GameStop: il board di eBay rifiuta l'offerta da 56 miliardi di $ | Investire.biz

GameStop: il board di eBay rifiuta l'offerta da 56 miliardi di $

12 mag 2026 - 14:50

Il Consiglio di amministrazione di eBay ha rifiutato l'offerta di acquisizione da parte di GameStop. Ecco i motivi e quale potrebbe essere la contromossa di Cohen

GameStop non acquisirà eBay. Almeno non con il consenso del management dell'e-commerce statunitense. La proposta da 56 miliardi di dollari formulata questo mese è stata respinta dal Consiglio di amministrazione di eBay, che non la ritiene né credibile né interessante, sottolineando i dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell'operazione. GameStop aveva presentato un’offerta da 125 dollari per azione, strutturata per il 50% in contanti e per il 50% in azioni.

eBay: GameStop tenta la scalata, azioni in orbita a Wall Street

Il rivenditore di videogiochi, tuttavia, è quattro volte più piccolo di eBay e mettere in piedi un'operazione di tale portata rischierebbe di esporlo in maniera significativa al debito esterno. Inoltre, il CdA di eBay si è detto convinto che l'attuale team manageriale sia in grado di guidare l'azienda verso una crescita sostenibile, senza bisogno di cambiamenti straordinari.

 

 

GameStop-eBay: tutti i dubbi sul deal

Fin da subito, analisti e investitori hanno espresso scetticismo sulla possibile combinazione tra le due aziende. Le azioni eBay, infatti, si sono mantenute ben al di sotto del prezzo offerto da GameStop. Attualmente il titolo quota intorno ai 108 dollari, oltre il 15% in meno rispetto ai 125 dollari proposti.

Anche Michael Burry, celebre investitore divenuto noto per aver previsto la crisi del 2008, ha venduto la propria partecipazione in GameStop dopo l'annuncio dell'operazione a inizio maggio. Secondo Burry, se l'affare andasse in porto, GameStop si ritroverebbe gravata da un forte debito e gli azionisti subirebbero una significativa diluizione della propria quota. Proprio l'aspetto finanziario rappresenta uno dei punti più controversi dell'intera operazione.

L'Amministratore delegato di GameStop, Ryan Cohen, aveva scritto in una lettera agli azionisti che alcune società si erano già impegnate a finanziare la transazione. Tra queste figura TD Securities, che sarebbe pronta a mettere sul piatto 20 miliardi di dollari. Il gruppo, inoltre, farebbe leva sulla liquidità e sulle attività liquidabili a disposizione, che al 31 gennaio 2026 ammontavano complessivamente a 9,4 miliardi di dollari. Ciononostante, i dubbi restano elevati, soprattutto per le difficoltà legate al finanziamento di un'acquisizione così grande da parte di una società molto più piccola. Su questo punto, Cohen non ha fornito molti dettagli.

Un secondo aspetto che lascia perplessi riguarda il modello di business. Le due società sono molto diverse. GameStop acquista prodotti all'ingrosso e li rivende attraverso negozi fisici e online. eBay, invece, opera come intermediario, mettendo in contatto venditori e compratori e guadagnando attraverso le commissioni. L'azienda, quindi, non possiede inventario.

 

Cosa succede ora?

Il rifiuto dell'offerta da parte di eBay alimenta le speculazioni su come reagirà GameStop. Cohen aveva già dichiarato di essere disposto a rivolgersi direttamente agli azionisti di eBay qualora il management si fosse opposto. Un'OPA ostile, quindi, appare un'ipotesi più che plausibile.

Il numero uno di GameStop è convinto che una fusione darebbe vita a un gruppo molto più grande, capace di sfruttare sinergie e riduzioni dei costi. Secondo Cohen, il piano di tagli attuato in GameStop potrebbe essere replicato anche in eBay, migliorandone la redditività.

A suo avviso, la multinazionale con sede a San Jose, in California, potrebbe sfruttare i 600 negozi fisici statunitensi di GameStop e diventare addirittura un concorrente più forte di Amazon. In pratica, l'azienda ricalcherebbe in parte il modello del colosso di Seattle, utilizzando la rete di GameStop come:

  • punti di ritiro per gli acquisti effettuati sulla piattaforma eBay;
  • centri di spedizione rapida per i venditori;
  • hub logistici locali simili a mini-magazzini;
  • luoghi dove verificare, ritirare o restituire prodotti;
  • spazi fisici dedicati a collezionabili, elettronica e gaming, settori in cui entrambe le aziende sono particolarmente forti.

Un progetto molto ambizioso, al quale, almeno per ora, sembra credere soltanto Cohen.

 

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