La seduta di ieri ha visto le Borse USA soccombere a una pressione di vendite generalizzata, innescata da un dato sull'inflazione PPI decisamente superiore alle attese degli analisti e dai crescenti timori legati al conflitto in Iran.
Il Dow Jones ha chiuso con una perdita del 1,63%, toccando i nuovi minimi del 2026 e rompendo al ribasso la media mobile a 200 giorni, un segnale tecnico di rilievo che suggerisce una tendenza di lungo periodo ormai orientata al negativo. Analoga sorte è toccata allo S&P 500, in calo del 1,36%, e al Nasdaq Composite, che ha ceduto l'1,46% alla chiusura.
I listini sono stati appesantiti da aspettative di tassi d'interesse destinati a rimanere elevati più a lungo del previsto. La Federal Reserve ha confermato i tassi nel range 3,5%-3,75%, mostrandosi estremamente prudente. La Fed, ha evidenziato Lindsay Rosner di Goldman Sachs Asset Management, manterrà per ora un atteggiamento attendista, in attesa di maggiore chiarezza sugli sviluppi in Medio Oriente.
"Alla luce dei rischi - hanno rilevato Tiffany Wilding e Graeme Westwood, economisti di PIMCO - su entrambi i fronti del doppio mandato, insieme alle proiezioni aggiornate e alle comunicazioni della Fed, continuiamo a prevedere che la Fed mantenga i tassi invariati per gran parte del 2026, prima di riprendere il ciclo di allentamento verso un tasso di interesse neutrale appena superiore al 3%.
Azioni Wall Street: Petrolio e inflazione dettano l'agenda
L'attenzione degli operatori rimane focalizzata sull'escalation militare in Medio Oriente e sulle sue pesanti ripercussioni sul comparto energetico, con il greggio Brent salito sopra i 112 dollari al barile.
Nel pre-market, il future sul Dow Jones registra un calo dello 0,16%, mentre il contratto sullo S&P 500 e il derivato sul Nasdaq scivolano rispettivamente dello 0,10% e dello 0,27%.
"La più grande incertezza è quanto durerà questa crisi", ha commentato Venu Krishna di Barclays, sottolineando come un conflitto prolungato possa compromettere la crescita globale e alimentare pressioni inflattive persistenti.
Wall Street Oggi: Micron, Alibaba e le incognite su Tesla
- Micron Technology: registra una perdita del 6,6% nel pre-market nonostante ricavi quasi triplicati nell'ultimo trimestre grazie alla domanda di chip per l'intelligenza artificiale e un ambizioso piano di investimenti da oltre 25 miliardi di dollari.
- Alibaba: -4,3% per le ADR del colosso cinese dopo risultati del quarto trimestre inferiori alle aspettative degli analisti, con un utile netto crollato del 66% su base annua (ADR Alibaba: ecco tutto quello che c’è da sapere).
- Five Below: svetta con un rialzo del 6,7% prima della campanella, premiata da profitti e vendite superiori alle stime durante il periodo delle festività.
- Tesla: -0,6%: l'attenzione è tutta su Elon Musk, che ha annunciato il lancio del progetto "Terafab" tra sette giorni, alimentando speculazioni sulla possibile costruzione di una fabbrica interna di semiconduttori per sostenere i programmi di robotica.
- FedEx: parità prima dell'avvio in attesa che il colosso delle spedizioni pubblichi i conti dopo la chiusura; i dati saranno un barometro fondamentale per misurare la resilienza dei consumi globali in un contesto di tensioni geopolitiche e dazi elevati (FedEx, attesa per i risultati trimestrali: cosa aspettarsi sul titolo).
- Amazon: la società ha annunciato una forte riduzione dell'uso dei servizi postali statunitensi (USPS) dopo il fallimento dei negoziati contrattuali, puntando a triplicare la propria rete di consegna rurale entro il 2026. Le azioni perdono lo 0,5% prima dell'avvio.