Al momento, anche chi scommette sulla pace farebbe bene a non aspettarsi un rapido ritorno alla normalità sul mercato dell'energia. Nel solo mese di marzo, i futures sul Brent hanno registrato un rialzo superiore al 60%, il balzo mensile più ampio dal 1988. Il WTI - il greggio di riferimento americano - ha guadagnato oltre il 51% nello stesso arco di tempo.
Cifre che riscrivono il panorama energetico globale e che, secondo gli analisti di Morgan Stanley, non sono destinate a sgonfiarsi rapidamente. "Anche in caso di risoluzione a breve termine, i prezzi si stabilizzeranno verosimilmente al di sopra dei livelli pre-conflitto", ha scritto il team guidato da Devin McDermott in un report pubblicato qualche giorno fa.
Le ragioni sono strutturali e continueranno a sostenere le quotazioni anche quando le tensioni si allenteranno:
- la necessità di ricostituire le scorte di petrolio;
- le crescenti preoccupazioni legate al rischio geopolitico;
- la sicurezza degli approvvigionamenti;
- la limitata capacità produttiva di riserva.
Le nuove stime della banca americana prevedono il WTI a una media di circa 80 dollari al barile nel 2026, 70 dollari nel 2027 e un target di lungo periodo rivisto al rialzo a 70 dollari - rispetto ai precedenti 65 - per il 2028 e oltre. Un aggiustamento significativo, che si traduce in conseguenze concrete per consumatori e imprese, ma che offre opportunità per chi opera nell'esplorazione e produzione di idrocarburi. "I nostri target price si muovono in media del 21% verso l'alto per le società E&P petrolifere, e di un più contenuto +8% per il gas", precisa il team di McDermott.
Chord Energy: il campione del free cash flow
Tra i titoli promossi da Morgan Stanley nell'attuale contesto spicca Chord Energy, società specializzata nell'esplorazione e produzione di petrolio con operazioni concentrate nel bacino del Williston. Gli analisti hanno alzato il giudizio da "equal weight" a "overweight" e rivisto il target price a 168 dollari, dai precedenti 114, implicando un potenziale di rialzo di circa il 18% rispetto ai livelli attuali.
"Chord Energy è tra i principali beneficiari di quotazioni petrolifere più elevate, con metriche di free cash flow e rendimento per gli azionisti superiori alla media del settore", osservano gli analisti. Assumendo un prezzo del WTI a 80 dollari al barile, la società offre un free cash flow yield del 18%, a fronte di una media di settore del 12%, e un rendimento complessivo per gli azionisti del 12%, rispetto al 6% dei peers. Numeri che raccontano di un'azienda capace di generare cassa in misura sproporzionata rispetto alla concorrenza.
Il titolo ha già messo a segno una performance notevole: da inizio 2026, Chord Energy segna un rialzo superiore al 50%. Eppure continua a remunerare gli azionisti anche attraverso la distribuzione di dividendi: il rendimento corrente si attesta al 3,7% e, il mese scorso, la società ha aumentato il dividendo base a 1,30 dollari per azione, con un incremento del 4%.
La frontiera tecnologica di Chord
Oltre alla leva dei prezzi, Chord Energy sta costruendo un vantaggio competitivo attraverso l'innovazione operativa. Nel quarto trimestre, l'azienda ha perforato con successo il suo primo pozzo orizzontale con laterale da quattro miglia - una lunghezza che rappresenta la frontiera tecnica del settore. Come ricorda l'American Petroleum Institute, i laterali più lunghi consentono di incrementare la produttività dei pozzi e migliorare l'efficienza del capitale impiegato.
"Ci aspettiamo che Chord Energy continui a realizzare guadagni di efficienza capitalistica e vediamo un cambio di ritmo positivo nel suo programma di laterali più lunghi", ha dichiarato l'analista di Morgan Stanley. I numeri confermano la traiettoria: nel corso del 2026, l'80% dei pozzi pianificati sarà composto da laterali tra i tre e i quattro miglia, rispetto a circa il 45% dell'anno precedente. Un'accelerazione che promette di incidere sensibilmente sui costi di produzione e sul rendimento per pozzo.
Il consenso di Wall Street appare ampiamente favorevole: 18 analisti su 20 classificano il titolo come "buy" o "strong buy", secondo i dati LSEG. I target price medi, tuttavia, suggeriscono un potenziale di upside più contenuto - circa il 4% dai livelli attuali - a testimonianza di quanto il mercato abbia già in parte scontato il rialzo.
La promozione di Morgan Stanley, con un obiettivo ben al di sopra del consenso, rappresenta dunque una lettura più costruttiva e di più ampio respiro sul futuro della società.