Circa tre anni fa avevo dedicato un articolo al settore europeo della chimica. Il titolo di quell’articolo - Chimica europea in rampa di lancio con green economy, come investire? - lasciava pensare ad un’occasione di acquisto che si è materializzata solo per qualche settimana prima di lasciare spazio ad un estenuante trading range.
Nel grafico il cerchio testimonia il momento storico in cui ho scritto l’articolo che oggi ritengo opportuno riprendere per capire cosa bolle in pentola tra i chimici del Vecchio Continente.

iShares STOXX Europe 600 Chemicals: composizione e performance
Con appena 18 società, l'iShares STOXX Europe 600 Chemicals fa prezzo dal lontano 2002 e che quindi ci può offrire una prospettiva storica molto interessante. A partire da quel 8,5% annuo composto raccolto in quasi 25 anni di storia con una volatilità media del 20%.
Quotato sulla Borsa tedesca, questo ETF negli ultimi 5 anni è stato una profonda delusione per gli investitori. Se lo Stoxx 600 Europe ha raccolto il 60%, i chimici non sono andati oltre il 10%.
Non è un caso che questo stallo comincia praticamente con la presa di coscienza della persistenza della guerra in Ucraina e le nuove tensioni in Medio Oriente.
L’ETF di iShares si divide tra azioni tedesche e francesi che insieme fanno i due terzi del portafoglio. La Svizzera occupa il terzo gradino con il 15%. In realtà leggendo dentro la composizione specifica per azienda la sola Air Liquide si prende il 30%, saturando il peso francese. La tedesca Basf di prende un altro 15%, poi l’olandese Azko Nobel assieme a Givaudan e Symrise completano la top five.
Appuntamento a fine 2026
Un lustro di lateralità potrebbe aver creato i presupposti per valutazioni interessanti? Nì visto che il rapporto prezzo utili del settore rimane su livelli medi di 25. Il prezzo non è salito, gli utili hanno ristagnato. Nella media anche il rapporto tra prezzo e valore contabili pari 2,2.
È però il grafico quello che più mi intriga del settore chimico. Ho volutamente preso un grafico di lungo periodo dell’indice. Dall’articolo del 2023 c’è stato effettivamente un tentativo di sfondamento verso l’alto, ma inefficace. Le quotazioni si sono mosse dentro il range massimo-minimo del 2022 in un movimento che a mio parere è preparatorio di una gamba rialzista nel corso del 2027 o addirittura della fine del 2026.
Tipiche condizioni tecniche di un bull market che vive una fase di stallo per consolidare i guadagni precedenti e scaricare qualche eccesso.
La rinascita dell’industria tedesca e francese potrebbe passare proprio da quella chimica che assieme all’auto ha rappresentato per anni la spina dorsale della manifattura europea. Ora che il settore della difesa sta crescendo a ritmi importanti, il settore chimico può offrire un suo contributo allo sviluppo e le società del settore indirettamente trarne beneficio.