Il debutto in Borsa turbolento di SpaceX sta inducendo OpenAI a riconsiderare i tempi della propria offerta pubblica iniziale. Il colosso spaziale fondato e guidato da Elon Musk ha varcato i cancelli di Wall Street il 12 giugno, mettendo a segno un rialzo di quasi il 50% nelle prime tre sedute.
Tuttavia, l'avvio spumeggiante si è rivelato un fuoco di paglia. Il prezzo delle azioni è infatti tornato praticamente ai livelli iniziali, complice il sell-off generalizzato che ha colpito i titoli tecnologici.
Potrebbe esser bastato questo per spingere OpenAI a rivedere i propri piani. La startup che ha rivoluzionato il mondo dell'intelligenza artificiale, e che aveva già programmato di quotarsi entro la fine del 2026, starebbe infatti valutando di rinviare l'IPO al 2027, secondo quanto riportato dal New York Times, che cita fonti vicine alla questione.
Proprio il crollo di SpaceX nelle ultime sedute, unitamente alla debolezza generalizzata del comparto tecnologico, sarebbe alla base delle riflessioni di OpenAI. Le banche d'affari Goldman Sachs e Morgan Stanley, incaricate del collocamento e attive come advisor della startup guidata da Sam Altman, avrebbero avvertito la società che, alla luce dell'elevata volatilità attuale, una quotazione in questa fase potrebbe non suscitare negli investitori l'entusiasmo atteso.
Secondo le indiscrezioni, gli istituti avrebbero posto il management di OpenAI di fronte a due opzioni: attendere il 2027 per puntare alla valutazione desiderata di 1.000 miliardi di dollari oppure tentare il debutto già a settembre, accettando però una valutazione inferiore.
OpenAI: qual è l'orientamento del management
All'inizio di giugno, OpenAI ha presentato in via confidenziale alla Securities and Exchange Commission tutta la documentazione necessaria per un'offerta pubblica iniziale che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto concretizzarsi in autunno. La decisione arrivava però in un momento di forte entusiasmo per il mercato delle IPO, il cui calendario si presentava particolarmente fitto, includendo, tra gli altri, anche la quotazione del rivale Anthropic.
Ora, tuttavia, il sentiment è cambiato. A dire il vero, già prima del deposito riservato alcuni dirigenti nutrivano dubbi su una quotazione forse troppo affrettata, considerate le condizioni finanziarie dell'azienda. Tra questi vi sarebbe stata anche la direttrice finanziaria Sarah Friar, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
OpenAI ha investito enormi risorse per rendere i propri modelli di intelligenza artificiale sempre più efficienti e sostenibili. A tal fine, ha siglato contratti plurimiliardari con aziende come Nvidia, Oracle, AMD e CoreWeave. Entro il 2030, la società prevede di spendere circa 600 miliardi di dollari in capacità di calcolo e hardware. Questa enorme esposizione finanziaria alimenta interrogativi sulla sostenibilità del debito, soprattutto considerando che l'azienda non è ancora redditizia.
Nel 2025 OpenAI ha registrato perdite per 21 miliardi di dollari, a fronte di ricavi pari a circa 13 miliardi. Questo significa che la società avrà bisogno di una decisa inversione di rotta sul piano economico per rendere sostenibile il proprio modello di business.
Alla luce di questi elementi, la valutazione di 1.000 miliardi di dollari richiesta da Sam Altman - superiore agli attuali 852 miliardi attribuiti alla società - appare particolarmente ambiziosa. Il CEO, tuttavia, avrebbe definito "irricevibile" qualsiasi valutazione inferiore alla soglia dei quattro cifre, rendendo quindi improbabile che OpenAI scelga la strada del "tutto per tutto".
Un eventuale rinvio dell'IPO non sarebbe accolto favorevolmente dagli investitori di SoftBank, uno dei maggiori sostenitori della società, che entro ottobre dovrebbe raggiungere un investimento complessivo di circa 65 miliardi di dollari in OpenAI. Nella notte, le azioni della holding tecnologica e finanziaria giapponese sono crollate del 12,53% alla Borsa di Tokyo, proprio a causa dei timori legati a un possibile rinvio della quotazione.