Il mercato obbligazionario americano ha riaperto un fronte che gli investitori conoscono bene. Il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5,2%, toccando livelli che mancavano dal 2007, e quello del trentennale è salito sui massimi dal 2004. Una corsa alimentata dal petrolio ancora elevato e dagli ultimi dati macro statunitensi, che hanno rafforzato l'ipotesi di una Federal Reserve costretta a mantenere una linea restrittiva.
La reazione dell'azionario, almeno finora, è stata contenuta. L'S&P 500 viaggia in rialzo di circa lo 0,4% nella settimana e il Nasdaq Composite guadagna oltre il 3% (dati rilevati alle 16:45 di venerdì 25 settembre 2026). Una tenuta che contrasta con la violenza del movimento registrato dai rendimenti dei Bond.
È proprio questa divergenza ad attirare l'attenzione di Bank of America. Paul Ciana, technical strategist della banca, vede infatti alcune somiglianze con quanto accaduto nel 2022, anno in cui la stretta monetaria della Fed colpì duramente gli asset rischiosi.
Rendimenti Bond: il precedente del 2022 torna sul radar di BofA
Il punto osservato da Ciana non riguarda soltanto il livello nominale dei Treasury. Al centro dell'analisi ci sono soprattutto i rendimenti reali.
Nel 2022 il rendimento reale del Treasury decennale uscì da una lunga fase laterale, passando da circa -1% a +1,5%. Nello stesso periodo S&P 500, euro e Bitcoin raggiunsero importanti massimi prima di avviare una correzione, accompagnata da un aumento della volatilità su azioni, tassi e mercato valutario.
Bank of America non sostiene che il copione debba ripetersi in maniera identica. Il precedente, secondo Ciana, suggerisce però maggiore prudenza se il rialzo dei rendimenti reali dovesse proseguire.
Il confronto pesa perché il 2022 fu uno degli anni peggiori per Wall Street dalla crisi finanziaria. L'S&P 500 perse oltre il 19%, entrando in bear market e registrando la performance annuale più debole dal 2008, quando il calo aveva raggiunto circa il 38%.
S&P 500, BofA indica come coprirsi con le put
La questione diventa quindi operativa. Per gli investitori che vogliono proteggere il portafoglio da una possibile correzione dell'S&P 500, Ciana indica l'utilizzo di opzioni put sullo SPY, l'ETF che replica il principale indice americano.
La strategia citata da BofA prevede put con scadenza compresa tra uno e tre mesi e strike 750, oppure spread ribassisti costruiti attraverso una combinazione 750/730. Il livello inferiore coincide con l'area dei minimi registrati a luglio.
L'obiettivo non è anticipare necessariamente un nuovo bear market, ma costruire una copertura nel caso in cui l'aumento dei rendimenti dei Bond cominciasse a trasferirsi con maggiore decisione sulle valutazioni azionarie.
Per ora Wall Street continua infatti ad assorbire il rialzo dei tassi senza mostrare cedimenti paragonabili al 2022. È proprio questa resilienza a rendere centrale il comportamento delle prossime sedute.
Treasury troppo tirati? Il rischio per chi compra protezione
La stessa analisi di Bank of America contiene però un elemento che invita a non inseguire automaticamente lo scenario ribassista. L'aumento dei rendimenti reali appare già molto esteso osservando gli RSI settimanali, indicatore utilizzato per individuare condizioni tecniche di eccesso.
Una discesa dei Treasury dai livelli attuali cambierebbe rapidamente il quadro. Se al ritracciamento dei rendimenti si accompagnasse una stagionalità favorevole per l'S&P 500, le coperture tramite put potrebbero perdere efficacia.
È quindi la traiettoria dei tassi, più ancora del livello assoluto raggiunto, a diventare il riferimento da seguire. Il decennale sopra il 5,2% ha riportato i rendimenti dei Bond in una zona che i mercati non frequentavano da quasi vent'anni. Wall Street, per ora, non si è fatta spaventare. BofA avverte però che nel 2022 la rottura sui rendimenti reali arrivò prima della fase più difficile per gli asset rischiosi.