Una delle preoccupazioni più diffuse legate al boom dell'intelligenza artificiale è che si rischi un'emorragia di posti di lavoro. Le grandi aziende tecnologiche hanno cominciato a lasciare a casa il personale o, comunque, a ricollocarlo presso strutture in cui viene richiesta l'interazione con l'AI.
In quest'ultimo caso, si fa strada un nuovo concetto emerso negli ultimi anni: o il personale si riqualifica abbracciando in pieno le funzioni dell'intelligenza artificiale, o rischia di perdere il posto di lavoro. I governi di molti Paesi sono preoccupati al riguardo e stanno studiando soluzioni affinché l'impatto della tecnologia sull'occupazione non risulti catastrofico.
Ma veramente l'AI potrebbe avere un impatto così nefasto sull'occupazione? Un banco di prova importante è l'India, considerata punto di riferimento per molte aziende globali. Un rapporto di Nomura Holdings smentisce la tesi che l'AI bruci posti di lavoro; anzi, nel caso dell'India ne crea più di quanti ne tagli. In termini pratici, finora le assunzioni legate all'AI nella terza economia asiatica hanno superato i licenziamenti. Nuova Delhi è una cartina di tornasole per valutare quanto la nuova tecnologia che sta cambiando il mondo incida sul mondo occupazionale, anche per via delle sue dimensioni.
Intelligenza artificiale e occupazione: cosa dicono i numeri
Nel rapporto di Nomura si legge che, tra il 2022 e agosto 2026, in India si sono registrate 83.100 assunzioni nel settore dell'intelligenza artificiale, quasi due volte e mezza i licenziamenti e le uscite dal mercato del lavoro, che ammontano a 31.921 unità. "La maggior parte dei licenziamenti riguarda team di supporto sostituiti dai chatbot, mentre la maggior parte delle assunzioni riguarda laureati in servizi IT, che le aziende attribuiscono esplicitamente alla domanda legata all'AI", hanno affermato gli economisti della società finanziaria giapponese.
Questi numeri, comunque, "contrastano con la narrativa di massicce perdite di posti di lavoro dovute alla crescente adozione dell'AI", spiega il report. Soprattutto, Nomura suggerisce che, almeno nelle prime fasi della rivoluzione dell'intelligenza artificiale, la creazione di posti di lavoro stia più che compensando quelli sostituiti dalla tecnologia.
Questo fenomeno è evidente non solo in India o in altre grandi economie come la Cina, ma anche in altri Paesi come le Filippine, dove l'outsourcing dei processi aziendali svolge un ruolo centrale nel mercato del lavoro.
Alcune zone d'ombra
Il rapporto, comunque, descrive una situazione di massima, ma non coglie tutte le sfumature. La stessa Nomura ha avvertito che questi risultati debbano essere considerati come indicativi di una tendenza più ampia e non come dati assoluti sull'occupazione. Anche perché il mercato del lavoro asiatico rimane molto frammentato e i numeri sono quelli riportati dai media.
Inoltre, c'è anche la questione della distribuzione dei lavoratori. Alcuni lavoratori perdono il posto di lavoro, ma raramente passano a ruoli legati all'AI. Quindi, che fine faranno? "I dati aggregati nascondono effettivamente un problema di distribuzione", hanno scritto gli economisti di Nomura.