Tutti ricordano come la grande crisi dei chip durante il periodo del Covid abbia rallentato la produzione automobilistica mondiale e oggi l'automotive si trova in uno scenario altrettanto complicato. Stavolta non c'è alcuna pandemia in gioco, che porta a lockdown fermando le fabbriche. Il problema è il fenomeno che sta cambiando il mondo: l'intelligenza artificiale.
Con il boom di questa nuova tecnologia si è creata una domanda irrefrenabile di chip, in particolare di quelli relativi alle memorie avanzate. La questione è che questi tipi di chip sono utilizzati molto nei data center e nei server dedicati all'elaborazione dei modelli AI.
Risultato? L'offerta di chip di memoria è sempre più limitata rispetto a una domanda crescente e i produttori stanno dando priorità a quei clienti più redditizi rappresentati appunto dai costruttori di data center e dagli sviluppatori dei modelli AI. Giocoforza, il settore delle auto rischia di rimanere senza forniture.
In sostanza, aziende tecnologiche, operatori cloud e sviluppatori di infrastrutture per l'AI stanno aumentando gli ordini, offrendo ai produttori di semiconduttori margini decisamente superiori rispetto a quelli garantiti dal comparto automobilistico. Per le aziende produttrici di chip, quindi, la scelta appare quasi obbligata: concentrare gli investimenti sulle applicazioni legate all'intelligenza artificiale, dove la domanda cresce rapidamente e i prezzi sono più elevati.
Automotive: è allarme chip?
Le auto moderne sono diventate sempre più computerizzate. Oggi, sono dotate di una serie di funzionalità digitali impensabili solo fino a qualche anno fa. Sistemi di assistenza alla guida, infotainment, gestione della batteria nelle auto elettriche, sensori e software sono alcuni degli esempi più evidenti. Il punto è che richiedono un numero sempre maggiore di semiconduttori. Rispetto al passato, quindi, l'automobile dipende molto di più dalla disponibilità di chip.
Una loro eventuale carenza non avrebbe conseguenze soltanto sulla tecnologia di bordo, ma potrebbe rallentare direttamente le linee produttive, causando ritardi nelle consegne e un aumento dei costi. Alcune ricerche di settore hanno emesso già una sentenza spietata. Se nella prima parte dell'anno, le case automobilistiche hanno potuto attingere alle scorte, nella seconda metà del 2026 si sta creando una vera e propria emergenza di approvvigionamento.
I segnali si vedono nell'aumento dei prezzi di alcuni chip destinati al settore automobilistico. E la pressione potrebbe farsi ancora più aggressiva con il passare dei mesi. Il problema è stato sollevato anche quest'anno da produttori come Ford Motor, che ha indicato le crescenti pressioni sui costi legati alla componentistica.
Come uscirne?
Se la situazione della crisi dei chip non è paragonabile al momento a quella della pandemia, questo non significa che il problema debba essere sottovalutato. Le case automobilistiche stanno infatti cercando di correre ai ripari. L'utilizzo delle scorte non è più sufficiente a mettere una pezza, quindi una delle soluzioni adottate è quella di siglare accordi di fornitura più lunghi.
Allo stesso tempo, molti produttori di auto hanno stabilito partnership dirette con i produttori di chip in modo da avere un canale preferenziale nella fornitura. Infine, memore della precedente crisi dei chip, il settore automotive sta implementando strategie di diversificazione nella catena di approvvigionamento, per evitare di dipendere da pochi fornitori.
Tutto questo, però, non mette al riparo dai rischi sopra citati, anche e soprattutto perché la domanda delle infrastrutture AI continua a crescere a ritmi molto sostenuti e gli investimenti effettuati dai produttori di chip per ampliare la capacità produttiva richiedono una certa tempistica. Nei prossimi mesi sarà quindi fondamentale osservare l'equilibrio tra domanda e capacità produttiva.
Se i produttori riusciranno ad aumentare rapidamente l'offerta, il settore automotive potrebbe superare la fase di tensione senza grandi conseguenze. Qualora invece la crescita dell'intelligenza artificiale continuerà ad assorbire gran parte delle risorse disponibili, il 2026 potrebbe segnare l'inizio di una nuova crisi.