La prima conferenza stampa di Kevin Warsh come presidente della Federal Reserve ha lasciato il segno sui mercati. Al termine della riunione del FOMC di mercoledì, che ha confermato i tassi invariati nel range tra il 3,50% e il 3,75%, Wall Street ha virato in rosso: il Dow Jones ha ceduto lo 0,98%, l'S&P 500 ha perso l'1,21% e il Nasdaq Composite ha lasciato sul campo l'1,34%.
A pesare sugli investitori non è stata tanto la decisione sui tassi - ampiamente attesa - quanto il tono del nuovo presidente della Fed e le indicazioni del dot plot, che ha segnalato un orientamento più restrittivo rispetto alle proiezioni di marzo. Nove dei dodici membri del FOMC vedono almeno un rialzo dei tassi entro fine anno, sei ne prevedono addirittura più di uno.
L'inflazione, salita al 4,2% annuo a maggio - il livello più alto degli ultimi tre anni - alimenta i timori di una stretta monetaria, con l'ipotesi di un primo rialzo già in autunno. "La proiezione mediana indica ora una chiara probabilità di un rialzo da parte del FOMC e, con il presidente Warsh che ha dichiarato di avere ancora lavoro da fare sul fronte della stabilità dei prezzi, continuiamo ad aspettarci un aumento dei tassi quest'anno", ha sottolineato Stephen Brown, capo economista per il Nord America di Capital Economics.
Ad aggiungere incertezza, Warsh ha segnalato l'intenzione di ridurre la forward guidance, ovvero la prassi di comunicare in anticipo le intenzioni di policy. Una scelta che ha generato apprensione tra gli operatori. "Meno forward guidance significa più opzionalità per la Fed, ma probabilmente anche più volatilità nel pricing del percorso futuro dei tassi", ha osservato Ella Gude, responsabile del reddito fisso di BNY Investments Newton (La Fed di Warsh: tassi fermi, inflazione al 3,6% e nessuna promessa).
La decisione di mantenere i tassi fermi non è stata del tutto unanime, a quanto emerge dai commenti di Warsh, che ha definito la discussione interna "un buon dibattito in famiglia". I rendimenti sui Treasury a due anni hanno reagito balzando fino al 4,2%, segnale che il mercato obbligazionario sta già scontando uno scenario più "hawkish".
Azioni Wall Street: future in ripresa, macro in focus
Dopo la correzione di ieri, i derivati sugli indici americani mostrano segnali di recupero in avvio di sessione. Il future sull'S&P 500 avanza dello 0,9%, il contratto sul Nasdaq 100 guadagna l'1,62% mentre il derivato sul Dow Jones sale di mezzo punto percentuale.
Sul fronte macroeconomico, la giornata odierna offre diversi spunti. Gli operatori attendono i dati settimanali sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, riferiti alla settimana terminata il 13 giugno, insieme alla lettura di giugno del Philadelphia Fed Index - un indicatore dell'attività manifatturiera nel distretto della Federal Reserve di Philadelphia - e agli indicatori anticipatori del Conference Board di maggio.
Sul fronte geopolitico, tiene banco l'accordo interinale tra Stati Uniti e Iran, firmato elettronicamente dai rispettivi presidenti: un memorandum d'intesa in 14 punti che include la riapertura dello Stretto di Hormuz, un piano da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran e la rimozione di tutte le sanzioni americane contro Teheran. Trump, a margine del G7 in Francia, ha difeso i termini del patto, definendo i critici "gelosi, in malafede o stupidi".
Wall Street oggi: Intel, Apple e SpaceX sotto i riflettori
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Intel (+8,80% pre-market): il titolo del produttore di semiconduttori vola dopo che il presidente Trump ha annunciato su Truth Social un accordo tra Apple e Intel per progettare e costruire chip negli Stati Uniti. Trump ha ricordato che anche Nvidia e Tesla (con il progetto Terafab, la più grande fabbrica di chip al mondo) hanno già stretto accordi con il gruppo di Santa Clara. Il titolo ha guadagnato il 464% negli ultimi dodici mesi, con una capitalizzazione di mercato che ha raggiunto i 590 miliardi di dollari.
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Apple (+0,56%): oltre alla partnership con Intel per la produzione di chip in America, l'azienda guidata da Tim Cook - ha riferito il CEO nel corso di un'intervista al Wall Street Journal - si prepara ad aumentare i prezzi dei propri prodotti per compensare il rincaro dei chip di memoria e storage.
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SpaceX (-0,7%): dopo il -4,95% di ieri, il titolo della società di Elon Musk è debole prima dell'avvio.
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Amazon (+1,1%): parlando di data center spaziali, il fondatore Jeff Bezos ha dichiarato che la tecnologia è già disponibile, ma che servono ancora riduzioni significative dei costi di lancio e un aumento dell'incidenza dei costi energetici sul totale delle spese operative. Blue Origin ha già presentato alla FCC un progetto da 51.600 satelliti in orbita bassa, nell'ambito dell'iniziativa Project Sunrise.
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Smith & Wesson (+15%): il produttore di armi ha riportato un balzo del 27% dei ricavi nell'ultimo trimestre, trainato dalle vendite di pistole.