati, creando una discrepanza che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità degli asset digitali come riserve di tesoreria. La volatilità intrinseca dell'asset continua a essere il principale motore delle dinamiche di prezzo, influenzando non solo il retail, ma anche le strutture patrimoniali delle società quotate che hanno legato il proprio destino a quello della maggiore delle criptovalute.
Il peso delle minusvalenze su Bitcoin: Strategy e l'abisso dei 9,5 miliardi
In questo scenario di contrazione, la posizione di Strategy su Bitcoin è finita sotto la lente d’ingrandimento degli analisti. La società si trova attualmente a gestire una minusvalenza latente monumentale, stimata in circa 9,5 miliardi di dollari.
Con un tesoro di ben 717.722 BTC acquisito a un costo complessivo di circa 54,56 miliardi di dollari, il prezzo medio di carico della società si attesta intorno ai 76.020 dollari per singolo coin (sito Strategy). Con le quotazioni attuali che oscillano sensibilmente al di sotto di tale soglia, il valore di mercato delle partecipazioni è sceso in un range compreso tra i 45 e i 47 miliardi di dollari.
È fondamentale sottolineare che si tratta di perdite "su carta": Strategy non ha liquidato la sua posizione, ma le recenti modifiche alle regole contabili impongono alle aziende di valutare, ogni trimestre, gli asset digitali ai prezzi di mercato. Questo meccanismo ha introdotto una volatilità senza precedenti nei risultati dichiarati, trasformando ogni oscillazione di Bitcoin in un potenziale shock per l'utile netto, pur non riflettendo necessariamente una debolezza operativa dell'azienda (Grafico azioni Strategy).
Nonostante le critiche di chi vede in questo modello un rischio eccessivo di diluizione e leva finanziaria, i sostenitori di Michael Saylor, fondatore e attuale Presidente Esecutivo di Strategy, interpretano questo drawdown come una fase ciclica già vissuta in passato, preludio a nuovi rally.
L’Orange Century: la resilienza di un accumulo senza sosta
Nonostante la pressione finanziaria e le critiche dei detrattori, la determinazione di Saylor è intatta. La società ha recentemente celebrato il suo centesimo acquisto di Bitcoin dalla trasformazione della sua strategia di tesoreria nel 2020, aggiungendo ulteriori 592 BTC al proprio bilancio per un valore di circa 39,8 milioni di dollari.
Questa operazione segna la nona settimana consecutiva di acquisti, un segnale inequivocabile di una strategia di accumulo "ad ogni costo" che non si cura dei movimenti di prezzo a breve termine. Per finanziare questa espansione, Strategy continua a utilizzare strumenti sofisticati come la vendita di azioni ordinarie di Classe A tramite programmi "at-the-market" (ATM), generando la liquidità necessaria senza intaccare le riserve operative.
Saylor, che ha coniato l’espressione "The Orange Century" per descrivere questa era di dominanza dei Bitcoin, rimane fermamente convinto del potenziale a lungo termine dell'asset, arrivando a dichiarare che "se non andrà a zero, arriverà a un milione".
Con il controllo del 3,4% dell'offerta totale di Bitcoin, la società si posiziona come il più grande detentore corporate al mondo, scommettendo tutto sulla tesi che il Bitcoin rappresenti l'asset di riserva primario per il futuro.
Se il Bitcoin dovesse consolidarsi come asset di riserva globale, Strategy apparirà come il primo grande pioniere corporate ad aver trasformato la tesoreria in un veicolo di accumulo strategico, accettando volatilità contabile in cambio di scarsità digitale. Se invece la narrativa dovesse incrinarsi, il modello mostrerebbe i limiti di una concentrazione estrema su un unico asset altamente speculativo.
Saylor sta facendo una scommessa sistemica sulla natura del denaro nel XXI secolo. Una scommessa che amplifica i rischi nel breve termine per tentare di dominare il lungo periodo.