Steve Eisman era partner e senior portfolio manager del FrontPoint Financial Services Fund nel 2008 e fu uno dei grandi protagonisti, insieme a Michael Burry, che scommisero contro il mercato immobiliare americano, prevedendo il grande crollo.
Il suo posizionamento rimase nella storia della finanza mondiale, sia perché non era facile profetizzare una tale catastrofe come quella avvenuta 18 anni fa, quando tutta la comunità finanziaria era in preda a un'euforia sconfinata, sia perché la crisi del 2008 fu una delle più violente della storia di Wall Street.
Oggi Steve Eisman lancia un avvertimento inquietante sull'intelligenza artificiale, che non può lasciare indifferenti gli investitori, visti i trascorsi. Il boom dell'AI, avverte Eisman, ha un grosso punto debole, rappresentato dalla dipendenza da due sole società: OpenAI e Anthropic.
Le due startup leader del mercato dell'intelligenza artificiale rappresentano circa il 70% dei ricavi AI di Microsoft, Amazon, Alphabet e Oracle, e tra il 25% e il 35% dei loro ricavi derivanti dal cloud, osserva l'investitore. Questo significa che "il futuro di queste enormi aziende, in un certo senso, è una scommessa sul successo di OpenAI e Anthropic", ha dichiarato Eisman alla CNBC.
Attenzione alla Cina
Le grandi aziende tecnologiche americane devono guardarsi dalla Cina, ha sottolineato Eisman. I modelli AI open source delle aziende cinesi sono molto più economici e stanno guadagnando terreno nel mercato globale dell'AI, mettendo a rischio i ricavi delle società americane, avverte l'esperto.
"Il tallone d'Achille dell'intera storia è che, se dovesse succedere qualcosa di negativo ad Anthropic e OpenAI, i modelli open source e open-weight cinesi sono molto più economici", ha affermato. "E se iniziassero davvero a conquistare una quota significativa del mercato, e da quello che sento sembra che stiano iniziando a farlo, potremmo assistere a una forte guerra dei prezzi. E allora avremmo un problema".
In realtà, l'avanzata cinese nel settore è chiara e non riguarda però soltanto i modelli. DeepSeek ha dimostrato che è possibile sviluppare AI open-weight molto competitive a costi inferiori rispetto ai grandi modelli proprietari occidentali.
La pressione competitiva si sta inoltre estendendo all'hardware, con CXMT che sta rapidamente aumentando la propria presenza nel mercato globale delle memorie, componente essenziale per l'infrastruttura AI. Il successo in Borsa di CXMT è emblematico. Dopo il debutto a Shanghai, il titolo è diventato la società con la maggiore capitalizzazione tra quelle quotate nella Cina continentale, superando anche Tencent.
Il messaggio per le Big Tech americane è quindi eloquente: la Cina sta cercando di competere sull'intera filiera dell'AI, puntando non solo sulla qualità dei modelli, ma anche su costi più bassi e maggiore autonomia tecnologica.
Intelligenza artificiale: Eisman si unisce a Burry
Il messaggio di Eisman arriva in seguito a quello di un altro grande protagonista di "The Big Short": Michael Burry. L'ex capo di Scion Capital, diventato poi Scion Asset Management, ha messo in dubbio che gran parte della domanda attuale e futura di AI provenga effettivamente dai clienti finali, sostenendo invece che una quota significativa sia finanziata attraverso quelli che ha descritto come accordi circolari.
Questo è un processo molto pericoloso, che potrebbe saltare da un momento all'altro. Burry sta dando seguito a questa sua convinzione ribassista, assumendo posizioni contro alcuni dei principali beneficiari del boom dell'AI, tra cui Nvidia, e contro il più ampio settore dei semiconduttori.