Il mercato petrolifero globale entra in una fase di forte stress secondo l’ultimo International Energy Agency Oil Market Report, che descrive uno scenario dominato da shock di offerta, tensioni geopolitiche e forte volatilità dei prezzi. Vediamo tutto quello che c’è da sapere mentre permangono le tensioni in Medio Oriente, tra USA e Iran.
Petrolio, domanda globale in calo: pesa il conflitto in Iran
Nel nuovo quadro delineato dall’IEA, la domanda mondiale di petrolio è attesa in contrazione di 80 mila barili al giorno quest’anno, un drastico peggioramento rispetto alla crescita di 730 mila barili al giorno stimata nel report precedente.
La revisione riflette l’impatto del conflitto in Iran, che sta alterando flussi commerciali, disponibilità di prodotti raffinati e consumi globali, con una prevista flessione della domanda nel secondo trimestre 2026 pari a 1,5 milioni di barili al giorno, la più marcata dai tempi della pandemia.
Petrolio: shock dell’offerta e crollo della produzione globale
Sul fronte dell’offerta, il mercato ha registrato un crollo senza precedenti. A marzo la produzione globale è scesa di 10,1 milioni di barili al giorno a 97 milioni di barili al giorno, con un forte impatto derivante dalle tensioni in Medio Oriente e dalle restrizioni allo Stretto di Hormuz, che hanno di fatto interrotto una quota significativa del commercio energetico globale.
La produzione OPEC+ è diminuita di 9,4 milioni di barili al giorno su base mensile, mentre l’offerta non-OPEC+ ha perso 770 mila barili al giorno, nonostante i rialzi registrati in Brasile e USA. Il risultato è una contrazione complessiva dell’offerta che l’IEA definisce la più grave mai osservata in termini di disruption del mercato petrolifero.
Raffinazione sotto pressione e scorte in calo
Le infrastrutture di raffinazione stanno risentendo fortemente delle difficoltà di approvvigionamento. A livello globale, i volumi di greggio lavorati dalle raffinerie sono in rallentamento e ad aprile gli impianti in Medio Oriente e Asia hanno ridotto l’attività di circa 6 milioni di barili al giorno, portando il totale a 77,2 milioni di barili al giorno.
Anche le scorte globali osservate sono diminuite in modo significativo, con un calo di 85 milioni di barili a marzo. Le riduzioni sono state particolarmente marcate fuori dal Golfo Persico, mentre si è assistito a un aumento dello stoccaggio flottante nella regione, segnale di forti disfunzioni logistiche nei flussi commerciali. La Cina ha invece incrementato le proprie riserve di 40 milioni di barili, contribuendo parzialmente a compensare il calo globale.
Petrolio: prezzi ai massimi e shock sui mercati fisici
Il report evidenzia inoltre un’impennata storica dei prezzi del petrolio. A marzo si è registrato il più forte incremento mensile mai osservato, con il Brent intorno ai 130 dollari al barile, circa 60 dollari sopra i livelli pre-conflitto, mentre i mercati fisici hanno mostrato dinamiche ancora più estreme.
In alcuni casi, i prezzi spot hanno raggiunto livelli prossimi ai 150 dollari al barile, mentre i prodotti raffinati, in particolare i distillati medi a Singapore, hanno toccato nuovi massimi sopra i 290 dollari. Il divario tra mercato fisico e futures si è ampliato sensibilmente, riflettendo la corsa degli operatori a sostituire i carichi bloccati dal conflitto.
Stretto di Hormuz e rischio sistemico per il mercato
Il punto centrale della crisi resta lo Stretto di Hormuz, dove i flussi di petrolio risultano fortemente ridotti. Le spedizioni sono scese a circa 3,8 milioni di barili al giorno contro oltre 20 milioni di barili al giorno prima della crisi, mentre l’aumento dei flussi alternativi da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iraq non è sufficiente a compensare il crollo complessivo, stimato in oltre 13 milioni di barili al giorno.
Il report sottolinea che la riapertura dello Stretto rappresenta la variabile chiave per stabilizzare il mercato globale. In assenza di un ritorno alla normalità, il rischio è una prosecuzione della stretta su prezzi, offerta e crescita economica mondiale.
Domanda sotto pressione e scenario ancora incerto
Oltre agli shock sull’offerta, anche la domanda sta risentendo del contesto. Le interruzioni nei trasporti aerei, i tagli alla produzione petrolchimica e le politiche di contenimento dei consumi stanno contribuendo a una contrazione stimata di 800 mila barili al giorno a marzo e di 2,3 milioni di barili al giorno ad aprile.
L’IEA prevede ora una contrazione media della domanda globale nel 2026, in netto contrasto con le precedenti stime di crescita. Tuttavia, lo scenario resta altamente incerto: il report include sia un’ipotesi di progressivo ritorno dei flussi entro metà anno, sia un’alternativa in cui il conflitto si prolunga, aggravando ulteriormente le tensioni sui mercati energetici globali.