Gli ETF Smart Beta o fattoriali sono nati ormai diversi anni fa come alternativa al classico ETF che replica passivamente un benchmark. Sempre passivi ma con regole di selezione dei titoli attive, gli Smart Beta o per fattori hanno rappresentato a lungo la vera alternativa all’ETF tradizionale. Tra value, momentum, bassa volatility, qualità e altro gli Smart Beta sono sembrati a lungo la vera alternativa al tradizionale indice a capitalizzazione.
Poi sono arrivati gli ETF attivi che nel 2025 hanno trovato la loro consacrazione. Probabilmente condannando alla marginalità molti ETF Smart Beta.
ETF Smart Beta: l’attivismo non porta alpha
Un classico esempio ci viene da Goldman Sachs che di recente ha annunciato la chiusura dell’ETF Goldman Sachs ActiveBeta Emerging Markets Equity, ETF votato alla multifattorialità puntando sui fattori value, momentum, quality e low volatility (Goldman Sachs to shut multi-factor emerging markets ETF).
Mai decollato quanto a masse amministrate dopo il lancio del 2019 (sotto i 20 milioni di euro), questo ETF Smart Beta multifactor in realtà non ha nelle performance la causa dello scarso amore degli investitori. O probabilmente l’ennesima dimostrazione che l’attivismo non porta alpha non ha permesso allo strumento di crescere adeguatamente per essere sostenibile dal punto di vista economico per l’emittente.
Mettendolo a confronto con un tradizionale ETF sui mercati emergenti (ad esempio Xtrackers Msci Emerging Markets) a distanza di 5 anni l’ETF di Goldman ha raccolto circa 2 punti di performance aggiuntiva, vantaggio che invece diventa un ritardo di circa 3 punto a 3 anni. Tutto con volatilità molto simile. Insomma niente per cui strapparsi le vesti.
Ma la verità forse sta nel mezzo. Lo stesso emittente ha infatti lanciato di recente una serie di strumenti attivi come il Goldman Sachs Alpha Enhanced Emerging Markets Equity Active che andavano naturalmente in conflitto con lo Smart Beta. Primo perché seguivano uno stile non passivo, secondo perché il target di investitori interessati era lo stesso. Inutile mantenere in piedi un ETF con molti costi e poche masse pur dignitoso nelle performance. Meglio dare una rapida verniciata alla facciata e buttare sul mercato il nuovo prodotto.
Questa tendenza non è nuova e probabilmente nei prossimi mesi prenderà sempre più piede visto l’interesse delle case di investimento a rinnovare l’offerta con prodotti attivi sempre più accattivanti. Sarà la fine degli ETF multifattoriali? Non credo, però indubbiamente tutti quei prodotti Smart Beta con scarsa capitalizzazione sono i candidati principali a essere esclusi dalle contrattazioni nei prossimi anni con tanti saluti al lungo periodo e al beneficio dell’interesse composto.