Guida pratica a chi teme il rischio cambio | Investire.biz

Guida pratica a chi teme il rischio cambio

03 nov 2022 - 12:36

03 nov 2022 - 14:48

Euro che ha perso la parità contro il dollaro dopo quasi 20 anni in un contesto di marcata sottovalutazione. Coprire il rischio cambio ha un costo ma è attuabile con ETF

Dopo due decadi, il dollaro americano è tornato a valere più dell’euro. Dobbiamo tornare al 2002 per ritrovare un cambio EUR/USD sotto la parità. Erano quelli i primi vagiti della moneta europea, poi destinata a raggiungere nel pieno della grande crisi finanziaria del 2008 un picco di 1,60 dollari per 1 euro. Chi acquistò asset americani in quel momento fece affari d’oro in un contesto nel quale il dollaro era palesemente sottovalutato in termini fondamentali. Nessuno aveva il coraggio di comprare la moneta dello zio Sam in quel momento, visti i rischi di fallimenti a catena che venivano prospettati a chi metteva sul piatto i propri risparmi.

La grande cavalcata del dollaro non proseguirà però in eterno ed ora che l’Europa si trova a sua volta di fronte ad una grande crisi ma energetica, l’euro ha seguito una parabola simile. L’euro negli ultimi tempi si è deprezzato in maniera sistematica a causa della sfiducia di investitori stranieri poco incentivati ad acquistare asset del vecchio continente, caratterizzati da rendimenti inferiori a causa di tassi di interesse meno appetibili di quelli statunitensi a parità di inflazione e con una guerra alle porte.

Ma si sa, gli affari si fanno quando il pessimismo dilaga e le valutazioni sono basse. L’euro attualmente risulta sottovalutato secondo le metriche della parità dei poteri d’acquisto di quasi il 20% rispetto al dollaro.

Questo elemento da una parte non significa stop immediato all’emorragia dell’euro, ma un’indicazione circa il rischio valutario che da adesso in avanti dovrà sopportare chi si espone troppo alle valute non europee, soprattutto il dollaro americano.


Come eliminare il rischio cambio

Esiste la possibilità di eliminare il rischio cambio utilizzando strumenti eur hedged consapevoli però che questa assicurazione ha un costo quantificabile nel differenziale tassi tra Stati Uniti ed Europa. Quei 220 punti base circa che richiede oggi una copertura dal rischio cambio dollaro è una zavorra da considerare quando si determinano rendimenti attesi azionari e obbligazionari.

Oggi ormai ogni asset class ha il suo strumento eur hedged corrispondente e quindi ho pensato di riepilogare in questo articolo una lista di strumenti utili allo scopo. I lettori che cominciano a ragionare sulla riduzione degli attivi in valuta non euro potranno prendere spunto per decidere cosa fare in futuro con investimenti nuovi o vecchi. Ecco la lista:

  • Azionario mondiale sviluppato: iShares Msci World eur hedged;
  • Azionario globale: Ubs Msci All Country World eur hedged;
  • Azionario Usa: Ishares S&P500 eur hedged;
  • Oro: Xtrackers Physical Gold eur hedged;
  • Commodity: Ubs CMCI Composite eur hedged;
  • Obbligazionario globale: Xtrackers Global Government Bond eur hedged;
  • Obbligazionario America: Xtrackers Us Treasuries eur hedged;
  • Obbligazionario corporate: iShares Global Corporate Bond eur hedged;
  • Obbligazionario high yield: iShares Global High Yield Corporate Bond eur hedged;
  • Obbligazionario inflation: Xtrackers Global Inflation Linked Bond eur hedged;
  • Obbligazionario emergente: iShares JPM USD Emerging Bond eur hedged.

 

Questa lista è solo un esempio e non vuole indicare il miglior ETF a rischio cambio coperto. Sono stati individuati gli ETF con il grado di capitalizzazione di mercato più elevati in modo da garantire una adeguato livello di liquidità a chi decidesse di utilizzarli in futuro.

 

 

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