Bitcoin sta per chiudere un altro mese negativo, avviandosi verso il quarto consecutivo in rosso. Si tratta della serie negativa più lunga dal 2018. Nell'ultima seduta, la principale criptovaluta è scivolata fino a poco sopra gli 81.000 dollari, prima di rimbalzare leggermente, toccando il livello più basso dallo scorso novembre.
Contestualmente, gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato la più lunga serie di deflussi mensili dalla loro introduzione. I 12 fondi quotati negli Stati Uniti hanno subito tre mesi consecutivi di deflussi netti, con 5,7 miliardi di dollari ritirati, secondo i dati forniti da Bloomberg. Tutti questi numeri mostrano come al momento sia evidente un’avversione al rischio nei confronti delle criptovalute, con gli investitori che su questo fronte preferiscono asset più tradizionali.
Bitcoin rifugio sicuro? Meglio oro e argento
La debolezza di Bitcoin risulta ancora più evidente se si confronta la sua performance con il forte rally dei beni rifugio tradizionali come oro e argento. L’ultima seduta sui mercati dei metalli ha visto entrambi gli asset arretrare fortemente in seguito alla nomina di Kevin Warsh come successore di Jerome Powell alla presidenza della Federal Reserve (Nuovo presidente Fed: Trump punta su Kevin Warsh).
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti scelto una figura con una visione della politica monetaria meno accomodante rispetto ad altri candidati. Questo aspetto è rilevante perché implica che i tassi di interesse potrebbero non scendere quanto precedentemente ipotizzato. Di conseguenza, oro e argento, in quanto asset non redditizi, vedrebbero aumentare il costo opportunità della loro detenzione.
La nomina di Warsh ha avuto effetti negativi anche su Bitcoin, abbassando la propensione degli investitori verso le attività più rischiose. La dinamica appare paradossale se si avvalora la tesi di chi ha sempre definito Bitcoin come "oro digitale", ovvero un bene rifugio alternativo al metallo giallo. L’interrogativo che emerge è se il forte rally di oro e argento non sia stato il risultato di una presa di coscienza da parte degli investitori, che avrebbero preferito orientarsi verso asset rifugio tradizionali. In quest’ottica, è possibile che si sia verificato un trasferimento di capitali da Bitcoin verso oro e argento.
Un modo per valutare se la criptovaluta stia effettivamente esprimendo il suo potenziale come oro digitale è misurarne il valore in termini di oro. Anche sotto questo profilo, però, i sostenitori di questa teoria restano delusi: dal picco del 2024, il valore di Bitcoin espresso in oro è crollato di circa il 60%. "Improvvisamente, le criptovalute non sembrano più un’alternativa alla moneta fiat né una copertura contro le politiche finanziarie non sempre responsabili dei principali Paesi", ha dichiarato Alex Kuptsikevich, capo analista di mercato di FxPro.
Secondo Matt Howells-Barby, vicepresidente dell’exchange di criptovalute Kraken, "le preoccupazioni legate ai massicci investimenti nell’intelligenza artificiale da parte delle Big Tech, non ancora supportati da utili in grado di giustificare tali spese, sembrano destabilizzare gli asset rischiosi nel loro complesso". Con gli spread creditizi già estremamente compressi, "i mercati erano chiaramente orientati al rischio, quindi non sorprende vedere gli investitori fermarsi e rivalutare la propria propensione al rischio", ha aggiunto.
Dove può arrivare il ribasso di Bitcoin?
La discesa di Bitcoin incontra una soglia psicologica a 80.000 dollari, che potrebbe fungere da supporto. Tuttavia, una rottura di questo livello rischia di aprire la strada a ulteriori ribassi, soprattutto se dovesse persistere l’attuale sentiment negativo del mercato.
"Non mi sorprenderei di vedere Bitcoin scambiare presto nell’area dei 70.000 dollari", ha affermato Adam McCarthy, analista di ricerca presso Kaiko. In caso di discesa sotto gli 80.000 dollari, "potrebbe continuare a calare nel fine settimana e, con una liquidità più bassa in questi giorni, l’impatto potrebbe essere amplificato", ha aggiunto.
Tony Sycamore, analista di mercato di IG Australia, ha affermato che l’ultima ondata di vendite è coerente con la sua visione secondo cui il rialzo partito dai minimi di novembre fosse un "rimbalzo correttivo o controtrend". L’ultima discesa suggerisce quindi che "il trend ribassista si è ora riattivato".