PIL USA: perchè la recessione del 2022 è diversa da tutte le altre | Investire.biz

PIL USA: perchè la recessione del 2022 è diversa da tutte le altre

08 ago 2022 - 18:00

30 nov 2022 - 20:22

Secondo i libri di economia, due trimestri in calo del PIL significano recessione. Secondo il presidente USA, Joe Biden, non è così: vediamo perché

Negli ultimi 2 trimestri il prodotto interno lordo americano ha segnato un calo. Questo, secondo i libri di economia, significa recessione. Tuttavia per Joe Biden il Paese non è in crisi economica. Nel corso degli anni gli economisti hanno elaborato teorie, anche molto diverse tra loro, per stabilire quando questo fenomeno avviene. 

Questo infatti dipende da quali indicatori vengono presi in considerazione: l’economia di uno Stato è una cosa molto complessa e non è sempre facile da analizzare. Attualmente il metodo adottato è quello di considerare l’andamento del PIL lordo (cioè il valore di tutti i beni e i servizi prodotti): se il dato è negativo per due trimestri consecutivi, allora il Paese si trova in recessione.

 

L'economia italiana si trova in recessione nel 2022?

Secondo gli ultimi dati ISTAT, il PIL italiano è risulta in crescita dell'1% nel 2° trimestre 2022, quindi secondo la definizione citata prima non siamo entrati in un periodo recessivo, ma contrariamente a quello che si pensa, l’Italia si trova attualmente in un periodo di crescita economica.

Per gli USA invece la situazione è ben diversa dopo che la pubblicazione dei dati del National Bureau of Economic Research (NBER - l’equivalente dell’ISTAT per intenderci) ha confermato il PIL USA si trova in negativo dello 0,9% dopo che il primo trimestre aveva chiuso in rosso del 1,6%.

 

Perché Biden dice che gli USA non sono in recessione?

Storicamente tutti i periodi di recessione sono coincisi con un calo del numero di occupati (in poche parole con un'economia in crisi le aziende licenziano il personale). A differenza del passato, in corrispondenza di un calo del PIL vi è un numero di lavoratori in aumento. 

Dalla seconda guerra mondiale, questa è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una recessione con le aziende che continuano ad assumere. Questo potrebbe essere dovuto a 2 fattori: 

  1. Il cambio generazionale, con i baby boomer (persone nate dal 1946 – 1964) che via via vanno in pensione, diminuendo così la forza lavoro disponibile sul mercato;

  2. La forte domanda di beni di consumo dovuta alla fine della pandemia (dopo le chiusure dovute al Covid le persone potrebbero voler spendere quanto risparmiato).

Questa situazione è chiaramente insostenibile, in quanto se l'economia va male è impossibile che le aziende continuino ad assumere. Quindi ci troviamo di fronte ad un bivio: o l’economia riparte, giustificando la crescita nel numero di lavoratori, o sarà il numero di lavoratori a dover crollare, giustificando una crisi.

 

Per guadagnare in Borsa bisogna investire quando l'economia va male


C’è una buona notizia: qualora ci trovassimo di fronte ad una recessione questo rappresenterebbe un'opportunità, in quanto storicamente le Borse hanno sempre recuperato il terreno perso. Se prendiamo la recessione del 2008 causata dalla bolla sui mutui subrime, una delle peggiori degli ultimi 50 anni, vediamo che l’indice S&P 500 ha impiegato 895 giorni a tornare ai livelli pre-crisi. Le Borse hanno da sempre la capacità di riprendersi, questo è il motivo per cui è proprio quando i mercati finanziari vanno male che bisogna investire.

 

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