L'agonia dei mercati emergenti | Investire.biz

L'agonia dei mercati emergenti

10 gen 2023 - 16:03

Il momento nero dei mercati emergenti non è ancora finito. Azioni e obbligazioni soffrono rispetto al mondo sviluppato. Le statistiche in questo articolo

Annata deludente il 2022 anche per tutti gli investimenti nei Paesi emergenti. Lato obbligazionario le performance oscillano da un tutto sommato accettabile -5% degli investimenti in obbligazioni governative in valute emergenti, al -12% delle obbligazioni statali emesse in valuta forte dollaro per terminare al rotondo -20% di un investimento nelle stesse obbligazioni emergenti in dollari ma a cambio coperto.

Lato azionario le notizie non sono state esaltanti. In un contesto globale di ribasso generalizzato in doppia cifra l’indice Msci Emerging Market ha perso il 14%.

Un investimento bilanciato 50/50 (azioni più obbligazioni in valuta locale) negli ultimi 3 anni ha perso l’8% già al netto dei costi di un ETF. Il bilancio “sale” a zero a distanza di 5 anni. In pratica investire in questo modo non ha prodotto nessun beneficio per l’investitore.

Se nell’investimento bilanciato alle obbligazioni in valuta locale sostituiamo quelle in valuta forte a cambio aperto avremmo oggi una perdita a 3 anni del 6% e un guadagno a distanza di cinque anni del 5%. Praticamente l’1% ogni anno. Va peggio a chi ha scelto di coprire il rischio di cambio.

Un 50/50 tra azioni emergenti e obbligazioni emergenti a cambio coperto ha prodotto un risultato negativo del 11% dopo 3 anni e del -6% a distanza di 5 anni. Il costo di copertura ha generato una performance negativa nell’arco di un lustro. Il confronto con lo stesso investimento bilanciato ma fatto con investimenti globali sui Paesi sviluppati (azioni e obbligazioni statali) mostra altri numeri.

Gli ultimi 3 anni con il cambio aperto per le obbligazioni hanno visto un portafoglio bilanciato 50/50 chiudere con un guadagno del 4%. Ben diversa la musica a 5 anni con un utile che tocca il 25% complessivo. Coprendo il rischio di cambio sulle obbligazioni governative i numeri peggiorano un po'. A 3 anni l’utile si assottiglia al 3% e a 5 anni il risultato finale è del 20%.

Interessanti anche i dati di volatilità che in un certo senso sfatano un mito. Tipo quello che l’azionario emergente è più ballerino di quello dei paesi sviluppati. In realtà la volatilità di un azionario emergente è stata inferiore al 20% sia a 1 che a 3 anni. Valore invece superato per l’azionario globale sviluppato.

Per l’obbligazionario globale a cambio aperto la volatilità a 3 anni si conferma invece inferiore al 10% mentre quella di un investimento emergente a reddito fisso sta leggermente sopra con le valute locali meno ballerine delle emissioni in valuta forte.

 

 

Valutazioni a sconto, ma attenti a non esagerare


Numeri che servono più che altro per fare il punto della situazione di una asset class di investimento finora deludente e decisamente impattata dalla sottoperformance dell’indice cinese sul fronte azionario. Il rapporto prezzo utili dell’indice emergente è a sconto (12) contro l’azionario mondiale (17) ma bisogna tenere conto di un livello di rischio maggiore.

Il premio di rendimento sul mercato obbligazionario viaggia attorno ai 400 punti base sui Treasury americani, in linea con le medie degli ultimi anni. Anche in questo caso l’appeal di rendimento va pesato sulla base del rischio emittente decisamente più consistente.

Un tassello, quello degli asset emergenti, che a livello di capitalizzazione globale rappresenta poco più del 10% e che ogni investitore dovrebbe continuare a considerare soprattutto ora che gli sconti sui mercati si sono fatti interessanti. Considerare ma senza esagerare nell’esposizione. Allocation che deve infatti essere allineata a quello che i mercati ci stanno dicendo essere ottimale in questo momento storico. Ogni carenza o rischio rispetto a questa linea renderà tutta la gestione di portafoglio molto più attiva e vincolata al futuro della globalizzazione e dei paesi emergenti. Nel bene o nel male.

 

 

 

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