Fondi: 5 caratteristiche di chi batte l'S&P 500 | Investire.biz

Fondi: 5 caratteristiche di chi batte l'S&P 500

27 feb 2025 - 17:15

Le statistiche dimostrano che pochi fondi attivi battono l'indice S&P 500. Vediamo quali sono caratteristiche di quelli che invece riescono nell'impresa

I gestori dei fondi hanno sempre avuto un assillo a Wall Street: battere l'indice S&P 500. Ciò equivarrebbe a fare meglio del mercato, visto che il benchmark è il più rappresentativo dei listini borsistici statunitensi. Il paniere include le 500 azioni più capitalizzate, quindi è un riflesso della forza delle migliori società quotate e in gran parte dell'economia americana.
 
Storicamente l'S&P 500 ha un rendimento medio annuo di quasi 12 punti percentuali e superarlo non è un'impresa da poco. Infatti, come dimostrano le statistiche, solo una minoranza sparuta di asset manager ci riesce. Le ragioni vanno dalle alte commissioni che deprimono le performance al problema del trattamento dei nuovi ingressi, alle difficoltà a mantenere le performance.
 
C'è poi il fatto che un fondo molto performante spesso perde i migliori gestori. Questo perché essi, in virtù dei risultati conseguiti, sono molto richiesti e tendono a migrare verso opportunità più allettanti. Purtroppo per gli investitori, la brutta notizia è che molto spesso i fondi più redditizi sono chiusi e quindi non è possibile averne l'accesso.
 
 

Fondi: cosa hanno di speciale i gestori che battono l'S&P 500?

Se la gran parte dei gestori non riesce a ottenere performance superiori a quelle di un normale ETF che riproduce passivamente l'indice S&P 500, qual è il segreto di quelli che invece hanno costantemente più successo nel tempo? O meglio, quali sono le caratteristiche dei fondi che gestiscono? Secondo gli studiosi della materia, se ne possono individuare cinque. Vediamole di seguito.
 
 
I gestori sono i principali azionisti
 
I migliori fondi sono quelli in cui chi li gestisce detiene una quota importante degli stessi. Il motivo è che in questo modo l'asset manager agisce per il bene comune come se stesse agendo per il suo. Infatti, fare l'interesse del fondo equivale a fare il suo interesse essendone anche proprietario. Quindi, è meno propenso ad alzare le commissioni che contraggono i rendimenti finali, ad accogliere indiscriminatamente nuovi ingressi solo per ingrossare le commissioni del fondo, o a trattare con leggerezza il livello di rischio assunto.
 
I costi sono contenuti
 
Quanto più alte sono le commissioni, tanto peggiori sono i rendimenti. Ciò smentisce uno dei miti più diffusi secondo cui più si paga e più si ottiene in cambio in termini di ritorni dall'investimento. Tra l'altro, i rendimenti elevati sono temporanei, ma le commissioni sono stabili (a meno che non vengano ridotte). Con il dilagare degli ETF passivi a basso costo, nel tempo i fondi hanno abbassato le commissioni.
 
Una volta vigeva una specie di regola nel settore, denominata 2/20. In sostanza, i gestori addebitavano il 2% di commissioni su ogni operazione di trading e il 20% come bonus sul rendimento ottenuto. Peraltro, tale bonus si basava sui rendimenti a partire dall'inizio dell'anno, quando il saldo del fondo veniva azzerato non tenendo conto di eventuali perdite passate. Non finiva qui, perché molti fondi prevedevano commissioni front-end e back-end, ossia di ingresso e uscita dal fondo. Un vero salasso.
 
 
Il portafoglio di investimento si differenzia dall'S&P 500
 
Se si vuole battere il mercato, bisogna comportarsi in maniera diversa da esso. I gestori migliori sono stati quelli che nella composizione degli investimenti del fondo hanno acquistato azioni diverse, o in misura diversa, rispetto a quelle comprese nell'indice S&P 500. Se un fondo assomiglia molto al benchmark, a quel punto tanto vale acquistare un ETF che riproduce l'indice risparmiando in maniera importante sulle commissioni.
 
I fondi chiudono
 
I fondi più performanti sono quelli che a un certo punto chiudono le porte a nuovi sottoscrittori, ma consentono l'aumento delle quote solo a quelli esistenti. Questo è importante perché si evitano le difficoltà di gestire i nuovi flussi di denaro. In sostanza, l'ingresso di denaro fresco pone il problema di come gestirlo. Se si acquistano più azioni tra quelle già in portafoglio, si rischia di farlo a un prezzo troppo elevato, facendo diminuire la performance in caso di ritracciamento. Se si tiene il denaro in contanti in attesa di un calo delle quotazioni per acquistare abbassando il prezzo medio di carico del fondo, la performance generale scende qualora i prezzi salgano, perché attutita dalla componente cash.
 
Se invece vengono acquistate nuove azioni, che magari in precedenza erano state scartate, si aumenta la diversificazione ma anche il lavoro di osservazione del gestore e il rischio di un abbassamento di qualità generale. Chiudendo i fondi si impedisce tutto ciò, ma soprattutto il gestore dà un segnale che non antepone il proprio interesse (più denaro - più commissioni) a quello degli investitori attuali del fondo. 
 
I fondi non si fanno pubblicità
 
Che male ci sarebbe a pubblicizzare le caratteristiche e le performance di qualsiasi attività, soprattutto se questa è redditizia? In realtà nulla, ma una delle peculiarità dei fondi che hanno battuto l'indice S&P 500 è quella di non apparire nei canali televisivi che parlano di finanza, o di non trasmettere spot pubblicitari esaltando le proprie imprese. Insomma, i fondi migliori sono quelli non troppo appariscenti, che si comportano come se non volessero il denaro degli investitori. Sembra un paradosso, ma alla fine è così.
 
 
 
 

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