Il prezzo dell'oro ha frenato la sua corsa nelle ultime ore dopo aver raggiunto un nuovo picco storico a 4.890 dollari l’oncia. Negli scambi odierni, il metallo giallo è negoziato intorno a 4.830 dollari, ma i volumi restano elevati. Il rallentamento del rally è arrivato dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ritirato la minaccia di dazi all’Europa a partire dal 1° febbraio 2026 per la questione Groenlandia. Il capo della Casa Bianca ha concordato un "quadro per un futuro accordo" con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, al World Economic Forum di Davos.
Le tensioni degli ultimi giorni avevano messo il turbo ai prezzi dell’oro, con Trump che insisteva di voler a tutti i costi l’isola di proprietà danese, minacciando l'uso della forza e il ricorso a tariffe iniziali del 10% ai Paesi oppositori e fino al 100% a quelli che avrebbero inviato soldati a protezione del territorio.
La spinta ai prezzi dell’oro è arrivata anche dalle nuove pressioni di Trump sulla Federal Reserve, con il tentativo di rimuovere la governatrice Lisa Cook, mettendo a rischio l’indipendenza della Banca centrale. Questo ha fatto scendere le quotazioni del dollaro, rilanciando di riflesso quelle del metallo prezioso.
Prezzi Oro: quanto durerà la ritirata?
Anche se la situazione si è calmata con l’arrivo di Trump a Davos, le tensioni geopolitiche restano elevate e l’oro ha dimostrato negli ultimi anni di essere ancora il bene rifugio preferito dagli investitori. L’impressione generale è quindi che il rally possa presto riprendere verso nuovi massimi storici.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno alzato il prezzo obiettivo per il 2026 del metallo, portandolo da 4.900 a 5.400 dollari l’oncia. Secondo la banca statunitense, i prezzi saranno sostenuti dalla "crescente diversificazione del settore privato verso il metallo prezioso, insieme a una domanda già forte da parte delle Banche centrali e dei fondi negoziati in Borsa".
Il team guidato da Daan Struyven e Lina Thomas ha scritto in una nota che tutti coloro che hanno acquistato oro come copertura contro i rischi di politica macroeconomica manterranno le loro posizioni fino alla fine dell’anno in corso.
"Assumiamo che i compratori del settore privato che puntano alla diversificazione, i cui acquisti coprono i rischi di politica globale e hanno causato la sorpresa al rialzo della nostra previsione di prezzo, non liquidino le loro partecipazioni in oro nel 2026, di fatto alzando il punto di partenza della nostra previsione di prezzo", si legge nel rapporto. Tra l’altro, il gruppo ha precisato che, rispetto alle coperture del passato, quelle attuali potrebbero essere più persistenti, in quanto alcuni rischi percepiti non si risolverebbero completamente quest’anno.
Gli analisti hanno inoltre previsto che le Banche centrali continueranno ad accumulare riserve in oro, con acquisti medi pari a 60 tonnellate al mese per tutto il 2026. In particolare, le autorità monetarie dei mercati emergenti saranno orientate verso una "diversificazione strutturale delle loro riserve". Un altro aspetto che giocherà a favore del metallo prezioso, secondo Goldman, sarà la riduzione dei tassi di interesse da parte della Fed di 50 punti base nel corso dell’anno. L’oro è un asset non redditizio e trae vantaggio dal fatto che i rendimenti di altre attività sul mercato risultino più bassi.
Infine, "gli investitori del settore privato potrebbero diversificare ulteriormente in presenza di una persistente incertezza sulle politiche globali", hanno scritto gli esperti. Tuttavia, "una forte riduzione dei rischi percepiti sul percorso di lungo periodo delle politiche fiscali e monetarie globali" potrebbe portare alla "liquidazione delle coperture contro i rischi macroeconomici".