Si accentua il fenomeno di case di investimento che preferiscono diversificare la propria offerta commerciale lanciando ETF a replica sintetica da affiancare agli ETF a replica fisica che hanno trovato ampia diffusione negli anni successivi alla crisi del 2008 per le note vicende collegate al default di Lehman.
iShares ha esteso la sua offerta nelle scorse settimane con due nuovi ETF che investono negli indici ACWI (All Country World) ed Emerging Markets sempre in versione "swap based".
Due aree già presidiate da BlackRock con i suoi ETF, ma alcune recenti tendenze stanno indicando, secondo la casa americana, come opportuno spingere sulla replica sintetica.
ETF: i vantaggi del sintetico
Ad esempio la possibilità di essere più aggressivi sui costi rispetto al fisico (i due ETF avranno TER compresi tra 0,12% e 0,14%), ma anche i rischi di un aumento della tassazione finanziaria a livello globale sui proventi finanziari e che possono portare ad aumentare le inefficienze dei prodotti a replica fisica.
Gli ETF fisici possono essere soggetti per loro natura di possessori di azioni a limiti normativi da parte di alcuni Paesi, doppie imposizioni fiscali (pensiamo alla tassa sui dividendi di società americane), costi di ribilanciamento e altro che negli anni dovrebbero creare delle sottoperformance rispetto agli ETF che replicano i medesimi indici ma con una replica sintetica.
Ricevendo il ritorno dell’indice attraverso operazioni derivate gli ETF basati su contratti swap possono schivare alcune di queste inefficienze, in contropartita aumentano però i rischi di controparte essendo i vari contratti derivati conclusi con operatori terzi.
Tutto questo in teoria e come vedremo tra poco non esattamente così in pratica.
I vantaggi, per i prodotti già esistenti esistono in teoria soprattutto dove l’esposizione azionaria verso gli Stati Uniti è particolarmente elevata e una quota di dividendi viene automaticamente trattenuta alla fonte con la cosiddetta withholding tax non applicata in caso di ETF a replica sintetica.
ETF a replica fisica e sintetica: il confronto
Ho preso proprio gli ETF già operativi da tempo su questi due indici, sia a replica fisica e sintetica per capire se effettivamente questa ultima produce sempre dei benefici.
Cominciando dall’indice ACWI il confronto tra un ETF di iShares a replica fisica e uno a replica sintetica di Amundi, scopriamo che a distanza di 5 anni il fisico batte il sintetico di circa 2 punti percentuali osservando la performance complessiva. E la stessa situazione si ripete andando sull’indice emergente. In questo caso il confronto tra ETF iShares Emerging Market a replica fisica e Amundi in versione swap vede il primo vincente di oltre 1 punto percentuali. Nessuna clamorosa differenza verrebbe da dire.
Andando indietro al 2011, data di partenza comune di questi ETF, il sintetico effettivamente si prende un vantaggio complessivo di circa il 3%. Fenomeno che si registra anche nel caso dell’azionario mondiale dove il sintetico ottiene una performance migliore di appena l’1%.
Ovviamente le casistiche possono essere tante ed alcune sfumature nella effettiva composizione degli indici può provocare delle differenze. Niente assolutismi quindi, senza far passare il concetto che sintetico è sempre meglio. Tendenzialmente è così nel lungo termine per le motivazioni sopra indicate ma attenzione sempre ai maggiori rischi soprattutto di controparte al quale si espone lo strumento che usa derivati.