ETF tematici, gli investitori tengono duro nonostante l'anno nero | Investire.biz

ETF tematici, gli investitori tengono duro nonostante l'anno nero

20 gen 2023 - 11:08

Gli investimenti in ETF tematici rallentano la crescita ma non soffrono deflussi clamoroso nonostante un'annata di performance decisamene negative

Finito il 2022 è tempo di bilanci per diversi tipi di settori dell’industria finanziaria. Per il mondo degli ETF il comparto dei tematici è sicuramente sotto la lente. Gallina dalle uova d’oro nel 2021, nel corso del 2022 le massicce correzioni su alcuni temi “sottili” hanno fatto temere il peggio, ovvero la disaffezione degli investitori verso questo tipo di investimento molto spesso affetto da carenza di diversificazione.

Un articolo di Bloomberg recentemente pubblicato sul web sembra però ammorbidire molte preoccupazioni. I 115 miliardi di ETF quotati in USA stanno reggendo all’urto ribassista. Questa la sentenza emessa nel 2022 sulla quale ho però una mia personale opinione che riporterò alla fine di questo articolo.

La storia dei fondi tematici nasce in America nel 1948 quando venne lanciato un fondo comune di investimento dal nome Television Fund. Facile capire a quale megatrend si riferisse quel fondo. Da allora questo mercato è cresciuto a dismisura raggiungendo quota 115 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti.

 

 

Gli investitori non hanno abbandonato i tematici

Nonostante un 2022 che ha fatto registrare un calo medio di valore dei fondi tematici del 30%, meno dell’1% dei flussi ha abbandonato la nave. La paura stavolta non ha scatenato la corsa verso le uscite di sicurezza a giudicare dai numeri.

Tra i 422 nuovi ETF lanciati negli USA nel 2022 i temi dell’innovazione e delle tecnologie emergenti hanno fatto la parte del leone con flussi in ingresso di 4 miliardi di euro. Potremmo parlare di arbitraggi se consideriamo che dai temi della comunicazione sono usciti oltre 3 miliardi di masse (Meta e Twitter hanno fatto parecchi danni), seguiti da 1,2 miliardi smontati dal tema del cloud computing, e 1 miliardo da intelligenza artificiale e robotica.

Se da una parte queste rotazioni settoriali fanno parte del gioco dei mercati finanziari, dall’altra ogni anno l’industria finanziaria si inventa nuovi temi per mantenere sempre vivo l’interesse, questo anche per tentare di differenziare l’offerta in un panorama piuttosto affollato di competitor. Il mio pensiero invece è che la tenuta dell’investitore dentro al recinto dei tematici è stata causata da fattori più psicologici che di mercato.

 

 

La tenuta? Dovuta a fattori psicologici

Considerando infatti che abbiamo di fronte prodotti che mediamente costano 5 volte di più rispetto a ETF tradizionali (50 punti base il costo medio di un ETF tematico) e viste le performance non eccellenti anche in termini relativi rispetto ad una azionario globale, entra in gioco quello che io chiamo l’orgoglio dell’investitore medio. Spinto gentilmente a scegliere un tema a lui caro, l’investitore si rifiuta di smontare un investimento sul quale ha scommesso personalmente e che solo fra parecchi anni esprimerà appieno il suo potenziale.

Rinnegare una scelta di questo tipo significherebbe rinnegare la propria autostima di investitore che sa quello che sta facendo. Sappiamo che non è proprio così, che questo è un tipico bias di chi investe denaro, ma quanto meno questo sentimento sta raggiungendo l’obiettivo di impedire di vendere sui minimi o comunque dopo ribassi così massici.

Ovviamente rimane sul campo il tema di una diversificazione di portafoglio spesso insufficiente per chi ha deciso di imbottire il portafoglio di fondi tematici, ma questo è un discorso che riguarda non solo gli investimenti specializzati su certi settori di mercato, ma anche singole azioni, obbligazioni o asset class geografiche di nicchia.

Il nefasto 2022 comunque non è stato capace di affossare l’onda tematica. Vedremo se il 2023 sarà l’anno della ripartenza oppure di una sfibrante fase di stagnazione che metterà alla prova i nervi degli investitori.

 

 

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