A Wall Street la tensione si taglia con il coltello. L'incertezza è aumentata sensibilmente dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran del 28 febbraio. Gli attacchi americani e israeliani hanno spinto Teheran a chiudere di fatto lo Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del petrolio e del gas trasportati in tutto il mondo. L'impennata dei prezzi dei combustibili che ne è conseguita fa temere un ritorno dell'inflazione e possibili impatti negativi sull'economia globale. A ragion veduta, gli investitori sono preoccupati e stanno vendendo le azioni in Borsa.
Le ultime sedute sono state caratterizzate da una decisa risalita della volatilità. Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui la guerra potrebbe finire in tempi brevi, e l'impegno dell'Agenzia Internazionale dell'Energia di liberare scorte strategiche di petrolio a livelli mai visti hanno temporaneamente calmato i mercati. Tuttavia, una de-escalation è ancora lontana e, anzi, l'Iran continua ad attaccare le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz e non manifesta alcun segnale di resa. Giocoforza i prezzi delle azioni si sono nuovamente contratti.
Wall Street: cosa dice il mercato delle opzioni
Un'indicazione del nervosismo degli investitori proviene dal mercato delle opzioni, dove i trader scommettono che le turbolenze sui titoli azionari dureranno almeno fino alla fine del mese. Gli operatori stanno infatti acquistando opzioni put con scadenza breve a un ritmo superiore rispetto alle opzioni call, con il rapporto tra i due premi che, all'inizio di marzo, era giunto al livello più alto dal 2021.
"Questo indica che una quantità estrema di paura viene prezzata sul lato ribassista", ha dichiarato in un'intervista Davide Montoni, responsabile delle vendite di derivati istituzionali e QIS per le Americhe presso UBS Securities Americas.
Ad aumentare la richiesta di protezione al ribasso da parte degli investitori istituzionali contribuiscono l'aumento dei prezzi del petrolio, l'allargamento degli spread creditizi e le preoccupazioni sul private credit, sottolinea Daniel Kirsch, responsabile delle opzioni presso Piper Sandler.
Cosa cambia nel lungo periodo
Su un orizzonte temporale più lungo, le cose potrebbero cambiare. A fine mese ci sarà l'incontro a Pechino tra Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping, durante il quale verranno affrontati diversi temi di carattere economico e geopolitico. Un esito positivo potrebbe dare una spinta importante ai mercati, quantomeno sollevando l'umore depresso di questi giorni.
"Il mercato sta essenzialmente dicendo che nel breve termine il petrolio potrebbe restare alto e la volatilità potrebbe rimanere elevata, ma più avanti le cose dovrebbero iniziare a stabilizzarsi", ha affermato Kirsch.
Che l'incontro tra Trump e Xi possa rappresentare il catalizzatore giusto lo si vede anche dai derivati legati al Cboe Volatility Index, l'indice di volatilità implicita delle opzioni sull'S&P 500. I trader stanno pagando di più per la protezione nel breve termine rispetto alle coperture con scadenze più lontane. Ciò significa che le aspettative sono per un calo della volatilità in primavera.
In sostanza, si registra un aumento dell'acquisto di opzioni put sul VIX con scadenza ad aprile o maggio, insieme alla vendita di opzioni call di breve termine sull'S&P 500 e all'acquisto di call con scadenze più lunghe.
"Stiamo vedendo clienti che valutano operazioni che beneficerebbero di un calo delle tensioni e di un ritorno del petrolio verso l'area tra 80 e 70 dollari al barile", ha detto Kirsch.