Il settore del lusso sembra aver perso il favore degli investitori azionari. Non solo negli ultimi mesi, ma anche osservando l’andamento degli ultimi cinque anni emerge una sostanziale incapacità di generare valore in Borsa. Dalla fine della pandemia in poi, le società rappresentate nell’ETF Amundi S&P Global Luxury non sono riuscite a innescare una tendenza rialzista duratura, lasciando il comparto in una fase di sostanziale stagnazione.
Attenzione allo storico dell’ETF
Chi utilizza le performance di lungo periodo dell’ETF come benchmark storico del settore del lusso dovrebbe però fare una precisazione. Come riportato dalla stessa Amundi nella documentazione del fondo, tra il 19 novembre 2008 e il 17 febbraio 2014 l’obiettivo dell’ETF era replicare l’indice MSCI Europe Insurance. Si trattava quindi di un prodotto con un’esposizione completamente diversa rispetto a quella attuale.
Performance ferme da anni
Negli ultimi mesi il settore aveva mostrato qualche segnale di recupero, favorito paradossalmente anche dall’impatto iniziale dei dazi statunitensi. Tuttavia, quel movimento si è rapidamente esaurito e le quotazioni sono tornate a muoversi sui livelli dell’autunno scorso.
I numeri confermano questa situazione di stallo: l’ETF registra un guadagno di appena il 3% negli ultimi cinque anni, mentre la performance a tre anni è negativa per circa il 2%. Su base annua il rendimento torna leggermente positivo, ma senza evidenziare una direzione chiara. Da inizio 2026, invece, la tendenza resta negativa.
Un paniere dominato dai grandi marchi
L’ETF comprende circa 80 titoli, con i primi dieci che rappresentano oltre la metà del portafoglio. Dal punto di vista geografico, gli Stati Uniti pesano per circa il 40%, seguiti dalla Francia con il 22%, mentre Svizzera e Italia rappresentano entrambe circa l’8%.
Tra le principali partecipazioni figurano nomi storicamente associati al lusso come Richemont, LVMH, Hermès, Ferrari e Marriott. Accanto a questi trovano spazio anche società meno tradizionali per il comparto, come Tesla e Royal Caribbean, che contribuiscono a diversificare l’esposizione settoriale del fondo insieme a Mercedes-Benz nel comparto automobilistico.
Geopolitica e inflazione frenano il comparto
Tra i principali ostacoli alla ripresa del settore vi sono le persistenti tensioni geopolitiche. Il conflitto tra USA e Iran sta penalizzando una parte importante della domanda proveniente dai Paesi arabi, mentre le restrizioni ai flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz stanno incidendo sulle economie della regione.
Anche Asia ed Europa continuano a fare i conti con un contesto caratterizzato da inflazione elevata, costi energetici più alti e incertezza legata alle politiche commerciali degli Stati Uniti. Una combinazione di fattori che riduce la visibilità sulle prospettive di crescita e continua a comprimere i margini delle aziende del comparto.
Un trading range che dura dal 2020

Dal punto di vista tecnico, il grafico dell’ETF mostra una lunga fase laterale in corso ormai dalla fine del 2020. Dopo aver raggiunto un massimo nel 2021, le quotazioni hanno tentato di riavvicinarsi a quei livelli all’inizio del 2025, senza però riuscire a superare le resistenze chiave.
Il risultato è un continuo alternarsi di rialzi e ribassi che ha delimitato un ampio trading range, con massimi e minimi ben definiti. Finché non emergeranno segnali più convincenti di ripresa della domanda nei mercati asiatici e mediorientali, il settore del lusso potrebbe continuare a muoversi in questa fase di consolidamento, rendendo prematuro un posizionamento strutturalmente rialzista sul comparto.